Pasolini e l’amicizia con Moravia

In letteratura sono tanti i poeti e gli intellettuali accomunati da ideologie e modus operandi comuni. Alcuni di loro semplicemente hanno parlato del legame di amicizia che li legava, altri ancora lo hanno tenuto nascosto e sono stati poi gli storici, a scoprirlo ed interpretarlo. È quanto successo con due autori di spicco della letteratura italiana: Pier Paolo Pasolini e Alberto Moravia. Basta aprire la galleria di Google per vedere le innumerevoli foto che li ritraggono assieme, e percepire quel qualcosa, quel legame che nonostante due caratteri e due visioni completamente diverse, andó avanti a lungo.

Infatti, da quanto si è appreso negli ultimi tempi, anche grazie alle ricerche letterarie condotte da filologi e studiosi, i due intellettuali avevano delle idee completamente differenti ma li legava un rapporto di profonda stima.

Chi sono Pasolini e Moravia?

Sia Alberto Moravia che Pier Paolo Pasolini hanno raccontato della società del tempo, attraverso quello che può essere definito un forte senso di appartenenza; il cosiddetto esistenzialismo che ha guidato la carriera letteraria dei due intellettuali. Parlavano del presente pensando al passato, con lo sguardo sempre proiettato al cambiamento. Una mutazione importantissima ai quali i due si ricollegavano spesso all’interno delle proprie opere o nel corso di interviste.

Le differenze di classe, trattate dai due intellettuali, vengono fuori in modo diverso. A proposito di un articolo apparso sul Corriere della Sera, circa lo stupro di una ragazza, Moravia intervenne criticando la posizione di Pasolini, parlando di invidia che a sua volta indica un’inferiorità sociale. Ma attenzione, questo non significa omologare tutto, rischiando di appiattire il panorama sociale, ma fa riferimento all’appartenenza ad un determinato tessuto sociale e a quelle ideologie che caratterizzano tutto. La famiglia è una difesa cui l’uomo si aggrappa per paura. Ma al contempo è una delle cose più belle per l’umanità. 

Era un uomo silenziosamente simpatico; un silenzio pieno di contenuto”, disse Alberto Moravia, circa Pier Paolo Pasolini.

Un amore irreversibile per sua madre, rivelato a Moravia, amava profondamente chi lo aveva messo alla luce. E questa probabilmente era la sua più grande paura, quella idi lasciarla sola. 

Era il 1957 e non era facile capire certe contraddizioni. Pasolini, lui, l’intellettuale che si definiva un comunista eretico, religioso ma a modo proprio, frequentatore delle borgate più degradate, dove sapeva di essere a rischio.

Quando egli stesso arrivò a Roma, nel 1950, trovò una città al tempo stesso devota e pagana, bacchettona, in continua espansione verso le sue periferie.

E proprio questo Pasolini voleva raccontare, quel mondo distrutto ma in rinascita, e per tale convinzione, egli è ancora oggi considerato un profeta della politica e della società, le cui teorie su questi ambiti hanno spesso previsto aspetti lontani dalla sua epoca.

L’amicizia

L’amicizia con Alberto Moravia, oscura, tenuta lontana da qualsivoglia voce di popolo, fu qualcosa di molto intenso, basata su una continua contrapposizione tra idee ed ideologie, due ambiti completamente differenti, che se analizzati a fondo spiegano i difetti di una società in continuo cambiamento, da capire e nella quale trovare una propria collocazione.

Per quanto riguarda l’amicizia tra i due intellettuali, si può parlare di tale rapporto con cognizione, analizzando la dicotomia tra due opposti. Interessante la descrizione del primo incontro, antitesi tra i loro pensieri e le loro vite. Sui viaggi, sui nuovi giovani e le loro proteste (malvisti da Pasolini e ammirati da Moravia), sul senso di certi aspetti della letteratura, si può dire in contrasto quasi su tutto, ma fortemente legati da ciò che in realtà li divideva.

Un continuo confronto che non ha mai smesso di affascinare storici, filologi, intellettuali, e che ancora oggi rappresenta un importante oggetto di studio.

Capire le personalità, o meglio, gli aspetti che ne hanno contraddistinto l’attività poetica e culturale, consente di identificare il modus operandi della società del tempo. La società del dopoguerra, fortemente condizionata da una sete di speranza, senza fine. In corsa, devota, ma anche recidiva e spesso in opposizione con i canoni e le norme del tempo.

Pier Paolo Pasolini era attratto dall’elegante romanziere borghese, una figura quasi paterna, che utilizzava una lingua fortemente interpretativa e pulita, ciò che lui non voleva fare.  Di certo il coraggio non gli mancava, ma la lingua tagliente e l’utilizzo del dialetto romano,  quello semplice e puro, gli permetteva di esprimersi, o meglio, di far comprendere la vera natura delle borgate che lui stesso frequentava. 

Moravia invece era elettrizzato dalla vitalità piccolo borghese di un provinciale piovuto a Roma dal Friuli.

Riflettere sul legame di amicizia tra Pasolini e Moravia, dà adito ad una riflessione critica e sociale, ma anche di carattere politico su due classi sociali che si può dire siano sparite. 

La loro amicizia si fa portavoce di un mondo perduto nel quale i due operarono, e permette di ricostruire la storia di quegli anni così diversi dagli attuali, ma nei quali si riscontrano molti elementi perfettamente contestualizzabili, vicini ai giorni nostri.