Piccoli suicidi tra amici: la morte, la vita, l’ironia

Pubblicato nel 1990 in Finlandia e in Italia solo nel 2006, “Piccoli suicidi tra amici” di Arto Paasilinna è una perla di ironia che, se si ha il gusto per l’umorismo nero, va letta. Soprattutto, se si pensa che l’autore, scomparso cinque anni fa, è stato non solo scrittore, ma anche giornalista, poeta e guardaboschi: un uomo pieno di risorse, ma soprattutto con il gusto dell’humor pungente.

Autore: Arto Paasilinna

Titolo: Piccoli suicidi tra amici (t.o. Hurmaava joukkoitsemurha)

Anno di pubblicazione: 2006 (prima edizione finlandese 1990)

Casa editrice: Iperborea

Collana: Gli Iperborei

Pagine: 275

Un viaggio sulla Saetta della Morte

Seduto fuori casa, Onni Rellonen, al tempo un grande imprenditore, pensa alla propria vita, ormai priva di senso, con una bottiglia di birra in mano. Sceglie, così, di recarsi in un fienile lontano da occhi indiscreti con l’idea di mettere fine alla propria esistenza, ma quando arriva è già occupato. Infatti, il colonnello Kemppainen ha avuto la sua stessa idea e questo disturba notevolmente Rellonen, anche se l’incontro getta le basi per una nuova amicizia.

Ispirati dall’idea di non poter essere gli unici in tutta la Finlandia con le stesse intenzioni, i due decidono di mettersi (e mettere) in contatto con tutti gli aspiranti suicidi, in modo da confrontarsi e condividere timori, dolori e sensazioni. In questo modo, assieme alla vicepreside Puusaari (anche lei stanca della vita che conduce), riescono a radunare un gruppo di Morituri Anonimi e compiere l’ultimo grande viaggio assieme. Caricati, quindi, sulla Saetta della Morte, lussuoso autobus dotato di tutti i comfort, i tre protagonisti, assieme ad una trentina di fedeli, partono alla ricerca del luogo migliore in cui salutare questa vita.

L’intento del libro fin dagli inizi, e non è uno spoiler, è raccontare un viaggio rocambolesco, tra imprevisti, cambi di mete e ripensamenti. Ma soprattutto “Piccoli suicidi tra amici” è un inno alla vita e all’amicizia. E se non si ride della morte, di cosa ha davvero senso ridere?

Lasciate che il cuore faccia una pausa, fosse anche solo il tempo di cento battiti, tanto per prendere fiato, e tutto è finito. I miliardi di battiti precedenti non conterebbero più nulla. Così è la morte. Sono migliaia i finlandesi che ogni anno ne fanno esperienza, e nessuno torna a riferire che effetto fa, alla fine.

– Piccoli suicidi tra amici, A. Paasilinna (p.11)

Una critica alla Finlandia in salsa ironica

Non ha senso girarci attorno: Paasilinna in quest’opera profondamente ironica spesso sferra qualche stilettata nei confronti della propria patria. Infatti, è ben noto che la Finlandia (e come lei, quei Paesi ricchi o quantomeno avanzati) sia spesso terreno di suicidi. Egli stesso sottolinea ciò, mostrando la solitudine di cui soffrono spesso i finlandesi e, anche, la mancata comprensione vicendevole per quelli che possono essere gli aspetti di difficoltà della vita di tutti i giorni.

E’ per questo che il gruppo dei Morituri Anonimi è visto come profondamente sovversivo. Alla fine dei conti, i trenta uomini e donne che ipotizzano di mettere fine alla loro vita decidono di farlo assieme. Abbattono quelle che sono le differenze tra di loro e formano, di fatto, legami forti, sulla base dell’empatia vicendevole.

Tutto questo potrebbe essere raccontato in modo stucchevole o pedante, ma Paasilinna preferisce parlare di morte in modo ironico, strappandoci un sorriso (amaro).

Non v’era motivo di precipitarsi a farla finita. Non bisogna aver fretta in questioni di così vitale importanza.

– Piccoli suicidi tra amici, A. Paasilinna (p. 25)

Un’ottima idea iniziale (forse) non basta…

“Piccoli suicidi tra amici” è uno di quei romanzi con un’idea formidabile alla base, che poi, però perde di mordente procedendo con la storia. La prima parte, infatti, intrattiene, diverte e, pur parlando di situazioni tragiche (i diversi personaggi hanno vite in alcuni casi strazianti), riesce a tenere vivo l’interesse di chi legge. Tra la conferenza sul suicidio e i primi passi con la Saetta della Morte alla ricerca del posto migliore da cui buttarsi nel vuoto, empatizziamo con i poveri disperati, ridendo assieme a loro delle disgrazie che li hanno condotti fin lì.

Successivamente, però, la narrazione inizia ad essere ripetitiva e il gran quantitativo di personaggi non aiuta sempre a caratterizzarli a dovere. Quello che emerge, così, è una seconda parte stanca, poco incisiva e che tende a trascinarsi. Sappiamo benissimo come andrà a finire (d’altra parte, non si tratta di un giallo), ma continuiamo ad aspettarci qualcosa che rimescoli le carte in tavola.

Questo non toglie completamente valore al romanzo di Paasilinna: dispiace non mantenga il ritmo, ma sicuramente, almeno per l’idea e la profonda ironia, resta dentro.

I suicidandi arrivarono unanimamente alla conclusione che, fosse pure la morte la cosa più seria di questa vita, neanche quella lo era più di tanto.

– Piccoli suicidi tra amici, A. Paasilinna (p. 262)

Classificazione: 3 su 5.