Prima che chiudiate gli occhi di Morena Pedriali Errani

Prima che chiudiate gli occhi, uscito lo scorso Ottobre per Giulio Perrone editore. È stato scritto da Morena Pedriali Errani, autrice e circense 27enne nata e cresciuta a Ferrara. La scrittrice è già nota al pubblico per essere arrivata in semifinale al Premio Campiello Giovani 2017 e al Premio Chiara Giovani 2018, oltre ad avere presentato alcuni scritti al parlamento europeo di Bruxelles nel 2022 assieme all’associazione rom Phiren Amenca. Infatti, l’autrice è un’attivista per le minoranze romanì e parte del team Comunicazione di Movimento Kethane.

Il grido silenzioso di una giovane donna

Jezebel è una giovane donna che la sera ama perdere lo sguardo nel fuoco. Lì trova la sua forza, a volte le sue risposte. È semplice immedesimarsi in una ragazza che vuole essere libera: desidera soprattutto proteggere il suo popolo.

Il periodo storico lo conosciamo bene: il ventennio fascista e lo scoppio della seconda Guerra mondiale. Le barbarie dettate dalla sete di conquista cancellano la serenità di chi vorrebbe solo crescere. Il punto di vista è del tutto innovativo: una fetta di società ai margini.

Chiedo aiuto al vento.
Non basta morire: devo raccontare, prima che la morte venga a prendersi tutto,

prima che il plotone esegua l’ordine, prima che voi chiudiate gli occhi.
E li chiuderete, vi prometto che li chiuderete.

Ogni parola è carica di rabbia, di paura, di veleno. Ecco che il lettore è immerso nel mondo colorato e spigoloso dei sinti, un popolo mai ascoltato e tenuto in disparte, spesso disprezzato.

Uno stile potente.

Il romanzo si fa leggere con il fiato sospeso, quasi un singhiozzo dentro la storia. Uomini e donne saltellano da una fune all’altra, guardandosi negli occhi e cercandosi nella paura. La scrittura è raffinata, ricercata e spesso poetica: porta con sé la potenza della rivolta.

Il fascismo

In questo periodo difficile i luoghi sicuri come la propria casa vengono messi in discussione. I sinti continuano a raccogliersi intorno al fuoco e a tenerlo vivo con la speranza, la grinta, la rabbia. Respirano insieme all’eterna illusione che quella sia casa, iniziano ad avere paura e nasce in tutti una frattura. “Canta il canto dei suoi antenati” Jezebel, e a volte è senza voce.

Mentre gli uomini sinti sono chiamati a combattere per diventare carne da macello, lei decide di unirsi alla lotta partigiana per dare un contributo. Vuole proteggere se stessa e soprattutto dare nuova forza al grido straziato del suo popolo. È un’eroina senza schemi, in bilico tra il mondo in battaglia e il suo popolo incompreso. Lo sguardo dell’autrice è sincero, lei stessa oggi è attivista e in prima linea per i problemi del suo popolo.

Così è la storia dei piccoli e dei grandi diavoli, molti dei quali non sono diavoli ma umani e camminano tra noi, sulle spalle della nostra diaspora e di questi lunghi secoli.
Così è la storia di come noi sinti alziamo la testa e insieme, tutti, pur nelle fiamme, cantiamo.

Spazio alla tenerezza: ripararsi allo scoppiettare del fuoco

È quasi una coccola: trovare il personaggio che porta gioia e disegna con chiarezza un cerchio all’interno del quale seminare e proteggere la tenerezza. Questo cerchio è quasi visibile al lettore.

È l’idea di ragazzini e bambini seduti intorno al fuoco con gli occhi pieni di sogni e voglia di sapere. La curiosità li fa piccoli, hanno tanta voglia di crescere, così tanta che non trova posto in un cerchio fatto di manine che si cercano e aspettano una storia. Il papà di Jezebel è la voce di queste storie e ha coraggio: un personaggio forte che fa innamorare.

Fuori la Guerra ribolle, pronta a scoppiare, e lui scende in campo, la Tenerezza è la sua arma più forte. Ecco, oggi come durante il fascismo, la tenerezza può salvare dalla tristezza del mondo: è bello quando un libro ce lo ricorda.

Questo libro la fa provare sulla pelle: non esiste regalo più bello.

Sono terrorizzata.
So che mio padre vede oltre le cose, ma non voglio entrare in quello che vede. Prometto e basta, sperando sia soltanto una premura inutile, una manciata di parole pronte a sfumare nella notte. “Nulla muore quando è amato”.

Conclusioni

La storia di Jezebel, una ragazza che si affida al vento per avere risposte, è anche la storia di tutto il popolo sinti. Il tempo è un’illusione, il contorno è celebre: il punto di vista dell’autrice è unico. Pesca in fondo al pozzo delle sue emozioni, di ciò che per lei è giusto.