19 Aprile 2024

Pensi di stare meglio? Viaggio nella mente di Edo Massa

Quella del fumetto è un’arte in grado di valicare i confini del genere e addentrarsi nel campo letterario: è quello che accade con l’ultima uscita di Edo Massa, Pensi di stare meglio?, edito dalla casa editrice minimum fax per la collana Cosmica.

Tra le tavole di questa divertente e intensa graphic novel è possibile infatti ravvisare dei meccanismi molto vicini a quelli della narrativa autobiografica, tuttavia con una ironia e una visione propria del fumetto.

Pensi di stare meglio?

Prima persona singolare

Edoardo – o Edolardo, Larderello, Pedoardo, Ricchiò, Fetoardo – è un giovane fumettista, abita a Bologna e trascorre il suo tempo tra lavori, uscite e sedute dalla psicologa. Ingarbugliato da insicurezze, ansie e dubbi esistenziali, il protagonista compie un’indagine interiore osservandosi attraverso la lente psicoterapeutica, ma si tratta di un percorso irto di ostacoli.

Lo si osserva sin dall’incipit della storia, quando, di fronte a una videocamera – oggetto che presto assumerà sembianze antropomorfe mutandosi nella psicologa che lo ha in cura -, compie un primo atto di controllo della propria storia affermando Mi chiamo Edoardo ma gli amici mi chiamano Drago”. Subito però contraddetto da una nuvola di dialogo esterna che ammonisceNon è assolutamente vero!, facendo ripiombare l’io narrante in uno stato di insicurezza tale da tradursi in estraniamento. La sua storia ha inizio a Pittsburg, Pennsylvania, dice, con un uomo troppo scemo per vivere che viene arrestato dopo aver rapinato una banca.

Quali legami ha questa storia con quella di Edoardo? Nessuno, o forse molti. Ciò che realmente conta è la volontà del protagonista di dirigere la sua storia, prendere in mano le redini della narrazione, mutandone continuamente la materia, le forme, i colori.

Molteplici Io

La vita di Edoardo, come quella di qualsiasi giovane adulto, è un disastro sotto mille punti di vista: la difficoltà ad abitare una società come quella contemporanea, profondamente differente da quella della propria infanzia e adolescenza, è un problema di dimensioni sovraumane per chi vorrebbe piacere a tutti e non dispiacere a nessuno. Per un people pleaser, insomma. Indossare maschere non basta più, bisogna compiere una rivoluzione interna: imparare a conoscere tutti gli io che abitano sotto la nostra pelle, accettarli e lavorare su di essi nel rispetto degli altri.

Non è affatto un compito facile. Soprattutto quando, a tutto questo, si aggiunge la necessità di elaborare un trauma.

Le domande all’apparenza semplici, ma in realtà piene di implicazioni della psicologa scaraventano Edoardo in un tunnel di sbigottimento e incredulità, portandolo a interrogarsi continuamente su sé stesso e sui suoi molteplici alter-ego.

Nel folto bosco di personaggi che animano questo racconto infatti troviamo Batman, simbolo della virilità e del machismo, le cui conversazioni con il protagonista sono intercettate dalla Queer Police che mette a tacere, impietosa, ogni elemento che non abbia in sé aspetti di inclusività, anche se puramente figurativi. C’è Matteo, detto Batte, l’amico strano e alquanto incivile, tuttavia libero di essere sé stesso, colui che rivolge la domanda a Edoardo, Ma tu pensi di stare meglio?, catapultandolo in un immenso dubbio esistenziale, una matassa indistricabile; poi Caterina, la sua migliore amica, femminista incallita, tuttavia solo di facciata, intollerante nei confronti dell’umanità intera; ci sono Entony e Gessica, espressioni di una società ormai passata che non intende adeguarsi ai tempi odierni; l’amico con il cranio spaccato; la ragazza con cui sta nascendo qualcosa; la psicologa-divinità; infine A., la cui assenza pesa in ogni illustrazione.

