Poverina!: racconti di giovani donne divorate da gelosia e invidia

Wataya Risa nasce a Kyōto nel 1984 e debutta a soli diciassette anni con Install (Einaudi, 2006), che le vale il Premio Bungei. Nel 2003 vince il prestigioso Premio Akutagawa grazie a Solo con gli occhi (Einaudi, 2007). Poverina! (2011) è una raccolta di due racconti brevi con la quale l’autrice si aggiudica nel 2012 il Premio Ōe Kenzaburō. Nonostante la sua giovane età, la produzione letteraria di Wataya conta già una ventina di opere, alcune delle quali trasposte in film e serie TV.

Copertina libro "Poverina!"

Poverina!: un triangolo amoroso ricco di gelosia

Il primo dei due racconti è anche quello che dà il titolo all’opera.

La protagonista, Jurie, è una giovane ragazza che vive a Tōkyō, dove lavora come commessa in un negozio di abbigliamento. Da qualche tempo ha una relazione con Ryūdai, un ragazzo giapponese cresciuto negli Stati Uniti.

L’idillio di Jurie, però, viene brutalmente interrotto quando Ryūdai decide di ospitare in casa sua Akiyo, sua ex storica. Tornata dall’America, la ragazza non riesce a trovare a lavoro, è al verde e non ha un posto in cui vivere. Ryūdai, paladino delle persone in difficoltà, non può certo negarle aiuto, in qualità di amico, sia chiaro.

Anche se ci siamo lasciati, in sette anni ne abbiamo passate di esperienze insieme. Sarebbe triste trattarci come estranei. Akiyo è diventata una persona di famiglia, capisci?

Jurie non ci sta, è impensabile che due ex convivano! Schiacciata dalla gelosia, è sicura che in realtà Akiyo voglia soffiarle il ragazzo. Se vuole stare insieme a Ryūdai, però, deve sforzarsi di sopportare quella situazione surreale.

[…] amare qualcuno non è mai una passeggiata. Tocca accettare anche quegli aspetti che ci sembrano contradditori.

Quando finalmente incontra Akiyo, per quanto si senta superiore a lei in fatto di stile e femminilità, si rende gradualmente conto di quanto la sua gelosia sia inopportuna.

Per quanto non faccia altro che esasperare la mia frustrazione accusando Ryūdai di preoccuparsi per Akiyo più di quanto non faccia con me, sono consapevole che a trovarsi in una situazione d’emergenza è lei, non io. È lei quella che ha bisogno di essere aiutata. […] Devo aiutare Akiyo, poverina. […] Sinora l’ho sempre guardata attraverso il filtro della gelosia, […] ma se provo a compatirla sento una serenità inspiegabile.

La nuova consapevolezza di Jurie avrà vita lunga? Sarà davvero capace di mettere da parte l’astio nei confronti della povera Akiyo, trovando il suo posto in questo strano triangolo amoroso?

Ami è proprio bella: l’invidia tra amiche-nemiche

Sakaki e Ami si conoscono al liceo e diventano subito migliori amiche, o almeno così sembra in superficie. Sakaki, infatti, è segretamente invidiosa di Ami, talmente bella da catturare l’attenzione di chiunque.

“Ami, in realtà credo di odiarti”.

A dire il vero, a Sakaki fa comodo essere amica di Ami, perché le permette di far parte del gruppetto di ragazze più popolari della scuola. Tuttavia, il rovescio della medaglia è essere costantemente messa in ombra dalla bellezza dell’amica, oggetto di sempre più attenzioni maschili.

“La gente sa solo confrontare quando valuta qualcuno. Un’occhiata a due persone e il gioco è fatto, la merce è giudicata. Lei sì, lei no. Ami è originale, Sakaki paccotiglia. Chissà finora quante persone mi hanno paragonata ad Ami senza che nessuno l’abbia detto apertamente. A scuola, per strada, dovranno aver pensato che fossi una stupida da compatire”.

Una volta laureate ed entrate nel mondo del lavoro, le due ragazze hanno sempre meno tempo per vedersi. Per Sakaki è una sorta di liberazione, finalmente può vivere la sua vita affrancata dalla presenza schiacciante della bellissima Ami.

Quando quest’ultima sta per buttarsi a capofitto in una situazione potenzialmente pericolosa, Sakaki deve decidere se mettere da parte l’invidia coltivata in tutti questi anni e aiutare l’amica.

L’invidia femminile è qualcosa di tremendo. Chi la prova neanche se ne accorge, ma il suo cuore, nel frattempo, ne è già stato divorato.

Poverina!: tra gelosia e invidia, allo scoperta di sé

Poverina! è un romanzo che mi ha pienamente soddisfatta. La lettura è scorrevole e lo stile narrativo è coinvolgente, soprattutto nella prima parte, grazie ai monologhi comici e all’esuberanza di Jurie. Non mancano, però, parti emotivamente più profonde, che Wataya rende con una forza poetica magistrale.

La trama dei due racconti potrebbe ricordare l’ambientazione di alcune serie televisive per adolescenti, ma l’autrice va ben più in profondità, mettendo in scena alcuni elementi davvero interessanti.

In primo luogo, c’è una critica alle convenzioni sociali giapponesi, che non permettono di esprimere i sentimenti più intimi.

Comunque non intendo ammettere che la mia vita è a pezzi. Chiunque ha i suoi problemi, è solo che la gente, per pudore, li nasconde. […] Se solo […] ammettessi che sono pazza per davvero, già riesco a immaginarmi il senso di liberazione! Invece è fin troppo ovvio che siamo un popolo di codardi, incapaci di commettere pazzie per salvare questa misera quotidianità. Che squallore.

Inoltre, non viene risparmiato nemmeno il concetto di armonia sociale, tanto caro ai giapponesi.

[…] noi giapponesi siamo sì educati e disponibili con il prossimo, ma soltanto finché la sua presenza non comincia a diventare un peso. In quel caso ci mettiamo un attimo a diventare freddi come il ghiaccio.

Infine, Jurie e Ami sono un ottimo esempio di crescita personale e presa di coscienza di sé. Inizialmente ragazze giovani e un po’ immature, diventano adulte, definendo con chiarezza i propri sentimenti e capendo il proprio valore. Si guardano alle spalle, cercando di lasciar andare il passato doloroso, per aprire le porte al cambiamento.

Si dice che tagliarsi i capelli sia una forma di rinascita […]. Proviamo a far piazza pulita del nostro io passato tagliuzzandolo con cura, sperando di rinascere migliori. Negarsi alla radice, ecco che significa.