Particelle brucianti di esistenze lacerate

“Le particelle elementari” è un libro di Michel Houellebecq pubblicato nel 1998, in Italia nel 1999 da Bompiani. In 360 pagine viene pigiato – con grande successo – il contenuto di due intere esistenze, allo stesso tempo in modo estremamente pragmatico, quasi meccanicistico, e con grande rilievo alle sensazioni e ai disagi dei protagonisti.

Vent’anni dopo, Bruno non aveva ancora mai, di fatto, pensato alla morte; e cominciava a credere che non avrebbe mai cominciato a farlo. Fino all’ultimo avrebbe desiderato vivere, fino all’ultimo si sarebbe battuto contro gli accidenti e le sventure della vita concreta e del corpo che si logora. Fino all’ultimo istante avrebbe chiesto una piccola proroga, un piccolo supplemento di esistenza. Fino all’ultimo istante, in particolare, sarebbe andato in cerca di un ultimo momento di godimento, di una piccola chicca supplementare.

Michel e Bruno: due vite semplicemente infelici

“Le particelle elementari” ha la forza di scaraventarci con violenza, di nuovo, nel periodo della adolescenza. Un’adolescenza che per alcuni può essere stata del tutto atipica, buia, vischiosa e un periodo in cui semplicemente tutto sembrava troppo ed era insostenibile. Un’adolescenza in cui si aveva la sensazione di vivere senza pelle, con la carne nuda esposta. La sensazione, leggendo questo libro, richiama esattamente questa esperienza di fragilità.

Alla fine, quello di cui si parla sono semplicemente due vite: quella di Michel e Bruno, due fratellastri estremamente diversi tra loro: il primo insegnante, il secondo biologo. Hanno la stessa madre, l’unica cosa che realmente li lega in qualche modo. Ma una vita può davvero essere “semplice”? Credo sia impossibile. Infatti tra queste pagine si viene lanciati tra le turbe di queste due persone, in due esistenze completamente lacerate.

Il sesso: un cardine dell’esistenza

Un ampio spazio è dedicato al sesso. In giro per il web si possono leggere alcune recensioni con basse votazioni perché, a detta di chi le ha scritte, “questo è un libro che parla di frustrazione sessuale”. Nulla di più sbagliato. Perché il sesso non è il fine, è semplicemente un mezzo, una fame pruriginosa che contiene in sé tutto il resto dell’essere, che permette di esprimere i nostri desideri e i nostri traumi in parte sconosciuti anche a noi stessi.

La sessualità riguarda tutto fuorché il sesso“, mi dice una persona fidata, e io ne sono convinta.

Bruno ha evidenti problemi con la sessualità, è un elemento morboso e ossessivo nella sua esistenza, lo spinge spesso alla disperazione, alla masturbazione furtiva e continua, alla continua ricerca di compagne. Michael è invece un passo di lato a tutto, incapace di amare, di “esserci”, come essere umano. Il sesso non gli interessa particolarmente, il piacere che prova è tiepido, semplicemente una deviazione rispetto alla norma, che ci sia o no non cambia. Su queste due rette parallele si snodano molte questioni.

Le gocce colpivano la tela della tenda con un suono opaco, a qualche centimetro dal suo viso, ma Michel era al riparo dal loro tocco.Di colpo ebbe la sensazione che la sua intera vita sarebbe stata simile a quel momento. Lui avrebbe attraversato le umane emozioni, talvolta sentendosele vicinissime; gli altri avrebbero conosciuto la felicità o la disperazione; nulla di tutto ciò sarebbe mai riuscito a riguardarlo o a colpirlo. (…) Si sentiva separato dal mondo da qualche centimetro di vuoto che formava intorno a lui un guscio o un’armatura.

Il puro dolore, senza pornografia e senza vittimismo

Il dolore di entrambi i protagonisti è variegato e complesso, e viene rappresentato senza quella tipica sfumatura pornografica che capita di trovare in diversi testi. Forse è proprio questo quello che colpisce più dritto: viene epurato del suo contorno e semplicemente lasciato sulla pagina. Niente vezzi, niente addolcimenti, niente vittimismo, niente esibizionismo, non una parola o un dettaglio in più del dovuto. Solo il suo nucleo più profondo, che in fondo è quello più scarno e semplice. Semplicemente c’è, pervade tutto ed è inutile nasconderlo.

Il tempo che scivola via

Le loro vite sembrano consumarsi nel giro di un secondo e lungo tutto il libro è fortissima ed elettrica l’angoscia verso il tempo che avanza, la vecchiaia, il corpo così fisico e materiale che si deteriora secondo per secondo, una specie di corsa contro il tempo per godersi le poche felicità in serbo per ciascuno – ad un certo punto, secondo Houellebecq, questo rapporto si ribalta e, più il tempo passa, minori sono le cose destinate a scaldarci il cuore.

La solitudine e l’assenza di un qualsiasi riscatto, la miseria di anni di esistenza, il senso di inutilità, la paura, la distanza dagli altri, sembrano incolmabili. E forse lo sono.