Ōe Kenzaburō: pacifismo e antinuclearismo in chiave letteraria

Ōe Kenzaburō

La casa editrice Kōdansha ha recentemente comunicato che il 3 marzo è venuto a mancare, all’età di 88 anni, lo scrittore giapponese Ōe Kenzaburō (大江健三郎).

Vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 1994, ha profondamente colpito le coscienze nazionali e internazionali con la sua fervente critica pacifista e antinucleare.


Cenni biografici

Giovane Ōe Kenzaburō

Ōe Kenzaburō nacque il 31 gennaio 1935 a Ōse (oggi Uchiko), una piccola cittadina rurale della prefettura di Ehime (isola di Shikoku).

Aveva sei anni quando scoppiò la Guerra del Pacifico (1941-1945). L’educazione scolastica che ricevette da piccolo, quindi, era di stampo militaristico e incentrata sul culto dell’Imperatore. Le cose, però, subirono un drastico cambiamento con la sconfitta del Giappone e il conseguente instaurarsi dell’occupazione americana (1945-1952). Con essa, infatti, si sostituì allo storico sistema imperiale un ideale di democrazia, molto apprezzato dal giovane Ōe, deluso e amareggiato dalle bugie inculcategli dallo Stato durante il periodo bellico.

Il suo entusiasmo era così forte che decise di lasciare il suo villaggio per andare a studiare all’Università di Tōkyō, città che nel suo immaginario incarnava il modello di democrazia e libertà che tanto aveva a cuore. Si iscrisse al dipartimento di letteratura francese, laureandosi nel 1959.

Debuttò come scrittore negli anni ’50 e dimostrò subito il suo valore, vincendo prestigiosi riconoscimenti letterari, tra cui il Premio Akutagawa (1958) e il Premio Tanizaki (1967).

Nel 1994 divenne il secondo giapponese (dopo Kawabata Yasunari – 1968) a vincere il Premio Nobel per la Letteratura.

Tra le tematiche principali delle opere di Ōe, troviamo la forte opposizione alle armi nucleari e il sostegno al pacifismo, che furono per lui vere e proprie ragioni di vita. Senza dubbio, lo influenzò molto il fatto di vivere la Guerra del Pacifico in tenera età e di perdere il padre in battaglia.

Questo XX secolo è ammalato di un cancro al momento incurabile, generato dal possesso di armi nucleari da parte di varie nazioni.


Ōe Kenzaburō e il pacifismo: l’opposizione alle basi militari americane

Proteste Anpo 1960

Come gran parte dell’opinione pubblica, nel 1960, insieme ad altri membri della cosiddetta Associazione del giovane Giappone (若い日本の会, wakai nihon no kai), si oppose alla stipula del Trattato di mutua cooperazione e sicurezza tra Stati Uniti d’America e Giappone. Revisionando quello firmato nel 1951, questo trattato prevedeva una maggiore collaborazione tra le due nazioni, obbligate a difendersi reciprocamente in caso di attacchi subiti nei territori amministrati dal Giappone, ma confermava anche la massiccia presenza sul territorio giapponese di basi militari americane, fortemente disprezzate dai cittadini.

Come diretta conseguenza dell’opposizione alla militarizzazione americana del Giappone, Ōe prese a cuore la situazione di Okinawa, la prefettura nipponica più meridionale.

Breve storia della relazione triangolare Okinawa-Giappone-USA

Posizione di Okinawa

Indipendenti e con una propria cultura per oltre quattro secoli, le varie isole dell’arcipelago delle Ryūkyū furono annesse al Giappone nel 1879, diventando la prefettura di Okinawa.

Durante l’omonima Battaglia (aprile-giugno 1945), l’unica svolta sul suolo nipponico e una delle peggiori della Seconda guerra mondiale (perirono circa 150.000 civili locali), Okinawa fu usata come barriera contro l’invasione americana della madrepatria. I soldati giapponesi mandarono molti cittadini al fronte con armi rudimentali e, nell’ottica del sacrificio per la patria, ordinarono numerosi suicidi di massa per evitare di consegnarsi al nemico.

Con la resa totale del Giappone il 15 agosto 1945, ebbe inizio l’occupazione americana, che terminò in madrepatria nel 1952, ma perdurò a Okinawa addirittura fino al 1972, a beneficio di entrambe le controparti.

