Più felice che no, quando crescere significa (anche) soffrire

copertina libro

Dopo il suicido del padre, la vita di Aaron Soto non più la stessa. A poco serve l’amore incondizionato della fidanzata Genevieve, l’affetto puro della madre e le giornate in compagnia degli amici di sempre. Quando però la ragazza parte per una vacanza studio di due settimane, Aaron inizia a frequentare Thomas, un ragazzo conosciuto da poco e con in quale il rapporto instaurato sembra più che una semplice amicizia. Più il sentimento cresce, più il protagonista mette in dubbio la propria identità. E quando le cose iniziano a prendere una piega sbagliata il giovane Soto arriva a prendere in considerazione il controverso programma di cancellazione della memoria proposto dal Leteo Institute. Ma vale la pena dimenticare chi sei per assaporare la felicità?

Essere adolescenti, senza se e senza ma

Romanzo d’esordio del popolarissimo scrittore americano Adam Silvera, Più felice che no racconta ai giovani adulti cosa significhi essere giovani adulti. Un percorso di crescita che per il protagonista si fa ancora più difficile: Aaron non affronta semplicemente il passaggio dall’infanzia alla vita adulta ma lo fa nei panni di un ragazzo omossessuale che fatica ad accettare il proprio essere, crescendo in un quartiere povero dove i pregiudizi sull’identità di genere sono all’ordine del giorno. E spesso sfociano in una violenza cruenta, priva di giustificazione.

Il protagonista si trova così a vivere una vita su un binario parallelo, da una parte fingendo di vivere una relazione perfetta con una ragazza che sa di non potere amare; dall’altra innamorandosi in segreto di un ragazzo che probabilmente non ricambia quello che prova. Un dualismo che però, ad un certo punto, diventa così insostenibile per Aaron che vede i due mondi collidere di fronte ai suoi occhi in maniera distruttiva. Le bugie vengono a galla e la felicità si allontana sempre di più dal protagonista, risucchiato in un vortice di pensieri terribili e lesivi. Così insopportabili che portano il giovane Soto a pensare di cancellare i propri ricordi. Forse, dimenticando le cose più dolore potrà imparare ad essere di nuovo felice.

Ma è davvero un prezzo che vale la pena pagare, quello di dimenticare il proprio passato per smettere di essere tristi? Forse la risposta è no. Senza tristezza non esiste nemmeno il suo opposto, la tanto agognata felicità. E se vogliamo che la vita ci insegni qualcosa, il momento giusto è proprio quello in cui soffriamo di più. È dal dolore che si comprendono le proprie fragilità ma anche le proprie forte, ed è dai momenti no che si trae in qualche modo la forza per rialzarsi. Con tutte le cicatrici. Che però non saranno più ferite.

L’omosessualità troppo spesso sinonimo di violenza

Tra i temi cardine del libro, c’è ovviamente l’identità di genere. Aaron è un ragazzo omossessuale che fatica ad accettarsi perché cresce in un contesto dove innamorarsi di un altro ragazzo è un qualcosa di cui vergognarsi. Ma c’è di più: è necessario nascondersi perché la vergogna è spesso seguita dalla violenza. I ragazzi omosessuali vengono prima derisi, poi umiliati e infine picchiati.

Nonostante siano stati fatti molti passi avanti in termini di diritti e consapevolezza, la strada da percorrere è ancora lunga. Bravo in questo caso l’autore a mettere in luce la presenza viva di pregiudizi e preconcetti. Perché un conto è professare a parole la difesa dell’identità di genere, un altro è renderlo fattuale nella vita quotidiana.

L’importanza di riconoscere l’importanza della salute mentale

Altro tema cardine del romanzo è indubbiamente il tema della salute mentale, affrontato anche attraverso aspetti come la depressione e il suicidio. Fino a pochi anni fa parlare di “problemi mentali” era semplicemente sinonimo dell’ “essere fuori di testa”. In realtà il benessere psicologico è importante tanto quanto quello fisico. E se le problematiche fisiche sono facilmente riscontrabili, quelle mentali purtroppo non altrettanto.

Aaron pensa (e prova) il suicidio, è addirittura disposto alla cancellazione dei ricordi per non provare più quella tristezza che lo dilania da dentro. E, soprattutto, si tiene tutto dentro. È difficile per il protagonista far emergere le proprie emozioni e uno spiraglio di normalità sembra apparire solo nel momento in cui finalmente trova il coraggio di parlare.

Perché, a chiedere aiuto, non c’è niente di male.

Parlare ai ragazzi in modo serio

Più felice che no si annovera tra i romanzi young adult più riusciti, e più veri, degli ultimi decenni. Adam Silvera costruisce una storia dolorosa (anche troppo forse ed è qui che si trova l’unico vero difetto di questo romanzo), cruda ma soprattutto veritiera e riconoscibile. E lo fa inserendo un elemento assolutamente irrealistico e fantascientifico come l’esistenza di un istituto in grado di cancellare i ricordi. Il grande pregio del libro è la schiettezza con cui parla al pubblico a cui si riferisce, i giovani adulti. L’autore non propone un lieto fine irrealizzabile, non costruisce una trama incredibile ma narra la quotidianità con la sincerità neccessaria.

Perché crescere significa anche soffrire.

Ma questo non significa necessariamente un dolore perpetuo impossibile da superare, ma la consapevolezza che il raggiungimento dell’età adulta è fatta di alti e bassi, momenti di felicità alternati a momenti no. Fa tutto parte di quel bagaglio chiamato più comunemente vita.