Il processo psicoterapeutico

Il processo psicoterapeutico è centrale in questo fumetto, dove non soltanto assistiamo al percorso di accettazione di Edoardo, ma ascoltiamo le parole della stessa psicologa dalla posizione privilegiata di lettori. Difatti, tramite un espediente narrativo, Edoardo consegna alla psicoterapeuta il compito di scrivere i dialoghi di alcune tavole: il risultato sarà in parte verboso, asettico e privo di slanci, come sottolinea anche la mancanza di colorazione e la grafia digitale, tuttavia intenso.

Trascrizione del dialogo scritto dalla psicologa, pp. 80-84:

Edoardo: “delle volte mi sento neanch’io so come… sono sempre in allerta che arrivi una notizia brutta, mi manca l’aria e delle volte corro lontano da tutti. sento di dovermi occupare di tutti. c’è una vocina che mi dice spesso che non vado bene, che mi monto la testa, che esagero.”
Psicologa: “beh, è una parte di te che forse avrebbe tanta voglia di essere ascoltata dopo tutto questo tempo in cui ha lavorato per proteggerti dicendoti queste cose: avrà avuto le sue buone ragioni per farlo? proviamo a capire quando questa parte è nata. che aspetto ha? che voce ha? che età ha? di che cosa ha paura questa parte tanto odiosa? dove hai imparato a dirti queste cose, e perché? con la terapia EMDR possiamo affrontare i ricordi non elaborati che danno origine a molte disfunzioni. dopo un evento traumatico la maggior parte delle volte il nostro cervello , che è programmato per farci star bene, sviluppa le strategie adattive ed elabora. altre volte invece sviluppa strategie maladattive e ci porta in dei circoli viziosi poiché rimane nel passato, nel momento in cui ci accadono le cose traumatiche. le tracce del trauma rimangono nelle emozioni, nel corpo, nei pensieri, nei comportamenti, nelle relazioni. spesso vengono immagazzinati nel cervello come pezzi di puzzle sparpagliati e sono in grado di farci agire nel presente. in terapia andiamo a fare un viaggio e ad ogni apertura scarichiamo informazioni disfunzionali e aggiungiamo quelle adattive. facile, no? NO, è un viaggio coraggioso quello di guardarci dentro e accoglierci. è un’arte, e tu ne sei esperto (sento quella vocina che dice il contrario…) adesso basta, mi hai fatto scrivere troppo.”

Interessante notare come questo non sia l’unico espediente narrativo particolare utilizzato da Edo Massa in Pensi di stare meglio?: nel fumetto infatti incontriamo anche momenti di “rottura della quarta parete” e citazioni ai meme più conosciuti.

L’incontro con l’altro e l’accettazione di sé

Per poter giungere a una crescita interiore spesso è necessario che si muova qualcosa anche all’esterno. Il punto di svolta nella vita di Edoardo è l’arrivo della ragazza, non casualmente priva di un nome, la cui conoscenza lo porterà sin dal principio a scontrarsi con parti di sé difficili da gestire.

Il loro primo incontro è anticipato da un’illustrazione che copre interamente la pagina con nuvole di dialogo fitte di “scusa” e “mi dispiace” preventivi. Nelle tavole successive assistiamo a un attacco d’ansia, non di panico che lascia presagire sia avvenuto qualcosa di orribile… e invece no, non è successo nulla. O meglio, è accaduto soltanto Edoardo.

Dopo il primo appuntamento i due continuano a frequentarsi, conoscendosi sempre più a fondo e interrogandosi su questioni complesse. Tutte le insicurezze e le paure di Edoardo vengono fuori nell’incontro con l’altro e, se questo inizialmente lo spaventa perché convinto possa portare a una separazione, con il tempo si renderà conto che si può essere amati per ciò che si è e non per ciò che si finge di essere.

Pensi di stare meglio? non si conclude però con un lieto fine vero e proprio: accettare sé stessi è un lavoro complicato, quotidiano. La strada è ancora lunga.

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