Da una lato, la sua posizione strategica (vicinanza a Cina, Corea, Taiwan e Vietnam) era fondamentale per gli obiettivi militari degli Stati Uniti. D’altro canto, spinto dalle forti proteste dei cittadini, al governo giapponese faceva comodo trasferire a Okinawa la maggior parte delle basi americane, comprese quelle nucleari, pur continuando a godere della protezione militare degli Stati Uniti.

Questa discriminazione gettò le basi per l’attuale situazione tragica di Okinawa che, pur rappresentando meno dell’1% del territorio giapponese, ospita suo malgrado circa 70% di tutte le strutture e militari americane insediate in Giappone.

La popolazione locale, naturalmente, si sente tuttora tradita dal Giappone. Continua a lottare strenuamente per liberare le proprie terre dalle basi e dalle armi nucleari, purtroppo senza grande successo.

Dobbiamo sempre riconoscere che gli abitanti di Okinawa devono sopportare dei fardelli.

Notes d’Okinawa e il sostegno alla causa okinawana

Notes d'Okinawa

Negli anni ’60 Ōe si recò più volte nella prefettura di Okinawa, stringendo amicizia con gli abitanti e ascoltando le loro storie, intrise di tradimento, sconforto e rabbia.

Questi incontri sono raccolti nel saggio 沖縄ノート (Okinawa nōtō – traduzione francese: Notes d’Okinawa), pubblicato nel 1970. Ōe vi descrive le difficili condizioni di vita degli okinawani, retaggio storico della discriminazione attuata dal governo centrale, aspramente criticato dallo scrittore.

La gente di Okinawa ha la testa schiacciata contro il muro di un vicolo cieco.

Inoltre, sostiene la tesi dei suicidi di massa ordinati dai soldati giapponesi durante la Battaglia di Okinawa. Per questo nel 2005 fu denunciato per diffamazione da alcuni ex militari e dalle loro famiglie. Nel 2008 l’Alta Corte lo assolse, giudicando le sue accuse veritiere.

Anche in tempi più recenti, Ōe non smise mai di sostenere la causa okinawana, esponendosi sempre in prima linea contro i governi giapponese e americano.

Anche in età avanzata, non ho mai smesso di pensare alle difficoltà che Okinawa deve affrontare. Continuerò a ricordare a me stesso che non ho fatto abbastanza per gli abitanti di Okinawa.

Posizione base Futenma e Henoko

In particolar modo, chiese più volte che la pericolosa e controversa base di Futenma (Ginowan) venisse chiusa definitivamente e non solo spostata presso la baia di Henoko (Nago), distruggendo la sua ricchissima fauna.

È un problema che le basi con armamenti nucleari siano situate in un luogo ristretto come Okinawa. Anche se [la stazione aerea di Futenma] viene trasferita, non si risolvono i problemi fondamentali.

Nel 2015 si recò proprio a Henoko, per vedere la zona con i suoi occhi e analizzare lo stato della disputa.

Il mare di Henoko è diverso da come lo immaginavo. I governi del Giappone e degli Stati Uniti stanno cercando di costruire le fondamenta di un’enorme base militare nel mare trasparente, ricco di risorse marine.

Colse l’occasione per esprimere, ancora una volta, la sua profonda ammirazione per gli okinawani.

Sono solidale con coloro che protestano contro la costruzione della nuova base. Ho la sensazione che i cittadini di Okinawa alla fine vinceranno. […] Provo empatia per i cittadini che si ostinano a protestare. […] Nonostante il confronto con i governi statunitense e giapponese, questi cittadini continuano a dimostrare la loro volontà di vincere, e possono farlo se non si arrendono. Sono impressionato da loro.


Ōe Kenzaburō vs. Abe Shinzō: articolo 9 della Costituzione

L’attuale Costituzione giapponese entrò in vigore nel 1947, durante l’occupazione americana. Per evitare un ipotetico riarmo nipponico e la conseguente minaccia agli Stati Uniti, l’articolo 9 sancisce la rinuncia del Giappone alla guerra:

(1) Aspirando sinceramente a una pace internazionale basata sulla giustizia e sull’ordine, il popolo giapponese rinuncia per sempre alla guerra come diritto sovrano della nazione e alla minaccia o all’uso della forza come mezzo per risolvere le controversie internazionali.
(2) Per realizzare l’obiettivo del paragrafo precedente, le forze terrestri, marittime e aeree, così come altri potenziali bellici, non saranno mai mantenute. Il diritto di belligeranza dello Stato non sarà riconosciuto.

