Perdersi di Annie Ernaux: l’anatomia di una passione

Annie Ernaux nasce a Lillebonne nel 1940, ed è ad oggi considerata una delle più grandi voci del panorama letterario francofono. I suoi testi sono oggetto di studio in tutto il mondo per la grande abilità da lei dimostrata nel ritrarre la complessità di un’esistenza che non rimane a sé stante: essa diventa strumento di indagine politica e sociale della difficile realtà che la circonda, come accade per esempio ne L’evento. Per questa ragione, nel 2022 è stata insignita del Premio Nobel per la letteratura. In Italia è tradotta e pubblicata da L’orma editore.

La trama

Perdersi è la dolorosa testimonianza di una passione totale e incondizionata dell’autrice che, fra il settembre del 1988 e l’aprile del 1990, vive una complessa relazione con un diplomatico russo di stanza a Parigi denominato solo come S.

L’intero romanzo gira attorno agli stati d’animo della narratrice, che piega sé stessa ai desideri di colui che ama al punto di non riconoscersi più: scopre di essere divenuta null’altro che «una comparsa» nella sua stessa esistenza. Senza l’uomo che ama, ella ha perso significato: tutto attorno non ha colore, e neanche la scrittura che tanto ama riesce a riempire il vuoto che lui ogni volta lascia.

Ma Annie sa fin troppo bene che è una passione destinata a scottarla irrimediabilmente: è un uomo sposato e, quindi, appartiene ad un’altra. Eppure, quando rilegge spasmodicamente Anna Karenina, non può che vedere sovrapporre il loro amore con il sentimento tormentato che lega Anna e Vronskij.

Una catabasi emotiva: perdersi e ritrovarsi

Con quest’opera, la Ernaux restituisce al lettore un complesso mosaico di sentimenti complessi e indivisibili: l’attesa, il sentimento e la perdita fanno da assolute protagoniste del romanzo.

L’attesa è colei che permea ogni singola pagina: Annie vive ogni giorno nella speranza di una sua chiamata, un messaggio, qualsiasi cosa che annunci una sua visita. Ma queste si diradano sempre di più: se da un lato, lei vive per quei pochi istanti in cui lui è presente, il suo amante S., dall’altro lato egli la vede solo come un passatempo. Diviso fra i suoi doveri coniugali e le sue ambizioni professionali, passerà sempre meno tempo con Annie, facendola cadere in una spirale di disperazione.

Il sentimento che ella prova per S. è presente in ogni singola pagina: è impossibile prescindere da esso, ogni istante le ricorda che la sua è una passione destinata a lasciarla scottata per l’eternità. Ogni momento della sua giornata è dedicata alla sua memoria, così preponderante che arriva ad oscurare gli altri pensieri. Come già anticipato, quando S. non è presente, Annie perde completamente sé stessa.

Rileggo gli ultimi due paragrafi, la stessa scrittura, nessuna interruzione, sempre lo stesso flusso nero di zampa di gallina. In mezzo c’è stato il tempo in cui conta soltanto l’Altro, solo lui, solo la pelle, l’abisso del desiderio. Il modo in cui lo restituirà la scrittura sarà sempre inferiore. Eppure non ho nient’altro quando lui non c’è.

Perdersi ha un duplice significato: quella di Annie è una lenta perdita dell’uomo che ama, la cui presenza si fa sempre più distante nella sua esistenza, ma è soprattutto la lenta perdita di sé stessa. Ella non è altri che l’ombra, la comparsa di ciò che è sempre stata: senza S., Annie perde il suo autentico essere. Ed è questo l’elemento struggente del romanzo: le parole della Ernaux non censurano, non edulcorano, quello che il lettore si trova davanti è il racconto di una passione che l’ha consumata senza lasciarle possibilità alcuna.

O il lavoro intellettuale o perdermi, non ci sono alternative. Sto davvero malissimo. Mi dispero per tutto. La visione di questo anno di illusioni, dall’inizio di ottobre, l’assoggettamento in cui ho vissuto e, come se non bastasse, la perenne possibilità di una rottura. Di fatto, non soltanto mi devo abituare all’idea che ci lasceremo, ma me lo devo addirittura augurare, per il mio equilibrio, che ora mi appare ridotto a uno stato di indifferenza, ad uno stato morto.

Quella qui riportata è uno dei frammenti più emblematici del testo: il momento in cui Annie realizza di aver perso sé stessa, di doversi augurare la fine di questa storia lacerante della quale non può fare a meno.  Ogni istante in cui S. non c’è, il pensiero di Annie corre a lui: per riempire la sua assenza, cerca di leggere e studiare qualcosa che glielo ricordi. La presenza di S. è pervasiva: egli è riuscito a penetrare nella sua mente e nella sua anima, riducendola quella comparsa di cui ha diffusamente scritto.

In conclusione, è necessario proseguire con alcune considerazioni circa lo stile della Ernaux. La sua penna è magistrale: la sua capacità di ritrarre tutte le possibili sfumature delle emozioni umane rende impossibile staccare gli occhi dal testo in questione.

L’utilizzo della tecnica narrativa del diario consente al lettore non solo di immedesimarsi nella protagonista, bensì di osservare la sua anima e scandagliare tutti i complessi processi che la caratterizzano. Nessuna sfumatura resta inesplorata, permettendo al lettore di sentire su di sé tutto il dolore di Annie.