Profumo di caffè e cardamomo: una storia di speranza dall’Arabia Saudita

Hind nasce e cresce in Arabia Saudita, trincerata in un universo dove esiste solo la libertà maschile e per le donne non ci sono diritti, ma solo doveri. Il romanzo ci accompagna dentro la vita di Hind, dall’infanzia devastata dalla madre dispotica, che favorisce gli atteggiamenti misogini dei figli e ostacola in ogni modo le figlie femmine, al matrimonio combinato con un uomo che non la ama e che la allontanerà dopo la nascita di una figlia femmina, al luogo di lavoro, anch’esso costellato di persone ostili e regole soffocanti.

La vita in Arabia sarebbe un vero inferno per Hind, se non fosse per la “grotta segreta” dove ha scoperto di potersi nascondere: la scrittura. Scrivere è gratuito, liberatorio, terapeutico: e allora Hind scrive, a ogni costo e con ogni mezzo, contro la volontà della famiglia, e scrivendo riesce a trovare la luce della libertà.

“Cosa dirà la gente?”

Profumo di caffè e cardamomo è un libro breve ma spietato che vuole raccontare al lettore cosa significa essere donna nella società saudita. Il resoconto di al-Bishr è agghiacciante: la donna è considerata una creatura intrinsecamente peccaminosa da controllare e sottomettere fin dalla più tenera età. Fa paura la lunga lista di regole a cui Hind deve attendere e che la fanno punire duramente qualora le contravvenga: non può giocare coi bimbi maschi in strada, non può parlare da sola con un uomo, non può scoprire i capelli. E ancora più lunga è la lista delle regole non dette ma implicite nella struttura sociale: la legge saudita non vieta alle donne di lavorare, divorziare, o scrivere, ma chi lo fa è una poco di buono e paga vedendosi la reputazione rovinata.

In effetti, sembra che il pettegolezzo sia la tipica pena inflitta dalla società saudita a chi contravvenga alla norma: la maggior parte delle persone vive assicurandosi ogni giorno di non star compiendo qualcosa che possa “fare parlare le persone” e se una figlia o una sorella viene sorpresa ad attuare un qualsiasi comportamento che possa essere oggetto di pettegolezzo la famiglia deve correre ai ripari annientandola. Il pettegolezzo ha un significato più profondo che non è solo quello di maldicenza: è un concetto che si lega a quello dell’onore, l’onore della famiglia e soprattutto l’onore del padre che non deve mai e poi mai venir macchiato.

Il dramma di Hind

Hind è certamente una protagonista piacevole, appassionata e lungimirante, ma il personaggio che si solleva dalle pagine e graffia il lettore è sua madre Hyla. Nonostante la sua stessa vita sia stata marchiata dalle sofferenze inflittele da un mondo che è solamente a misura di uomo, prima fra tutte il matrimonio a soli tredici anni con un adulto nei trenta inoltrati, Hyla si è tramutata velocemente in un’aguzzina di donne provetta. Impedisce tutto l’impedibile alle figlie, le punisce corporalmente, le ricopre di improperi, favorisce platealmente i maschi e convince anche il marito a picchiare le bambine.
Hyla è sottomessa, ma non si ribella al sistema che l’ha costretta in tale posizione subalterna, sembra invece accettarlo, abbracciarlo e a sua volta implementarlo ai danni delle figlie.

A livello individuale, Hyla è una donna che non è mai cresciuta e vuole vendicarsi del male subito contro le uniche persone sulle quali ha il potere di farlo: ma a livello antropologico, Hyla incarna il principio che tiene in vita il sistema di censura e vergogna dell’Arabia Saudita. Tutti temono “cosa dirà la gente” senza capire che loro stessi sono la gente, che l’inflessibile metro di giudizio con cui si analizzano tutti gli individui nasce da loro stessi e sono loro a continuare ad adoperarlo.

All’interno di un romanzo piuttosto breve l’autrice è riuscita a inserire una complessa critica sociale: ancora, ci parla dell’ipocrisia di quanti vivono cercando di opprimere gli altri e poi abbandonano il paese per potersi dedicare ad atti contrari alla morale islamica, ci narra di come l’amore ostinato di un genitore egoista congiunto a una società teocratica possa nascere un terrorista, ci parla anche delle eccezioni, le persone buone, che sanno sospendere il giudizio, che mantengono i segreti, che proteggono le donne e le bambine.

Rende chiaro come una collettività ossessionata dalla limitazione e dalla censura della sessualità renda la popolazione al contrario sempre più attenta all’erotismo fino a trovarlo dove non c’è: secondo la scrittrice, trattando ogni donna con le tutele estreme che si riservano a una preda, inevitabilmente ogni uomo si trasforma in predatore.

La grotta segreta

Forse con una pennellata autobiografica, il libro è anche una dedica al potere liberatorio della scrittura, il luogo sicuro dove Hind si può rifugiare per poter dare forma alle sue riflessioni, dove può sognare, protestare, discutere. Dove può amare.

In contrapposizione alla crudeltà del mondo e dei personaggi che la circondano e la stritolano, è l’amore che domina i sogni e le fantasie di Hind, che la accompagnano fin da bambina e le rendono tollerabile la realtà; anche le storie che trova nei libri per un po’ ci riescono, ma presto le verranno preclusi anche quelli. Ma la parola scritta rimarrà per sempre sua alleata, nel segreto della sua camera e del suo PC trincerato da decine di password.

Profumo di caffè e cardamomo è un grido di protesta ma anche una storia che insinua il germe della speranza nel cuore del lettore: che si possa aspirare alla dolcezza anche nella più amara delle vite. E quando lo si chiude non si può fare altro che nutrire questa speranza: per Hind, e per tutte le donne che come lei sono prigioniere dentro loro stesse solo perché nate del sesso sbagliato.