Niente dura davvero a lungo: nel baratro della dipendenza

Niente dura davvero a lungo, uscito per Fandango Libri, è il primo romanzo dell’autore francese, di origini caraibiche, Matthieu Seel. Si tratta di un romanzo autobiografico, in cui lo scrittore narra brutalmente e minuziosamente la sua caduta rovinosa nella dipendenza da crack.

La ricerca disperata della propria identità

A cinque mesi e mezzo, su ingiunzione di un tribunale Matthieu (in origine Jean Yvan Abraham) viene affidato alla sua famiglia adottiva. Non è figlio unico, in precedenza i suoi genitori avevano già adottato un ragazzo e una ragazza, lui è il terzo. I primi anni sono semplici e abbastanza tranquilli. Si impara a giocare, si va in vacanza e si sta tutti insieme, finché non arriva l’età della consapevolezza e Matthieu si rende conto che la sua famiglia è diversa dalle altre, lui non è come tutti gli altri bambini.
Se ne accorge non solo osservando le foto di famiglia, dove gli unici neri sono loro, ma anche dal trattamento che gli riservano le persone al di fuori della cerchia famigliare.

A dieci anni Matthieu sente il bisogno di fuggire dall’incertezza della vita e delle sue origini, dal profondo turbamento che vive dentro se stesso, e così intraprende la strada che lo porterà verso la dipendenza. Sperando sempre che al termine del percorso ci siano le risposte che cerca.

E’ un ragazzo intelligente, frequenta buone scuole dove prende ottimi voti e dimostra grande capacità nello sport, tuttavia questo non lo fa sentire appagato. Si fa cacciare da tutti gli istituti che frequenta, inizia a girare con cattive compagnie e a spacciare.
Nel frattempo la sua famiglia si disfa, come neve al sole.

Una caduta vertiginosa

Dal primo spinello fumato nel XIX Arrondissement o negli eleganti giardini della Rive Gauche dove è vissuto, si passa alle deambulazioni notturne sotto l’effetto di crack per le vie di Parigi. Matthieu perde completamente il controllo della sua vita. Nel corso del tempo ha avuto anche una figlia con cui ha tagliato completamente i rapporti. Trattamento riservato anche alla sua famiglia. Inizia a vivere per strada, in alloggi provvisori. I suoi unici pensieri sono quelli di procurarsi “i sassolini” e l’evasione da una realtà che gli sta stretta, una vita che non ha mai sentito propriamente sua.

Matthieu Seel descrive in maniera scrupolosa, senza tralasciare alcun particolare, la sua vita da fumatore di crack: le gallerie della metropolitana, all’interno delle quali di prima mattina i tossicodipendenti accerchiano gli spacciatori, tentando di non farsi beccare dalle guardie; La collina, un luogo oscuro dove difficilmente si riesce a sopravvivere; i parcheggi dove i tossicodipendenti dormono tutti ammucchiati su materassi imputriditi e marci. Gli scippi, le risse, le paranoie, la continua allerta.

Il labile filo dell’esistenza

L’autore, oggi, ha 41 anni e dopo tanti anni di dipendenza dal crack è riuscito a disintossicarsi e uscirne. Ha una relazione stabile e ha ricucito i rapporti con i suoi figli.

Uscire da una dipendenza non è facile e senza un supporto psicoterapeutico, e nei primi tempi farmacologico, risulta quasi impossibile. L’autore non si è risparmiato nel raccontare i numerosi tentativi che ha messo in atto per tenersi disperatamente in equilibrio e cercare di salvarsi: i ricoveri, l’astinenza, le ricadute, gli amori falliti. Una riabilitazione fatta di alti e bassi che accomuna tutti i tossicodipendenti e che ricorda anche la storia di Charlie, personaggio di Potrei vivere qui per sempre di Hanna Halperin

In “Niente dura davvero a lungo” il tema dell’identità e della dipendenza si intrecciano morbosamente.
Il libro vuole essere un monito per tutti i giovani; un racconto schietto e sincero che cerca di far perdere tutta l’attrattiva verso le droghe leggere e pesanti, raccontando la verità. Un romanzo breve ma che ha tanto da dire e insegnare, una storia di speranza per tante persone che fanno fatica a ritrovare la luce in mezzo alle tenebre.