Parti e omicidi: la nuova opera visionaria di Murata Sayaka

Torna in libreria una delle autrici giapponesi contemporanee più folli e visionarie.
Murata Sayaka ci porta una nuova raccolta di racconti, sulla stessa scia psichedelica delle precedenti opere: I terrestri e La cerimonia della vita. Allontanandosi sempre di più dalla concretezza de La ragazza del Convenience store, il romanzo che le ha dato la fama.

Parti e omicidi è stato pubblicato dalla casa editrice Edizioni E/O a Maggio 2024; si tratta di una raccolta di 4 storie, ambientate in una Tokyo di un futuro non ben precisato, in cui la società si regge su regole molto diverse da quelle del nostro mondo.

10 bambini per un omicidio

Nel primo racconto che è anche quello che dà il nome all’opera, il governo ha adottato un nuovo sistema per risolvere il problema del calo delle nascite: Il sistema dei parti e omicidi.
Sia gli uomini che le donne possono assumere il ruolo di “gestanti“, una nuova categoria sociale che ha l’incarico di partorire nuove vite (per chi se lo stesse chiedendo, agli uomini viene impiantato un utero artificiale).
I gestanti che riusciranno nell’impresa di dare alla luce 10 nuovi bambini, potranno decidere di togliere la vita a una persona, che non può esimersi dall’assumere il ruolo di “morente“.

La vita assume un nuovo valore. L’omicidio non è più ritenuto sbagliato se portatore di nuove vite.
E per coloro che si macchiano dell’omicidio senza ricorrere al nuovo sistema, la punizione diventa quello di partorire bambini, fino a che il corpo indebolito e sformato non cede.

Gli altri tre racconti

Parti omicidi è la storia più d’impatto e anche quella più lunga e articolata, le altre tre sono brevi e toccano temi diversi.

In “Triade” le relazioni di coppia sono ormai superate e sostituite dalle “troppie”.
Diventa pratica comune quella di avere più partner, indipendentemente dal sesso biologico.
Cambia il modo di approcciarsi al sesso e alla relazione.

Un matrimonio pulito” racconta di una coppia di sposi intenzionata ad avere figli, senza avere rapporti sessuali.
I due si sono conosciuti su un sito d’incontri e vedono la famiglia come un sistema “pulito” che non deve essere macchiato dall’atto sessuale, che si consuma al di fuori del nucleo e con altri partner.

Nell’ultimo racconto “Ultimi momenti di vita“, la società è riuscita a sconfiggere la morte, grazie ai progressi della medicina.
Nonostante non si muoia più di vecchiaia, di incidenti stradali o omicidio, l’insoddisfazione e il senso di vuoto regnano, e portano molte persone a ricorrere all’eutanasia.

Un futuro molto vicino al nostro presente: il controllo della riproduzione

Murata Sayaka estremizza aspetti della nostra società, riprende temi attuali molto discussi e li porta all’esasperazione, immaginando scenari distopici controversi e suscitando in chi legge molte riflessioni.
Gli scenari presentati sono totalizzanti, c’è un governo nell’ombra che attua una politica mirata al controllo del corpo tramite nuovi sistemi che nascondono secondi fini. Lo scopo dell’autrice non è quello di fare una critica ai moderni sistemi tecnologici di riproduzione o all’esplorazione della sessualità giovanile, ma piuttosto quello di suscitare una riflessione, partendo dal “E se“.

Il controllo dei corpi e della salute riproduttiva delle donne è stata una delle principali caratteristiche delle grandi dittature del XX e del XXI secolo. Attraverso di esso si veicolano messaggi molto più potenti: lo stato invade anche l’intimità dei suoi cittadini, imponendo delle specifiche modalità e tempistiche circa la procreazione. Anche la sterilizzazione forzata – a causa dell’inserimento di un dispositivo intrauterino – è un evento fin troppo comune nel nostro mondo coloniale. Durante il XX secolo, molte donne – specialmente native americane – hanno denunciato di aver subito questo processo fra l’adolescenza e l’età adulta.

L’antropologia della Sayaka emerge come negativa, specialmente nel primo racconto: la pulsione omicida dell’essere umano è qualcosa di dato per assodato, parte integrante del nostro essere. Consequenzialmente, l’idea di interrompere una vita non è più da considerarsi raccapricciante. Ogni essere umano ha il diritto di uccidere, basta che si impegni prima a mettere al mondo dieci vite.

In questo modo, l’omicidio non è più un delitto, bensì un mero processo numerico: una vita per dieci vite. La prospettiva è raccapricciante, e il tormento che ne deriva emerge perfettamente dalle riflessioni della protagonista e voce narrante. L’omicidio ha cambiato status giuridico, diventando così una semplice azione legale, sostenuta anche dall’apparato statale che garantisce che la vittima non fugga dal suo destino.

Conclusioni

Senza ombra di dubbio, l’idea di fondo dei vari racconti é interessante e attuale. Purtroppo, il secondo e il terzo racconto non reggono il confronto con il primo, e nell’ultimo manchi un maggiore sviluppo di trama.

Per quanto riguarda Parti e Omicidi, il racconto che da il nome alla raccolta, forse avrebbe funzionato più come romanzo, sviluppando maggiormente alcuni aspetti e sfaccettature, che come singolo racconto. Il sistema statale descritto dalla Sayaka è ricco di spunti di riflessione, che dovrebbero farci riflettere oggi più che mai: quel che viene riportato in Parti e Omicidi non è altri che l’estremizzazione di eventi che sono già accaduti nel nostro modo. Solo, posti in un’ottica distopica.

Pur con qualche riserva, rimane una raccolta che vale la pena leggere, specialmente se si è interessati a questo tipo di tematiche.