Il Giappone, quindi, non ha un vero e proprio esercito, ma non è nemmeno del tutto privo di forze armate. Infatti, già negli anni ’50 furono costituite le cosiddette Forze di autodifesa (自衛隊, jieitai), composte oggi da 240.000 individui. Si tratta di forze di terra, marittime e aeree atte a difendere i confini nazionali, senza mai fungere da attaccante, nell’ottica della rinuncia alla guerra.

Dai primi anni 2000, tuttavia, i governi al potere, in primis quello di Abe Shinzō, hanno spinto per una modifica dell’articolo 9. L’intenzione reale sarebbe di permettere al Giappone di possedere un esercito attivo, uscendo così dalle dinamiche di mera autodifesa. Questa richiesta, molto controversa, va di pari passo con l’aumento delle tensioni in Asia orientale, principalmente con la crescente aggressività militare di Corea del Nord e Cina.

Amante del pacifismo, Ōe è sempre stato un fervente sostenitore dell’articolo 9 nella sua forma originaria.

Non dovremmo permettere al governo di distruggere la democrazia […]. Proteggiamo la nostra costituzione pacifista.

Fortemente contrario alle proposte di modifica avanzate dal governo, nel 2004 divenne cofondatore della cosiddetta Associazione Articolo 9 (九条の会, kyūjoū no kai), il cui manifesto recita:

Nell’interesse di un futuro di pace per il Giappone e per il mondo, vorremmo fare appello a tutti i cittadini affinché si uniscano per proteggere la Costituzione giapponese: dovete iniziare a fare ogni sforzo possibile per contrastare questi tentativi di ‘revisione costituzionale’, e dovete iniziare oggi.


Ōe Kenzaburō e l’antinuclearismo: Note su Hiroshima

Note su Hiroshima

Ōe visitò Hiroshima per la prima volta nel 1963, per presenziare alla “IX Conferenza mondiale contro le bombe atomiche e all’idrogeno”. Vi si recò poi altre volte, sfruttando queste occasioni per incontrare e intervistare i cosiddetti hibakusha (被爆者), ovvero i sopravvissuti alla terribile bomba atomica del 6 agosto 1945.

Da questo viaggio “estenuante, deprimente e avvolto nel silenzio”, nacque il saggio Note su Hiroshima (ヒロシマ・ノート, Hiroshima nōtō), pubblicato in Giappone nel 1965.

Citando le parole dell’autore, tratte dalla prefazione alla traduzione italiana (Garzanti, 2021),

Note su Hiroshima è un libro che racconta le testimonianze di un giornalista sulla tragedia umana provocata dalle armi nucleari, senza minimamente soffermarsi sui dettagli del loro potere distruttivo. È un libro che parla degli hibakusha, nello specifico del modo in cui essi hanno perso la vita o sono sopravvissuti patendo atroci sofferenze.

Ōe raccoglie e ci narra le storie di queste persone umili, dignitose e coraggiose, che hanno saputo andare avanti nonostante la tragedia subita e che per questo, ai suoi occhi, rappresentano la forma più pura di umanità.

Rimasi profondamente colpito dalla genuinità dello stile di vita e dei pensieri degli abitanti di quella città. Mi diedero immenso coraggio. […] Tutte le volte che mi sono recato a Hiroshima, senza eccezione alcuna, mi sono imbattuto nella peculiare essenza della sua gente. Ho avuto la fortuna di fare numerosi incontri che non hanno mai mancato di trasmettermi emozioni di rara intensità […].

Hiroshima post bomba atomica

Il suo antinuclearismo si manifesta proprio attraverso il sostegno continuo agli hibakusha. Infatti, secondo Ōe, più che sulla bomba nucleare in sé, bisognerebbe porre l’attenzione sulle condizioni di vita e sullo stato di salute delle sue vittime, in modo da fornire loro la giusta assistenza. Eppure, data l’alleanza militare tra USA e Giappone e la presenza di basi militari americane sul suolo nipponico, questa attività viene spesso intralciata e resa difficile.

Non ho mai smesso, anche dopo la pubblicazione di Note su Hiroshima, di occuparmi dei problemi degli hibakusha, così come non ho mai smesso di sostenere il movimento popolare per l’abolizione degli armamenti nucleari. Purtroppo, l’attività di noi giapponesi è a questo proposito soggetta a severe restrizioni, in quanto il nostro paese rimane sotto l’ombrello nucleare degli Stati Uniti d’America.

