Potrei vivere qui per sempre: viaggio nella complessità della dipendenza

Potrei vivere qui per sempre è il primo romanzo pubblicato in Italia (Bollati Boringhieri) da Hanna Halperin, autrice e insegnante di scrittura creativa. Il libro affronta il tema della dipendenza affettiva, catturando la complessità emotiva della vita relazionale del ventunesimo secolo.

Potrei vivere qui per sempre

I personaggi di Potrei vivere qui per sempre sono reali e vulnerabili. Non hanno paura di mostrare le loro fragilità e sono semplicemente dei giovani adulti che stanno cercando di scoprire la propria identità e il proprio posto nel mondo. Affrontano le difficoltà delle dipendenze, emotive e fisiche, consapevoli di vivere una situazione complessa e non comune. La forza di questo libro è sicuramente la bellissima umanizzazione con cui la Halperin ha deciso di affrontare il tema della dipendenza.

Trama

Leah ha 25 anni e frequenta un master in scrittura creativa presso l’università del Wisconsin. Trascorre le sue giornate scrivendo, partecipando ai workshop di scrittura e incontrando i suoi compagni di corso. Ha una storia familiare abbastanza complessa perché sua madre, quando lei era ancora piccola, si è allontanata dalla casa di famiglia senza mai più fare ritorno, lasciando tre figli e un marito nella disperazione. Leah soffre molto la mancanza materna e proprio non si spiega le motivazioni di questo abbandono.

Ci sono episodi che non metterei mai su carta, che non racconterei mai. So quello che succede quando scrivi qualcosa. Cambia forma. Una parte delle emozioni si perde. Sulla pagina niente è ricco com’è nella tua testa, com’era nella vita reale. Ci sono aspetti di mia madre che non sopporterei di perdere.

Un giorno, mentre è in coda al supermercato, incontra Charlie e fra loro scatta un potente colpo di fulmine. Al primo appuntamento però Leah comincia ad avere dei dubbi: proprio non capisce perché Charlie vive ancora con i suoi genitori, in un seminterrato, e sia molto disordinato. Quando Charlie le confessa il suo segreto – è alle prese con un programma di riabilitazione per la dipendenza di eroina – Leah si spaventa, ma l’amore è già nato perciò rimane insieme a lui.

Qualcosa dentro me, una parte che esisteva da molto tempo prima che mi mettessi con Charlie, aveva trovato qualcosa in lui che non riuscivo più a lasciar andare.

La loro relazione, però, sarà un viaggio sulle montagne russe con continui alti e bassi, alternando momenti incredibilmente felici a momenti molto cupi e pesanti. Tutto si complica quando Leah inizia a sospettare la possibilità di una ricaduta nella dipendenza di Charlie e si sente terribilmente impotente e sopraffatta dalla complessità di quella vita.

La storia d’amore tra Leah e Charlie è una relazione totalizzante, ai limiti della dipendenza affettiva, da cui è difficile prendere le distanze per tornare lucidi e obiettivi.

La dipendenza

Con Potrei vivere qui per sempre, Hanna Halperin scrive un libro molto godibile in cui la tensione narrativa non si arresta mai. Tocca temi delicati e tragici come la dipendenza affettiva e la dipendenza da droghe, ma anche lo stalking e gli abusi psicologici.

Charlie vede in Leah un’ancora di salvezza su cui riversare tutte le sue speranze di riabilitazione. Senza di lei sente di non poter respirare. Ogni allontanamento di Leah lo fa sprofondare in un’ansia estrema che lo porta a compiere gesti manipolatori e controllanti, come l’invio di un numero spropositato di messaggi e chiamate o l’irruzione continua dietro la sua porta di casa. Quando Leah riesce a prendere distanze da lui, Charlie cade in un forte stato depressivo che lo spinge a ricercare sollievo nelle droghe, peggiorando la sua condizione.

La mia solitudine. A volte mi convincevo di avere una malattia. Era con me da quando avevo memoria, una pesantezza che gravava sul petto durante la notte e a volte perfino di giorno. Era un sentimento che mi allontanava dagli altri anche se alla base c’era un desiderio, un atroce desiderio di vicinanza.

La riabilitazione dalla tossicodipendenza, lo sappiamo, è un processo molto complesso che prevede il continuo alternarsi di ricadute e sobrietà. Non è mai semplice essere accanto a una persona in riabilitazione perché i suoi sintomi fisici, psicologici e umorali sono totalizzanti. Si passa da ricadute profonde nell’utilizzo di eroina con i conseguenti disturbi alimentari, disturbi del sonno e mancanza di lucidità. Per poi passare a fasi sane in cui ci si ripulisce fisicamente dalle droghe e si combatte costantemente contro la voglia di farsi.

Le conversazioni con lui erano come fumo. Scomparivano in un attimo, così com’erano cominciate. Charlie era sempre lì, ma era anche da qualche altra parte.

In questa giostra scostante, Leah non sa cosa fare e come poter aiutare Charlie. Lo ama, ma spesso ha paura di lui. Non riesce a fidarsi completamente e si sente limitata. Ma, nonostante questo, resta avvinghiata a Charlie senza riuscire ad allontanarsi definitivamente da lui. Sa di non poter avere nessun futuro con lui, eppure gli resta accanto con amore. Si ripete costantemente di doverlo lasciare, ma ha il terrore di quello che potrebbe fare Charlie in quella situazione. Così rimanda continuamente la decisione, subendo un’incessante altalena di emozioni.

L’aspetto piacevole della scrittura era che prendeva il dolore e lo trasformava in qualcosa di utile. Potevo plasmarlo in modo da dargli un inizio, un centro e una fine. In questo modo era gestibile. Ed era mio. Affilato e bellissimo. Quando avevo finito, era soltanto una storia.

Questo titolo fa per te se…

Un libro perfetto se ti piace leggere storie d’amore complesse e profonde, dove la fusione della coppia sembra quasi totale. Se apprezzi le frasi dolci e i gesti romantici o se ti chiedi come possa essere la relazione con un ex-tossicodipendente in riabilitazione. Se sei interessata al tema della dipendenza affettiva e sei curiosa di empatizzare con un personaggio totalmente immerso in questa situazione.

Ma questo libro potrebbe piacerti anche se ami la scrittura e la lettura. Se ti piace immergerti in workshop di scrittura creativa o chiacchierate infinite sulla scrittura e il mondo editoriale. Insomma, Potrei vivere qui per sempre è un testo che consiglio perché riesce a catturare fin da subito l’attenzione del lettore tenendolo incollato alle sue pagine.