Ogni creatura è un’isola: diario di viaggio per ritrovare sé stesso

Andrea de Spirt è nato a Venezia nel 1989 e Ogni creatura è un’isola è il suo romanzo d’esordio pubblicato nel 2022 per Il Saggiatore. Il libro ha vinto il premio Bagutta 2023 Opera prima.

Dalla quarta di copertina:

Come si può colmare il vuoto della solitudine quando ti avvolge da ogni lato come il mare avvolge uno scoglio? Se lo chiede il protagonista di questa storia, che si è trasferito su un’isola remota sperando di trovare risposte sulla scomparsa, proprio su quelle sponde, del fratello F, forse suicida. La verità però sembra lontana, nascosta dai silenzi degli abitanti del posto; oscura come le pagine del libro che il fratello ha lasciato incompiuto e di cui lui sta cercando di scrivere un finale; ineffabile come le paure che lo paralizzano e lo spingono a chiudersi sempre più in sé stesso; irraggiungibile, come l’isola a forma di balena che osserva dalla riva. Almeno fino a quando non incontra J, una ragazza in sella a una bicicletta rossa, che sembra nascondere la chiave per capire cosa sia successo a F e per sciogliere la patina di incomunicabilità di cui è prigioniero. 

38. Sono cinque anni che non ti parlo e oggi piove. La pioggia nelle isole è sempre strana: sembra una cosa (fuori posto). Credi che se avessimo passato più tempo insieme adesso mi ricorderei meglio di te? Eppure sono venuto qui per ricordarti. Sono venuto qui per dimenticarti. Sono venuto qui per rimettere le cose in ordine, qualsiasi cosa significhi. Per non sentirmi più (fuori posto); come con questa pioggia.

Il dolore del lutto

498 note che raccontano un viaggio. Un viaggio verso una terra ventosa circondata dal mare. Un viaggio nel lutto più doloroso che esista. Un viaggio alla ricerca di risposte che riescano a far luce nel baratro.

Il protagonista è un ragazzo di cui non conosciamo il nome, ma di cui impariamo a conoscere le paure e le riflessioni attraverso le note scritte sul suo diario di viaggio. Il suo spostamento ha uno scopo preciso: scoprire perché suo fratello F. ha deciso di suicidarsi su una scogliera anonima di un’isola. Con la speranza che il fare chiarezza possa alleggerire un po’ l’anima.

4. Prima di partire la dottoressa mi ha detto di eliminare la parola paura dal dizionario.
Dalle un altro nome, un nome carino.
Tipo pinguino?” ho chiesto.
Sì, tipo pinguino.”
Pinguino mi sembra un’ottima parola, sono animali carini.

Attraverso le parole che accompagnano i giorni trascorsi sull’isola impariamo a conoscerlo meglio. Scopriamo la storia della sua famiglia e di tutte le vicende che lo hanno portato in quel pezzo di terra. Veniamo a conoscenza di un passato fatto di problemi di salute mentale, di morti accidentali e di legami recisi. E in poche pagine, grazie ad una scrittura sincera e delicata, ci ritroviamo completamente immersi nella voragine del suo lutto, così confusa e così buia. All’interno del libro vengono alternati anche dialoghi fra il protagonista e la sua psicoterapeuta; pagine del libro scritto dal fratello F. prima di morire; pensieri sulla propria esistenza e sui ricordi da tenere stretti.

Questa è la storia di come il senso di colpa, a volte, possa essere fatale. Di come eventi trascurati o minimizzati in passato possano essere degli indizi importanti. Di come le risposte spesso arrivino quando meno te lo aspetti. Di come, spesso, le risposte non servano.

3. Forse la paura è un po’ come un’isola. Se non vuoi starci, la tua unica alternativa è il mare.

Perdersi per ritrovarsi

Ogni creatura è un’isola è un viaggio nel dolore di un survivor, cioè di chi è sopravvissuto al suicidio di un proprio caro. È la storia di come, in questi casi, ci si senta soffocare dalle mille domande. Ma non solo, questo libro è un incontro fra anime perse. Tutte quelle che stanno attraversando un viaggio interiore per ritrovarsi e, forse, conoscersi per la prima volta.

Andrea de Spirt è riuscito a rappresentare in parole il significato di perdita, di smarrimento e di solitudine. Emozioni e sentimenti totalmente umani, e per questo completamente personali.
Ha scritto un libro in cui non servono nomi di persona, di città o di emozioni. Perché tutto ciò che viene raccontato è un vissuto talmente imponente da essere inequivocabile per tutti, senza spiegazioni dettagliate.

72. Sai come mi sconvolge? Che le cose brutte possono accadere allo stesso modo di tutte le altre cose.

Ogni creatura è un’isola riesce a trasmettere il senso di abbandono attraverso immagini nitide: una pila di piatti sporchi, una fila di formiche, le campane di una chiesa. Ti trasporta nella sopraffazione del caos mentale facendoti sentire il rumore del mare e la potenza del vento. Ti fa sprofondare nella tristezza sfumando l’inchiostro del font su una pagina.

Pochi libri hanno il potere di immergerti, in poche pagine, dentro uno stato emotivo così complesso e dentro una storia così dolorosa. Ne è un esempio l’autobiografia La vita di chi resta di Matteo B. Bianchi, che tratta lo stesso tema.

Ogni creatura è un’isola è un libro che parla di vuoto. Il vuoto lasciato da una perdita improvvisa e inspiegabile. Il vuoto di un lutto, che è un percorso inevitabile nella vita degli esseri viventi. È un viaggio intimo, che non ha regole scritte e non lascia indenni. Perdere un fratello in questo modo è straziante e ti lascia inevitabilmente spezzato a metà. Ma il lutto lo si vive anche per sé stessi, quando ci si rende improvvisamente conto di aver perso definitivamente ciò che eravamo.

Forse queste pagine sono per me il corpo che non hanno mai trovato, quello che mamma pensa sia seppellito sotto zolle d’erba curata dove ogni settimana ti porta i tuoi fiori preferiti, anche se non lo sono. Forse ho lasciato che gli eventi mi travolgessero e adesso mi sento un uomo solo, aggrappato a qualcosa, che cerca ancora di sopravvivere, che non vuole lasciarsi cadere.