Pastorale americana: storia di una famiglia e di un’America che brucia

Vincitore del premio Pulitzer per la narrativa nel 1998 e titolo inserito nei 100 classici di nuova generazione, Pastorale americana è un capolavoro della letteratura americana che distrugge totalmente lo stereotipo della famiglia americana e dell’America intera. Nelle sue pagine si susseguono racconti di guerra, fanatismo, crisi e dialoghi familiari che scardinano la maschera sociale del paese.

Sebbene ci sia un po’ da faticare durante la lettura a causa di divagazioni, spiegazioni infinite e sproloqui su dettagli poco interessanti, non demordete. La storia che si andrà a delineare vi catturerà completamente lasciandovi poche certezze su ciò che vi circonda.

Questo libro fa per voi se vi chiedete cosa si nasconde dietro la facciata perfetta e immacolata di una tipica famiglia della Mulino Bianco. Se pensate che le persone siano solamente ciò che mostrano di essere. Se credete che l’essere umano sia il semplice risultato del suo passato e delle sue azioni presenti.

Trama

Lo Svedese. Negli anni della guerra, quando ero ancora alle elementari, questo era un nome magico nel nostro quartiere di Newark, anche per gli adulti della generazione successiva a quella del vecchio ghetto cittadino di Prince Street che non erano ancora così perfettamente americanizzati da restare a bocca aperta davanti alla bravura di un atleta del liceo.

La storia comincia con la descrizione del protagonista di questa storia, Seymour Levov, un bravissimo atleta che dirige una fabbrica di guanti. Seymour viene soprannominato da sempre “lo svedese” a causa della sua bellezza, della sua altezza e delle sue abilità atletiche.

Chi ci racconta questa storia è Nathan Zuckerman, ex ammiratore liceale di Seymour, uno scrittore ebreo che si è deciso a scrivere qualcosa sulla vita dello svedese dopo aver intuito che l’uomo dalla faccia pulita e dall’infinita gentilezza in realtà nasconde una storia molto più tragica.

Rimane il fatto che, in ogni modo, capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticarsi di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite…Beh, siete fortunati.

Durante il racconto scopriamo che Seymour Levov è un ottimo dirigente per la sua fabbrica, un bravo marito (sposato con Miss New Jersey) e un dolcissimo padre di una bambina. Tutto sempre perfetto in questa famiglia americana, ma pagina dopo pagina scopriremo che non tutto è veramente ciò che sembra.

Scavando nel passato dello svedese cominciano a spuntare tante luci quante ombre. La vita di Seymour risulta spezzata in due a causa di un dramma familiare. Un dramma accaduto a causa di sua figlia Merry.

Quella che ci viene presentata come una bambina dolce, intelligente e curiosa in realtà è un’anima infelice. Merry, infatti, sin da piccola comincia a presentare dei disturbi di fonazione e balbuzie che la influenzeranno per tutto il resto della vita, nonostante gli incontri periodici con psicanalisti e logopedisti.

Col passare del tempo Merry diventa un’adolescente ribelle, scontrosa, provocatoria e con idee pericolosamente estremiste riguardo la società e la guerra in Vietnam. La sua rabbia colpisce ogni persona con cui entra in contatto, in particolare i suoi genitori con cui discute e urla quotidianamente sentendosi incompresa e in gabbia.

Il culmine dell’estremismo alla fine arriva nel modo più inaspettato possibile: una bomba. Le conseguenze sono tante e pesanti. Le azioni di Merry distruggeranno la sua famiglia, la sua comunità, il suo paese e lei stessa, portandola ad una vita misera e regalando i suoi genitori in un abisso di sensi di colpa.

Aveva imparato la lezione peggiore che la vita possa insegnare: che non c’è un senso. E quando capita una cosa simile, la felicità non è più spontanea. È artificiale e, anche allora, comprata al prezzo di un ostinato estraniamento da se stessi e dalla propria storia.

Il fallimento di una generazione

Pastorale americana ci racconta un’epoca ben precisa della storia americana regalandoci un’analisi molto intima delle condizioni socio-politiche di quel tempo. Lo fa invitandoci a spiare le finestre di una famiglia alto-borghese e agiata: la tipica famiglia dell’America perbene.

Dietro la storia di Merry si cela però un’irrequietezza molto comune in tutta la generazione di giovani che attaccò l’America capitalista, negli anni ’60, attraverso atti terroristici e proteste per far terminare la guerra in Vietnam. Violenza contro la violenza.

Un paese che abbandona con ferocia l’Americana sana di chi crede nel valore dello sport e del lavoro per sprofondare nell’incertezza e nell’instabilità delle rivolte.

I personaggi

Ciò in cui eccelle Philip Roth, secondo me, è il riuscire a delineare benissimo i personaggi. Basta un dialogo o una descrizione per avere il quadro complessivo del personaggio che è appena entrato nel racconto. Ma in questo libro Roth fa di più.

Non si limita a raccontarci chi sembra quella persona, piuttosto ci racconta tutto di lui o di lei: la sua storia, il suo modo di vivere, il suo modo di sorridere e il suo tono di voce. E così ci ritroviamo ad immaginare quella persona nella sua totalità, senza maschere.

Ma alla fine è lecito chiedersi: potremo mai conoscere davvero e completamente una persona?