Potrebbe far male, un thriller psicologico

Benvenuto a Wisewood. Manterremo i tuoi segreti se tu mantieni i nostri.

Incipit

Potrebbe far male è il nuovo thriller di Stephanie Wrobel, che per Fazi aveva già pubblicato Cara Rose Gold

Nei romanzi thriller la tensione inizia dalle prime righe, intrappola il lettore in una rete di domande e misteri capaci di accendere il fiammifero. Immaginiamo il rumore, la superficie rossa striscia ed ecco la fiamma, fiamma che rimane viva pagina dopo pagina grazie alla penna di chi crea la storia.

Grazie alla voce narrante che intrappola nella sua versione dei fatti, qui in Potrebbe far male.

Potrebbe far male

L’incipit è sottile e offre da subito la chiave di lettura di un romanzo che indaga i crimini psicologici. Non esiste sangue: nessuna ferita se non quella dell’anima.

Il mondo è impazzito. La gente lo dice sempre. Invece siamo fin troppo sani di mente. Un giorno moriremo, tutti noi, nessuno escluso. […] Trascorriamo tutto il nostro tempo a fare le cose sbagliate. Ci comportiamo come se dovessimo vivere per sempre.
D’altra parte, che cosa dovrebbe fare una bomba a orologeria? Ha soltanto due opzioni.
Ticchettare o esplodere.

Le sorelle Collins

La storia comincia con una cartina: quasi uno sguardo dall’alto che giudica e protegge, curiosa i luoghi e le viscere di Wisewood, un luogo misterioso che il lettore impara presto a leggere come complicato e bugiardo.

Natalie e Kit Collins sono sorelle e provano un forte affetto una per l’altra da sempre, un volersi bene con il colore della complicità nata da piccole tra le mani di un papà esigente. Sono molto diverse e alla vita chiedono verità ed emozioni differenti.

Natalie è razionale, pacata, sensibile e tenace; Kit invece è una sognatrice, ostinata e impulsiva. Se Natalie porta avanti una vita reale e lineare, Kit pare sempre alla ricerca della prossima scintilla e di un modo per trovare Pace. Intanto, lavora in maniera robotica e piange sotto la doccia per la morte della madre.

L’evento scatenante

Il romanzo inizia così: Natalie non ha notizie della sorella da mesi.

L’inquietudine ha la forma del sesto senso, intuito femminile reso ancora più efficace tra donne con lo stesso sangue. Durante le ultime chiacchierate non le era sembrata serena e questo convince Natalie a indagare e curiosare nella vita della sorella.

Il gomitolo dell’anima

«Voglio vivere una vita da persona libera.
Finché avrò paura, non potrò essere libero.
Devo eliminare qualsiasi ostacolo che impedisca il mio cammino verso la libertà.»

Queste le parole di Kit, e le scopriamo andando avanti con la lettura, rapiti ormai nella ragnatela di un ragno dispettoso e machiavellico.

Sicura che nel mondo ci fosse qualcosa migliore per lei, decide di rifugiarsi a Wisewood, un luogo protetto e quieto: un soggiorno di sei mesi dedicato al miglioramento di se stessi su un’isola privata al largo della costa del Maine.

Wisewood

L’idea le era sembrata perfetta e le promesse di Wisewood sono totalmente in linea con lei e con la voglia smodata di cambiare.

Qui è vietato qualsiasi contatto con il mondo e le persone si spogliano degli effetti personali, si radono i capelli, quasi a volere abbandonare la loro vecchia identità. Natalie, la sorella ipercritica e scettica, era rimasta all’oscuro di tutto.

Il segreto

Passano sei mesi, appunto, e un giorno arriva una lettera a Natalie: qualcuno a Wisewood le ha scritto per spaventarla e la minaccia di rivelare a Kit il segreto che lei le ha sempre tenuto nascosto.

È così che la sorella saggia e responsabile scopre della fuga di Kit, ne indaga le sfumature, si informa sul luogo misterioso e infine decide di partire per riportare la sorella a casa, al sicuro.

La realtà che troverà davanti è più oscura e ingarbugliata di quanto già pensasse. Non è facile togliersi il veleno di questo luogo dalla pelle.

Un labirinto psicologico

Due sorelle intrappolate: una nei meccanismi malati di una setta, l’altra nella matassa delle sue stesse bugie. Quando Kit entra a Wisewood fa un rumore curioso, quello di una bomba a orologeria: è una bomba che vuole imparare a funzionare bene, a trovare pace, soddisfazione in se stessa e nel modo di guardare il mondo. Il caro vecchio gioco di chi è irrequieto.

Qui possiamo ritrovarci noi tutti, immersi in giornate frenetiche e spesso fuggenti.

«Quando ero arrivata sull’Isola, non avevo mai avuto l’intenzione di rimanerci», sono le sue parole. Eppure la magia del centro la abbraccia e arrotola sempre più la sua matassa di donna non risolta. Nel lettore, intanto, sale l’inquietudine: in sottofondo lo stile dell’autrice è efficace come una colonna sonora ben orchestrata, alti e bassi, alti e bassi, e a poco a poco tutto sembra più chiaro.

Veleno per l’anima

La magia brilla e fa scintille bellissime, porta su lo spirito e quasi pare di volare, ma attenzione: tanto più si va in alto, tanto più ci si schianta a terra.

E la magia ha il suo rovescio: la medaglia diventa nera, rovente, è veleno per l’anima.

«Mentre le fiamme si avvicinavano lentamente alla mia pelle integra, non urlai.
Quando, alla fine, mi morsero, avrei voluto farlo.»

Le voci narranti

Potrebbe far male è un continuo alternarsi di presente e passato, un tempo lontano che le vede bambine e alle prese con spettacoli di magia. A mano a mano che la lettura diventa più assidua e va avanti nella storia, scopriamo che in quel tempo lontano e nel legame con il padre si nasconde qualcosa.

Le voci narranti di Nicole e Kit si rincorrono in una continua danza e fanno emergere i segreti di entrambe. E se a mano a mano che la lettura si fa fitta, comparisse una terza voce narrante?

L’autrice

Stephanie Wrobel è nata a Chicago e oggi vive nel Regno Unito. Ha raggiunto il successo con il suo romanzo d’esordio Cara Rose Gold ma prima di dedicarsi alla narrativa ha lavorato in varie in agenzie pubblicitarie come copy creativa.