Oltre i confini: conosciamo meglio la casa editrice La nuova frontiera
Piccoli libri, grandi mondi. È questa la prima impressione che i libri della casa editrice La nuova frontiera danno al lettore.
L’impressione rimane quando in quei mondi ci si immerge, trasportando l’immaginazione oltre i confini. Nel catalogo de La nuova frontiera troverete principalmente autori e autrici sudamericani, ma non solo.
Avrete la possibilità di viaggiare, pur stando fermi, in mondi lontani dal nostro ma resi più vicini dalle brillanti penne scelte dalla redazione.

È proprio dalla redazione della casa editrice che Marta Silvetti, traduttrice e redattrice editoriale, ci racconta La nuova frontiera dall’interno, svelandoci qualche chicca preziosa.
Ciao, presentati e raccontaci qual è il tuo ruolo nella Casa editrice.
Sono una traduttrice dal portoghese e redattrice editoriale. In casa editrice mi occupo principalmente del lavoro sul testo: la revisione delle traduzioni e la correzione delle bozze. Mi capita spesso anche di valutare dei titoli e proporli. Inoltre curo la comunicazione sui social e la newsletter.
Ci racconti la storia della casa editrice? Dove e quando è nata? Aneddoti? Da cosa/chi prende il nome la casa editrice?
La Nuova Frontiera è nata una ventina di anni fa a Roma. Una curiosità che in pochi sanno è che inizialmente pubblicavamo carte nautiche. Ne abbiamo ancora diversi esemplari in redazione e sono bellissime, retaggio fascinoso di un’altra epoca, quando non esisteva il GPS. Curiosità nella curiosità: c’è un piccolo easter egg in quel romanzo straordinario che è Archivio dei bambini perduti di Valeria Luiselli che riguarda proprio le nostre carte nautiche :) Poi, quando siamo passati ai libri volevamo che questa origine legata all’esplorazione e alla scoperta rimanesse ben chiara anche nel nome.

Qual è l’idea che anima la vostra casa editrice e le diverse collane in cui si divide, se ne avete? Come vengono scelti gli autori e i titoli che pubblicate?
L’idea che sta alla base del nostro progetto e del catalogo è appunto quella di portare alla luce territori inesplorati. Inizialmente questa ricerca si è concentrata esclusivamente su un’area ben precisa, che era quella delle letterature ispanomericane e lusofone e in particolare su tutta una serie di autori che pur essendo di immenso valore (e quindi per ragioni puramente extra-letterarie) erano rimasti fuori dal canone, comparsi come fugaci meteore o proprio esclusi dal cosiddetto boom latinoamericano. Volevamo quindi provare a fare una mappatura di queste voci e portarle ai lettori italiani (penso ad esempio a Juan José Saer, Mercè Rodoreda o Felisberto Hernández, tra gli altri). Poi abbiamo deciso di non mettere più limiti all’esplorazione e ora accogliamo nel nostro catalogo anche autori provenienti da altre aree geografiche: Stati Uniti, Canada, Francia, Olanda ecc…
In fase di valutazione e scelta prevale sempre il principio secondo cui siamo prima di tutto lettori e ciò che cerchiamo in un libro è che ci scuota, ci sorprenda, ci faccia scoprire qualcosa di nuovo, che ci lasci diversi da com’eravamo prima di cominciarlo. Volendo scomodare Kafka: “che sia la scure per il mare gelato dentro di noi”.
Le collane sono principalmente due: Liberamente, che accoglie nuove voci del panorama letterario internazionale e La Frontiera Selvaggia, dove trovano spazio autori e titoli che si interrogano sul rapporto tra letteratura e natura. Una terza collana, Il Basilisco, di classici contemporanei, si sta “rifacendo il look” e sta trasmigrando in Liberamente.
Quante persone fanno parte della vostra squadra e con quali ruoli?
Siamo in sei: Lorenzo Ribaldi, direttore editoriale; Marta Corsi, editor e responsabile del catalogo junior; Gianluca Cataldo, ufficio stampa; Flavio Dionisi, grafico; Anna Krachmalnicoff, amministrazione e io, redazione e social.
I social sono un mezzo importante per il vostro lavoro? Con quale scopo li utilizzate?
Sono un mezzo importantissimo e prezioso attraverso il quale cerchiamo di incuriosire i lettori, di svelare un po’ del dietro le quinte, di renderli partecipi di tutto il lavoro e la dedizione che ci sono dietro la pubblicazione di un libro e che spesso non si vedono, di condividere le scoperte che facciamo e che ci sorprendono. Concretamente, quello che proviamo a fare è cercare di restituire le atmosfere dei romanzi attraverso delle rubriche dedicate, dalle playlist ispirate ai libri, agli estratti, ai paratesti, alle curiosità che emergono durante la lavorazione: insomma, l’idea è quella di mostrare i libri da una prospettiva insolita.
Consigliaci tre titoli del vostro catalogo che hanno ottenuto successo e riconoscimento. Quali sono secondo voi i motivi?

Mi vengono in mente tre autrici molto diverse tra loro: Valeria Luiselli (il già citato Archivio dei bambini perduti, ma io ho amato moltissimo anche Volti nella folla), Guadalupe Nettel (La figlia unica, anche se io sono molto legata a Il corpo in cui sono nata e La vita altrove, per ragioni diverse) e Sara Mesa (La famiglia). Credo che il loro successo derivi dal fatto che siano riuscite a intercettare un pubblico piuttosto eterogeneo proprio per la loro capacità di toccare corde profonde e che ci riguardano tutti da vicino: sono tre autrici che raccontano magistralmente la complessità e la fragilità dei rapporti umani e che mettono in primo piano tutta una serie di preoccupazioni urgenti, dalle migrazioni alla maternità, ai rapporti di potere. E che, soprattutto, non hanno paura di stimolare il lettore, o anche di turbarlo nel profondo, senza voler insegnare nulla e mantenendo intatta quella spinta fortissima e imprescindibile che è il piacere della lettura.
