Piccole umane debolezze: nella vita di una famiglia disfunzionale

Uscito in anteprima in Italia il 13 giugno 2023, Piccole umane debolezze è il secondo romanzo dell’autrice irlandese Megan Nolan. Dopo il suo esordio, Atti di sottomissione, che ha incontrato il giudizio favorevole di critica e pubblico, Nolan torna con una storia cruda, difficile, in cui qualcosa di terribile offre la possibilità di entrare a fondo in dinamiche familiari complesse. E decisamente dolorose.

Autrice: Megan Nolan
Titolo: Piccole umane debolezze (t.o. Ordinary human failings)
Casa editrice: NNEditore
Collana: La stagione
Anno di pubblicazione: 2023
Numero di pagine: 240

Una storia terribile che fa da sfondo ad una vita terribile

Siamo nella Londra degli anni ’90 e Mia Enright, una bambina di tre anni, viene trovata morta. Viene accusata di ciò Lucy Green, di 10 anni, in quanto è l’ultima persona con cui è stata vista assieme. La famiglia Green, chiassosa e scombinata, è perfetta per essere, a prescindere, il capro espiatorio di una vicenda tanto grave, o almeno è quello che pensa Tom Hargreaves, giornalista senza scrupoli a caccia di uno scoop succulento.

In realtà, nei giorni di interrogatori per Lucy, i riflettori si accendono sul passato dei componenti della famiglia Green, a partire dalla madre di Lucy, Carmel, rimasta incinta a soli 16 anni e che per lungo tempo ha rinnegato la figlia, facendola crescere alla nonna.

In un vortice fatto di flashback e flash forward, Nolan ci conduce in quello che è un viaggio nelle debolezze che ci rendono umani, specialmente in quelle che ci tolgono parte di umanità, facendoci sperimentare i punti più bassi a cui potremo mai arrivare.

«Tutti i genitori condividono un terrore che possiamo a malapena riconoscere a meno di non esserne costretti. Appartiene al regno degli incubi, delle fiabe nere e delle leggende metropolitane, finché non diventa realtà.»

Debolezze e sbagli: una discesa nelle profondità umane

«Le loro non erano che piccole umane debolezze, tragedie troppo ordinarie per essere degne di nota.»

― Megan Nolan, Piccole umane debolezze

Cos’è che ci rende chi siamo? Quali azioni hanno maggior influenza sulla nostra vita per definirla (e definirci)? Qual è quell’errore, quel passo falso che si rivelerà fatale per l’etichetta che ci verrà affibbiata?

In questo romanzo Nolan ci porta ad interrogare le vite della famiglia Green, a scandagliarle, alla ricerca del seme del male, della malvagità che chiunque abiti nel loro circondario afferma sia presente tra le loro mura. Eppure, grazie alla presenza dei numerosi flashback, dei cambi di prospettiva, riusciamo non solo ad entrare in contatto con Carmel, Richard, John e Lucy, ma a comprenderli. E proviamo indubbiamente empatia per loro.

È impossibile rimanere impassibili di fronte al racconto della gravidanza di Carmel o del problema di alcolismo di Richard, il fratello maggiore. Per non parlare dei problemi di dipendenza affettiva di John, il padre di famiglia. A tutto questo si lega la storia del giornalista, anch’egli, in quanto umano, soggetto alle “piccole debolezze”. Ma per quale motivo la vita di Tom, nonostante gli sbagli ordinari commessi, non è investito di quella malvagità che invece è la cifra dei Green secondo tutti? Non c’è una risposta, così come non è sempre possibile dirimere in modo certo ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.

«Non ci sono segreti, Tom, o forse ce ne sono centinaia, e nessuno abbastanza interessante per te. Il segreto è che siamo una famiglia, siamo solo una famiglia normale, con una piccola infelicità come la tua.»

― Megan Nolan, Piccole umane debolezze

Le “umane debolezze” e ciò che invece mi ha convinta…

Quando ho preso in mano questo romanzo, gentilmente inviatomi da NNEditore, forse mi ero lasciata trarre in inganno dalla presentazione al Salone del Libro. Tutto faceva pensare ad un noir, volendo anche un thriller. Eppure, ora me ne rendo conto, sarebbe bastato soffermarsi sul titolo per comprendere il nucleo di quello che, a tutti gli effetti, è un romanzo familiare.

Se questo aveva all’inizio viziato la mia lettura, poi, una volta compreso ciò che avrei trovato, sono riuscita a godermelo maggiormente. Ci sono alcuni capitoli su Carmel e su Richard che mi hanno coinvolta emotivamente come non credevo (e questo è merito senza dubbio della penna di Nolan). Altri, però, mi sono apparsi meno caratterizzati e mi hanno dato l’impressione di aver solo grattato la superficie di quella che poteva essere una profondità davvero complessa.

Forse avrei preferito meno salti temporali e un finale più incisivo, ma la realtà, alla fine, non è per forza straordinaria. E va bene così.