Anche a distanza di decenni, i sopravvissuti sono la prova vivente degli orrori che l’uomo può compiere e le loro voci sono un monito affinché questa triste pagina di storia non avvenga mai più. Tuttavia, finché le armi nucleari non verranno abolite definitivamente, non sarà mai fatta giustizia per gli hibakusha.

Mi sento invadere da una profonda disperazione ogniqualvolta penso che morirò senza aver raggiunto uno dei principali obiettivi del lavoro di tutta una vita. Il mio incontro con gli hibakusha e con i medici che li hanno seguiti senza mai risparmiarsi ha d’altro canto fornito una direzione ben precisa alla mia esistenza, pertanto, pensando soprattutto alle generazioni future, desidero accomiatarmi da questo mondo nutrendo speranza.

A noi, dunque, il compito di non dimenticare e portare avanti la battagli di Ōe.

La realtà di Hiroshima può essere accantonata solo da quanti, di fronte all’evidenza, osano restare muti, sordi e ciechi. […] Credo che occorra far conoscere la tragedia umana di Hiroshima in ogni angolo del pianeta, allo stesso modo in cui è conosciuta quella di Auschwitz.


Fukushima, un nuovo disastro nucleare

L’11 marzo 2011 il Giappone visse una delle peggiori tragedie degli ultimi decenni. La costa orientale della regione del Tōhoku fu colpita da un terremoto di magnitudo 9, che causò un terribile tsunami. Le onde, alte circa 10 metri, travolsero la centrale nucleare di Fukushima, fondendo quattro dei sei reattori. Seguirono varie esplosioni, con conseguenti fughe radioattive, considerate al massimo della pericolosità, come quelle di Chernobyl (1986).

Ad oggi si contano circa 16.000 vittime e 470.000 sfollati, tra i quali più di 38.000 non hanno ancora una casa.

Questo disastro colpì profondamente Ōe, da sempre fervente oppositore del nucleare. Era anche molto deluso dalla lezione storica che l’umanità non sembrava aver colto.


Recidivare, dimostrando con le centrali nucleari la stessa incoerenza nei confronti della vita umana, è il peggior tradimento della memoria delle vittime di Hiroshima.

Proteste antinucleari

Nel 2011, in seguito alla tragedia, fu uno dei fondatori del movimento sociale “Addio centrali nucleari” (さようなら原発, Sayōnara genpatsu), tuttora attivo con proteste in tutto il Paese.

Ora che Ōe è venuto a mancare, il gruppo è più che mai determinato a lottare, onorando il suo lascito e la memoria delle innumerevoli vittime del nucleare.


Fonti

Luisa, Bienati, “La coscienza critica dell’era post-atomica: il Diario di Hiroshima e Nagasaki di Günther Anders e Note su Hiroshima di Ōe Kenzaburō”, Maschere del tragico, Eds. C. Cao, A. Cinquegrani, E.
Sbrojavacca, V. Tabaglio, Between, VII.14 (2017), http://www.betweenjournal.it

Ōe, Kenzaburō, “Note su Hiroshima”, Garzanti, 2021

https://www.asahi.com/sp/ajw/articles/14860959

http://dc-office.org/wp-content/uploads/2018/03/E-all.pdf

http://english.ryukyushimpo.jp/2015/04/11/18098/

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https://japan.kantei.go.jp/constitution_and_government_of_japan/constitution_e.html

https://www.japan-press.co.jp/2007/2552/peace.html

https://www.nippon.com/en/features/h00146/

https://www.nobelprize.org/prizes/literature/1994/oe/biographical/

https://pen-online.com/culture/okinawa-notes-an-engaged-travel-journal/

https://www.rainews.it/photogallery/2022/03/fukushima-11-anni-dopo-f7e32f58-ae86-4438-b62a-31995f34f816.html#:~:text=Le%20cifre%20ufficiali%20del%20disastro,e%20Miyagi%2C%20le%20pi%C3%B9%20colpite.

https://www.reuters.com/article/us-japan-nuclear-idINTRE78I1HQ20110919

https://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_nucleare_di_Fukushima_Dai-ichi

https://en.wikipedia.org/wiki/Treaty_of_Mutual_Cooperation_and_Security_between_the_United_States_and_Japan

https://ja.wikipedia.org/wiki/%E5%A4%A7%E6%B1%9F%E5%81%A5%E4%B8%89%E9%83%8E