Più grande del cielo di Virginie Grimaldi: guarire tra lo sconforto e l’ironia
Dopo il grande successo di Una vita bella (2023) e di Quel che resta (2024), Virginie Grimaldi torna ancora in libreria con il suo decimo romanzo, edito e/o, dal titolo Più grande del cielo. Questa volta l’autrice francese ci racconta una storia a due voci, dai tratti contemporaneamente comici e malinconici, all’insegna della sensibilità umana. Un vero e proprio inno alla cura di sé, al romanticismo e alle emozioni che invitano a guardarsi dentro e trovare la forza di curare le ferite del passato, per poter ricominciare.

“Da quando ho deciso di venire da lei, ho l’impressione che il mio dolore sia più legittimo. Sto male e sento di avere il diritto di stare male.”
La storia
Elsa è una quarantenne che lavora in un’agenzia di pompe funebri, ed è anche una donna divorziata e una madre premurosa. Il suo compito, a lavoro, è quello di accogliere e consigliare i clienti che hanno appena perso qualche familiare per facilitargli al meglio quel doloroso passaggio che prepara l’addio al corpo del defunto. La sua storia, in questo libro, comincia quando ad essere colpita da un lutto è proprio lei, con la perdita di suo padre. Il dolore è così lacerante da lasciarla immobile a letto, a piangere e a non riuscire più a sorridere, così non le resta che chiedere aiuto ad un professionista.
“Quanto tempo durerà? Per quanto tempo ancora vedrò ogni giornata come un ostacolo da superare?”
Vincent è uno scrittore di successo, e anche lui è divorziato e padre di due figlie. I suoi libri sono tutti bestseller che riempiono le librerie e i firmacopie a cui partecipa ma, nonostante questo, non si sente felice perché porta con sé una profonda ferita dal passato. Qualcosa in lui è rotto e questo non gli consente di viversi le relazioni e provare amore. Consapevole di questo blocco decide, insieme alla sua editor, di ricorrere all’aiuto di uno psichiatra.
“Ogni giorno è uguale all’altro, la copia esatta di quello prima. Mi faccio portare dalle ore, sono spettatore della mia vita, le cammino di lato. Le mie sensazioni sono ovattate, intorpidite […] Sono un tiepido, un marroncino slavato.”
Il loro incontro avviene, infatti, nella sala d’aspetto del dottor Chaumet. Incontro che assomiglia più che altro a una lotta di wrestling verbale. I due, ironicamente caustici e cinici, si ritroveranno periodicamente nella stanza d’attesa dello psichiatra e si scambieranno battute e frecciatine sempre al limite della decenza. Eppure, saranno proprio questi incontri ad avviare una riscoperta interiore e un lento processo di guarigione che consentirà ad entrambi di abbandonare gradualmente il proprio dolore.
Una storia romantica, ma altamente divertente che saprà sicuramente coinvolgere il lettore.
Un libro che ti coccola
La caratteristica principale di Più grande del cielo è sicuramente la sua ironia pungente. Gli scambi tra Elsa e Vincent sono gocce di soda caustica a cui è impossibile non reagire ridendo. I due si prendono in giro, con autoironia, per tutta la lunghezza del romanzo. Ogni battuta sa gettare il lettore in un limbo continuo fra risa a crepapelle e sconforto immediato.
Più grande del cielo si colloca fra i libri del cuore, di quelli che sanno coccolarti nei momenti in cui ci si sente tristi. Con una storia rassicurante simile a Finché il caffè è caldo di Toshikazu Kawaguchi e un’irriverenza che fa pensare subito a Nick Hornby e il suo Non buttiamoci giù, Virginie Grimaldi sa avvolgerti nella sue parole come se fossero una coperta calda in una notte d’inverno.
Il processo di guarigione
L’armonia tra sarcasmo e fragilità riempie le pagine di questa storia, raccontando un’elaborazione del lutto che in realtà è molto realistica. Gli alti e i bassi del processo; l’insicurezza e i sensi di colpa dei primi mesi; la ferita che si apre lentamente rimanendo in background mentre la vita, purtroppo, procede in avanti.
Non credevo sarebbe stato così difficile. È un dolore quasi fisico, un baratro che si spalanca in mezzo al petto, proprio qui, e minaccia di inghiottirmi. Solo quelli che hanno perso una persona veramente cara possono capirlo, credo.
A far da cornice a tutto questo, troviamo uno psichiatra che accoglie i suoi pazienti senza proferire parola. Il dottor Chaumet non parla, non domanda e non ha lezioni da impartire. Il suo lavoro consiste nel rimanere seduto alla scrivania e ascoltare quello che Elsa e Vincent raccontano, seduta dopo seduta, in bellissimi flussi di coscienza che profumano di evoluzione.
Le storie dei due protagonisti si snodano, lungo il libro, un passo alla volta. Attraverso le sedute di terapia il lettore imparerà a conoscere Elsa e Vincent, le loro ferite e i loro pensieri. E, fidatevi, sarà impossibile non affezionarsi ai personaggi di questa storia, dapprima smarriti e man mano sempre più consapevoli.
Con un finale che profuma di possibilità e speranza, Virginie Grimaldi ha fatto centro anche questa volta con un libro che tiene incollati alle sue pagine e coinvolge il lettore dall’inizio alla fine.