Noia Terminale di Izumi Suzuki

ADD Editore con il primo volume della trilogia Noia Terminale, inizia a diffondere in Italia un’opera considerata di culto. Izumi Suzuki, icona della controcultura, scrittrice, attrice, modella e musa di Nobuyoshi Araki, ci trasporta con la sua letteratura sci-fi in un futuro anticonformista e provocatorio, tra tecnologia e questioni di genere.

Note sull’autrice

Morta suicida all’età di 37 anni impiccandosi davanti gli occhi della figlia, l’immagine di S. Izumi, in Giappone, è cambiata nel tempo. Prima era associata all’abuso di sostanze, alle foto di nudo e alla vita sregolata, mentre ora è collocata nel panorama letterario per la sua scrittura onirica e visionaria della realtà. Come afferma il critico Nozomi Omori: “Suzuki Izumi è autrice del presente“.

Entra nel mondo della letteratura parallelamente alla sua carriera di attrice dove, nel 1970, accede in finale nella categoria esordienti. Nonostante l’attenzione verso S. Izumi si sia concentrata più sul suo essere diventata icona della controcultura, sulla sua vita sregolata e sul suo passato da attrice di pinku eiga (sottogenere cinematografico erotico), l’editore Bun’yūsha si è impegnato nel recupero e nella ripubblicazione delle sue opere: Suzuki Izumi Collection e Suzuki Izumi Second Collection, e il recente volume del 2014 che si concentra sulla sua produzione di fantascienza. Con la traduzione in lingua inglese di Verso Books, la casa editrice britannica contribuirà al suo presente interesse internazionale finora assente.

Con la traduzione dal giapponese all’italiano da parte di Ozumi Asuka, il racconto si conclude con un’utile nota biografica firmata dalla stessa traduttrice.

Sette racconti: un’alienazione decadente

Molto tempo fa sulla Terra c’erano solo le donne. Vivevano in pace, finché una partorì una creatura mai vista prima, con il corpo deforme e modi tanto rozzi da risultare fastidiosi. Morì, non prima di aver dato alla luce una progenie: ebbe così inizio la stirpe degli uomini.

Inizia con queste frasi il primo volume della trilogia di S. Izumi “Noia Terminale” (Onna to onna no yononaka – Il mondo delle donne e delle donne, 1977). E’ una scrittura pungente che, nelle 7 storie, va ad esplorare il lato più oscuro e tormentato dell’essere umano.

Dall’utopia lesbo-matriarcale, al disagio giovanile, passando per la tossicodipendenza, alla critica della eteronormatività: nel racconto troviamo la spudoratezza da un lato ma anche il senso di una fragilità estrema dall’altro. C’è una vitalità sofferta, terminale per dirla con le parole del libro, ma nel volume S. Izumi viene raccontata con una componente fantascientifica delicata e penetrante.

Dopo secoli, ho l’impressione di provare un’emozione. Provare emozioni è un bene. Certo è meglio che non averle.

Oltre ai temi già precedentemente accennati, S. Izumi affronta altre questioni tipiche non solo di molte culture asiatiche ma anche occidentali: la questione del tempo, che scorre tra passato e futuro lontanissimi tra loro. Il lettore troverà il qui ed ora, dove si trovano temporalmente i protagonisti, ma anche un tempo che scorre discontinuo sugli altri pianeti. La tematica del corpo che, nel 7° racconto dal titolo “Noia terminale“, verrà – anche – sostituito con la “idol” e il “talent” e, infine, il sistema scolastico che passa da essere fortemente competitivo ad escludente. Tratto distintivo del racconto che dà il nome al libro sono giovani disoccupati, privi di motivazione e apatici.

Ovviamente niente allevia la mia noia. Tranne quando va in onda un idol che ho deciso che mi piace. Il programma di per sé non mi convince, troppa roba inutile. Ma stare assorta davanti allo schermo è gradevole, perché non devo essere attiva. Fare qualcosa di mia iniziativa mi provoca una sofferenza insopportabile. Se posso evitarla anche solo per un momento, è già sufficiente.

Una penna irriverente

L’autrice, per rendere visibile l’assurdità del nostro mondo, prende spunto (ad es.) dagli schermi televisivi, e non dagli schermi tascabili, per parlare dello scrolling e del (possibile) conseguente brain-rotting: “Mangiamo uno accanto all’altra fissando lo schermo. Senza qualcosa da guardare, non riusciamo a stare tranquilli”. […] Lo slogan del locale è “Video sempre nuovi”. In “Pic-nic notturno”, si parla di prodotti simili all’intelligenza artificiale utilizzati non per aiutarsi a velocizzare nei processi lavorativi, ma con lo scopo di sostituirci in maniera acritica nei vari processi di pensiero.

La sad bad girl (S. Izumi) parla e piacerà al lettore perché parla attraverso una descrizione incredibilmente vivida.