Piranesi: una riproposizione moderna del mito della caverna

Piranesi, scritto dall’autrice best seller Susanna Clarke, ed edito in Italia nel 2021 da Fazi Editore, incarna un perfetto esempio di riproposizione originale, e in chiave letteraria, di un noto mito appartenente alla tradizione del pensiero occidentale: il mito della caverna. L’opera in questione è ascrivibile sia al fantasy sia al realismo magico, presentando caratteristiche di entrami i generi.

Trama

Piranesi, il protagonista e narratore, vive nella Casa. Forse da sempre, poiché egli non riesce a ricordare nulla al di fuori di essa. È sua madre, la sua divinità protettrice e l’unica realtà di cui ha memoria.

Ogni giorno della sua esistenza è dedicato all’esplorazione di questo dedalo, un mondo labirintico costituito da un infinito numero di stanze di cui egli stesso non riesce a tenere il conto, poiché ogni giorno ne scopre una nuova. Ognuna di queste stanze ha una fisionomia a sé stante, ogni vestibolo ha esposte migliaia di meravigliose statue di marmo, ognuna rappresentante un soggetto diverso che, ormai, Piranesi conosce a memoria.

Infine, le imponenti scalinate conducono ai piani superiori, caratterizzate da folte nubi e da una fauna animale propria del luogo, mentre i piani inferiori sono da considerarsi estremamente pericolosi, per la presenza di maree imprevedibili che sommergono i suddetti saloni.

Piranesi non conosce nessuno al di fuori dell’Altro: un uomo che incontra regolarmente, al fine di raccontargli le proprie scoperte e metterlo a conoscenza delle sue nuove idee o supposizioni. Non esistono altri esseri viventi nella Casa, solo vecchie ossa che si confondono con il bianco marmo delle pareti.

La trama vera e propria prende avvio nel momento in cui Piranesi stesso si rende conto che, dopo un’eternità dedicata all’esplorazione solitaria, qualcun altro è entrato nella Casa, e sta cercando di mettersi in contatto con lui. Ed è proprio qui che ha inizio l’azione: per la prima volta, Piranesi dovrà rileggere i suoi diari, analizzare le sue annotazioni, e cercare una risposta che non sembra appartenere alla realtà che ha sempre vissuto.

Influenze Stilistiche

L’intera opera può, a mio parere, essere divisa in due parti fondamentali: una prima parte, in cui il romanzo assume una chiave più riflessiva e contemplativa, dedicata a stimolare vari interrogativi di svariata natura nel lettore, e una seconda parte, in cui si dà spazio agli avvenimenti della trama in sé.

Al di sotto del profilo meramente stilistico, il romanzo ha una cifra molto precisa e facilmente riconoscibile: il punto di vista è, come già accennato in precedenza, quello di Piranesi, il protagonista. In questo modo, l’autrice è perfettamente in grado di dare al lettore una narrazione completamente diversa rispetto a quella a cui siamo abituati, spogliata di tutte quelle sovrastrutture tipiche dell’uomo contemporaneo.

Piranesi, come è evidente, vive una condizione che può, con le dovute specifiche e considerazioni, dirsi “primitiva”: egli non è stato toccato dal progresso della tecnica e della civiltà, e il suo modo di rapportarsi alla Casa e al suo contenuto ne è la dimostrazione.

Le descrizioni stesse delle stanze e degli antri immensi sono potenti e immaginifiche, talmente minuziose che sembra di avere dinnanzi a sé le marmoree statue che Piranesi ammira continuamente, interrogandosi sulla natura di esse.

La naturale tendenza dell’uomo alla conoscenza

Come è stato precedentemente accennato, il punto di vista di Piranesi viene utilizzato dalla Clarke come espediente narrativo per indagare una serie di questioni relative all’essere umano di radicale importanza. Innanzitutto, la figura di Piranesi è quella di un uomo naturalmente portato all’analisi del mondo circostante e alla conoscenza di esso: tutta la sua esistenza è votata a scoprire la verità sulla Casa, della quale tiene dei precisi resoconti su taccuini e su carte geografiche da lui stesso disegnate.

Egli conosce nel dettaglio la fauna e la flora di tutti saloni che ha incontrato, e continua ogni giorno a studiare ciò che lo circonda. Nel tempo speso all’interno della Casa, Piranesi ha anche imparato a calcolare le maree dei saloni inferiori, adattandosi perfettamente alla vita nei saloni. Ha inventato dei modi molto precisi di calcolare il tempo, permettendogli così di proseguire agilmente tutte le sue esplorazioni, per rendere sempre più precise le sue analisi.

Ciò che emerge immediatamente dalla lettura è, dunque, l’antropologia positiva della Clarke: Piranesi è un uomo e, come tale, è naturalmente portato alla conoscenza, proprio come sottolinea Aristotele nel primo libro della sua Metafisica.

La filosofia nel testo

I riferimenti alla filosofia antica, all’interno di questo romanzo, abbondano: la Clarke stessa, laureata in filosofia, ha sottolineato come l’intera opera presenti delle fortissime analogie con il mito della caverna di platonica memoria.

Nella Repubblica, il filosofo ateniese spiega come il mondo delle idee sia la sede delle vere essenze di tutto ciò che troviamo nel mondo empirico: la verità, dunque, non appartiene alla nostra realtà, bensì ad un mondo altro, al quale è impossibile accedere, che egli chiama “mondo delle idee” o “iperuranio”.

L’idea chiave di Piranesi è proprio questa: nel mondo della Casa si ricerca la verità, e all’interno di essa è possibile contemplare, per utilizzare un termine che avrebbe impiegato Platone stesso, la vera essenza delle cose. Il finale del libro, in questo, è molto chiaro: è nella Casa la verità, solo lì si può accedere a quel tesoro di conoscenze che è stato definito “verità degli antichi” che, al giorno d’oggi, l’uomo contemporaneo ha perso.