Padiglione di riposo: fuori dal tempo, oltre il tempo

Padiglione di riposo, del Premio Nobel spagnolo Camilo José Cela, è un libro di difficile classificazione. Nelle sue 138 pagine, pubblicate da Utopia Editore e tradotte da Antonio Bertolotti, ci sono un romanzo, stralci di diari, lettere d’amore e non solo, frammenti di esistenze sospese fuori dal tempo, oltre il tempo.

Padiglione di riposo

Fuori dal tempo, fuori dal mondo

L’autore galiziano, uno dei più fulgidi esempi del rinnovamento del romanzo spagnolo del Novecento, ci consegna un libro frammentario e disorganico, tenuto insieme soltanto da alcuni interventi puntuali a fare da fil rouge e, ancora di più, da uno spazio ben preciso a fare da contenitore.

Cela stesso, in apertura, ci rivela quanto sia difficile classificare queste pagine, eredi in un certo senso della sperimentazione letteraria di Miguel de Unamuno con il suo Niebla (uno dei romanzi più importanti della letteratura spagnola moderna).

è il tentativo […] di svincolare il dato contingente dal tempo che lo soffoca e dallo spazio che lo imprigiona. Nel testo l’azione è inesistente e la linea di argomentazione è così fragile, così esile, che a volte sfugge di mano.

Padiglione di riposo è la storia, anzi, le storie, di un sanatorio adibito alla cura dalla tubercolosi: non sappiamo nulla di più. Non sappiamo dove sia, non sappiamo in che anno (o in quali anni) si svolgano le vicende narrate e raccolte. Eppure, leggendo scopriamo che non ci importa nemmeno. Il libro intero, di una delicatezza e di uno struggimento rari, è volontariamente sospeso, fuori dal mondo e, soprattutto fuori dal tempo. 

Inazione e storia

In Padiglione di riposo sembrerebbe non succedere nulla: incrociamo le esistenze sospese dei pazienti del sanatorio, senza saperne mai nemmeno il nome. Li riconosciamo dal numero della loro stanza e vivono nell’attesa. Di cosa, in fondo, si sa e non si sa: è una quotidianità rarefatta costituita di malinconia e sospensione data dalla malattia. 

C’è il ricordo di un “prima”, ma una disarticolazione del presente. Eppure, nonostante questa dolorosa consapevolezza, non riusciamo ad abbandonare la lettura. Seguiamo occhi azzurri, amori tormentati e amori rassegnati, seguiamo paure e una comune speranza di guarigione. Eppure è proprio questa inazione del presente che porta i lettori all’hic et nunc che i degenti stanno vivendo, persino quando sembrerebbe non succedere assolutamente nulla.

I grani dei giorni

I giorni scorrono nei grani un rosario laico di esistenze evanescenti, in cui c’è tuttavia la consapevolezza che, letteralmente, ogni tramonto potrebbe essere l’ultimo. Eppure, in questa paura troviamo incredibilmente solo vita. In mezzo alla sofferenza, i pazienti sembrano concentrarsi spasmodicamente in ogni secondo che accade loro, forse proprio nel timore di non poter gioire più, in una sorta di ungarettiano “Non sono mai stato tanto attaccato alla vita”.

Gerardo Masuccio, editor di Utopia, ci avvisa che, leggendo Padiglione di riposo, non vedremo opposto l’infelice all’uomo felice, ma all’uomo che teme di non conoscere più la felicità. Forse perché ogni essere umano si aggrappa ai grani dei giorni passati, perché l’incertezza dei giorni che ancora devono essere fa più paura della morte.

Altrove, forse

Attorno alle storie di questo sanatorio, che è tanto diverso dal sanatorio della Montagna incantata di Thomas Mann e le sue filosofie, le sue ricerche, la sua ricerca di senso in un mondo al collasso, troviamo una natura che forse non ci aspetteremmo, una natura che viene descritta con uno struggimento tale da diventare parte delle storie che sentiamo raccontare dai pazienti. 

C’è qualcosa, in quegli usignoli che cantano, nella pioggia, nel paesaggio intorno, che partecipa alla vita frammentaria e sospesa dell’Altrove in cui i degenti vivono. È quella natura a consegnarci la realtà dell’esistenza, una natura le cui descrizioni all’inizio sembrano sovrabbondare rispetto alla storia. Eppure, leggendo, scopriamo come questa contribuisca a un affresco molto più grande dell’alternarsi di morte e guarigioni. Tutto quanto resta sotteso e strabordante agli attimi presenti, altro non è che un enorme inno alla vita.

Padiglione di riposo è, inaspettatamente e forse persino paradossalmente, un’unica storia di attesa, di vita, di ricerca continua di istanti che muoiono, tra i cui indugi possiamo vedere brillare scintille di un puro presente.