No, mamma, no: un’inquietante storia di depressione post-parto

Quando mi misero in braccio il mio secondo figlio, la cosa che mi sconvolse di più fu la totale assenza di sentimenti. Niente amore. Niente rabbia. Niente.

Jodie ha appena partorito il suo secondo figlio, ma sente di non amarlo.
Non riesce a provare per lui nessun tipo di sentimento.
Svolge in maniera meccanica tutti i compiti che un genitore dovrebbe svolgere; si prende cura di lui, nutrendolo, cambiandolo, lavandolo e facendolo addormentare pazientemente, ma si sente sempre più oppressa e disorientata dalla sua situazione. Jodie soffre di Depressione post partum che viene trattata dal personale sanitario con indifferenza così come da suo marito David.

Il motivo principale dell’insorgenza di questa patologia è che Jodie ha sempre desiderato avere una bambina per poter condividere con lei i momenti preziosi e intimi che non ha mai potuto condividere con sua madre, tanto che da sempre conserva una valigetta contenente vestitini in pizzo e un paio di forbicine che sono il suo talismano.

Autrice: Verity Bargate
Casa editrice: Cencellada
Numero di pagine: 164
Anno edizione:
2023

Il matrimonio fra Jodie e suo marito, già in crisi da tempo, cela una profonda violenza che non aiuta di certo le condizioni psicologiche della donna, che non ha né una famiglia e né degli amici con cui sfogarsi e condividere le sue frustrazioni. L’incontro con un giovane scrittore sembrerà apparentemente spezzare la sua monotonia, anche se sarà la chiamata di una sua cara e vecchia amica di università a offrirle la possibilità di evasione dalla routine. Joy le riporta alla mente giorni migliori e le offre un modo inquietante per mettere a tacere i suoi demoni.

Considerazioni

La depressione post partum colpisce, con diversi livelli di gravità, dal 7 al 12% delle neomamme.
Ai tempi in cui l’autrice scrive, sicuramente non si era compreso a pieno la gravità e le conseguenze di questa patologia ed era piuttosto facile che le donne venissero semplicemente considerate pazze.
Questo può spiegare molto vagamente il comportamento dello psichiatra e del marito della protagonista della storia.

Gli elementi inquietanti del romanzo vengono disseminati lungo la narrazione, così da fare presumere, pagina dopo pagina, il peggio. Il lettore si aspetta che da un momento all’altro possa accadere qualcosa di terribile e irrimediabile e così succede, anche se con un’intensità minore di quanto si possa immaginare. L’inquietudine viene accompagnata da sentimenti di impotenza e rabbia. Non è una storia che lascia indifferenti, soprattutto se a leggerla è una madre.

Ciò che disorienta è che a narrare la storia sia una narratrice inaffidabile, qui il lettore deve essere bravo a distinguere ciò che accade realmente da ciò che avviene solo mentalmente, però viene difficile non prendere le parti della protagonista, anche se non si sa con certezza se quello che racconti sia vero.
Questo è un dubbio che accompagna fino alla fine della lettura.

Quello che manca in questo romanzo è l’approfondimento.
Citando il passato della protagonista per esempio, fatto di mancanze e abbandoni, era più che necessario approfondirlo perché poteva offrire una chiave di lettura diversa.

Accenni sull’autrice

Verity Bargate (1940 – 1981) è stata una scrittrice e regista teatrale inglese. Nel 1969 ha fondato, insieme al suo primo marito Fred Proud, il teatro d’avanguardia Soho Theatre. Dopo la sua morte è stato istituito in una sua memoria il Premio Verity Bargate, che premia le opere prime teatrali. Ha scritto tre romanzi: No, mamma, no (1978), Children Crossing (1979) e Tit for Tat (1981).