Napoli tra prosa e poesia: Stella randagia di Piera Ventre

Ci sono dei libri che hanno un grande potere: quello di avvolgerti nelle loro spire e coinvolgerti dalla prima all’ultima pagina. Un altro grande potere che spesso si aggiunge è quello di descrivere luoghi e paesaggi non dandoti una prospettiva esterna, aerea, che vede tutto dall’alto, ma facendoti immergere direttamente all’interno della cartolina.

Così non solo ti lasci trasportare in altre vite e in altri luoghi, assistendo alle vicende dei personaggi come se li avessi accanto, ma una volta terminata la lettura avrai l’impressione di stare abbandonando degli amici che hanno condiviso con te un pezzo di strada.

Questa e altre magie si verificano durante la lettura di Stella randagia, romanzo di Piera Ventre uscito ad agosto 2025 per NN editore. Una lettura peculiare sotto diversi aspetti che vi saprà ammaliare e che vi permetterà di scoprire le atmosfere accoglienti e allo stesso tempo respingenti di Napoli durante la Belle époque.

stella randagia

La famiglia

“Possedevo soltanto due vestiti: uno bianco, per le cose liete, e uno nero, per le dolenti e le nefaste. Avrei dovuto possederne un terzo. Un abito grigio, così com’è grigia la maggior parte della vita umana.”

La storia si dipana tra il 1909 e il 1910 e la sua protagonista è Ester, giovane donna che dal Friuli si trasferisce a Napoli come donna di servizio presso una famiglia nobile della città. Scoprirà, solo una volta giunta a destinazione, che in realtà la sua mansione sarà di prendersi cura della giovane figlia dei capifamiglia, una ragazza che a causa di una disabilità non esce mai dalla sua stanza.

L’ambiente in cui Ester si inserisce è ben diverso da quello da cui proviene. Sin dalle prime pagine ci immergiamo in uno sfarzo che ricorda molto quello de Il gattopardo, una ricchezza opulenta, che quasi brucia gli occhi, ma che i suoi destinatari sembrano dare per scontata. Ester non sa bene come muoversi all’interno di questo quadro con diversi protagonisti. La matrona, capostipite della famiglia, è ormai anziana e malata e lascia la direzione degli affari di famiglia alla figlia Orsola, l’unica dotata di senno a suo dire, mentre il fratello Giacomo rode dall’invidia per non essere in grado di gestire il patrimonio familiare, dedicandosi invece alle sue velleità artistiche.

Malvina

Proprio di Giacomo e della moglie Porzia è figlia Malvina, la giovane protagonista di cui Ester si deve prendere cura, facendo ben attenzione a tenerla in riguardo, a causa della sua delicatezza e fragilità. Non si menziona mai nel libro che tipo di disabilità la ragazzina abbia, ma in realtà questo è ininfluente ai fini della trama. Ciò che viene messo subito in risalto è la “benevolenza” della famiglia, che ha deciso di tenere in casa la bambina anziché mandarla in orfanotrofio appena nata. Il suo aspetto forse sgradevole è motivo di vergogna per i membri della famiglia, inclusi i genitori, che decidono di non permettere a Malvina di aggirarsi per casa, ma la confinano nella sua stanza.

Ester prende subito a cuore quella fanciulla così gracile ma così brillante, che da subito dimostra di avere delle caratteristiche peculiari: è qui che il romanzo assume delle tinte gotiche, perché Malvina pare abbia un contatto con delle entità che le mostrano ciò che deve ancora avvenire o ciò che è già avvenuto e che si collegano con la storia della residenza in cui la storia è ambientata.

Una Napoli che non perdona

“Le bocche zannute dei passanti, i rumori, le voci in una sinfonia disarmonica che ora era canto, ora bestemmia”

Alcune città esercitano un potere quasi magico su chi le abita, le visita o ne sente parlare. Napoli non fa eccezione, anzi è forse la città più contraddittoria e, forse per questo, più intrigante del panorama letterario italiano. I libri ovviamente contribuiscono a incrementare il giusto alone di mistero e, in questo caso, Stella randagia fa il suo dovere. Ci sono tante saghe letterarie ambientate a Napoli che hanno fatto innamorare i loro lettori, basti pensare a L’amica geniale di Elena Ferrante, Il commissario Ricciardi di Maurizio De Giovanni e tante altre. Tutti libri difficili da dimenticare.

In Stella randagia, Piera Ventre ci illustra la città come un dedalo di strade che da larghe si fanno strette, minuscole, quasi a soffocare chi ci passa attraverso. Una città che, in quasi tutti i casi, non perdona mai e in cui il divario sociale è particolarmente evidente, anche in un periodo storico florido come la Belle époque.

Napoli è una città che offre grande bellezza, basti pensare al suo noto mare luccicante protagonista di tante canzoni. Allo stesso tempo, quella bellezza richiede un alto prezzo da pagare a chi se ne nutre. Una città in cui le notizie corrono veloci, in cui gli abitanti hanno due facce e solitamente la peggiore è quella delle malelingue. Malvina viene messa al riparo da questa cattiveria, innescando però un effetto boomerang: per tutta la cattiveria schivata fuori dalle mura di casa, ne riceve il doppio in casa sua, venendo praticamente ignorata da tutti tranne che da Ester.

“Era terribile quella bellezza vista tutta assieme. Recava qualcosa di innominabile, quasi un vaticinio di finitezza che faceva insignificanti uomini e donne e bestie, la vita delle cose semplici un passaggio irrisorio.

Una prosa poetica

Ci sono storie che, anche prese isolatamente da scrittura e contesto, già meritano da sole. Nel caso di Stella randagia, alla trama interessante si aggiunge una scrittura unica, che inizialmente può apparire sfidante o addirittura respingente per il lettore che si avvicina alle pagine, ma che una volta compresa sa regalare grande gioia.

Definirei poetica la prosa di Piera Ventre, non solo per le immagini mentali che è in grado di creare, ma anche perché, in alcuni tratti del romanzo, quella lingua comune si fa effettivamente poesia. L’impaginazione cambia, ogni rigo si spezza a metà, davvero una poesia nella prosa, dunque. Sono, questi, passaggi di rara intensità, forse messi lì con il preciso intento di intermezzo tra un evento e l’altro, come a spezzare la narrazione ma allo stesso tempo renderla più fluida, con il risultato di un ibrido letterario senza pari.

“Vidi tutto e tutto ancora vedo. Le rovine e

gli alberi stecchiti e

l’erba arsa e

l’acqua che a mano a mano si risucchia e

un enorme freddo e

venti e tempeste e

fiumi imbizzarriti e

mari morti e

un calore insopportabile e

deserti e

stelle con la coda che si schiantano e

ogni bestia sparisce dalla terra e belati di agnelli e

capre che vengono sgozzate e

di nuovo tutto ricomincia senza requie.”

Consigli finali

Penso sia evidente che Stella randagia sia un testo molto interessante e pieno di spunti di riflessione. Un consiglio a chi si cimenterà nella sua lettura: il romanzo contiene un’appendice. Non leggetela pensando che narri una storia completamente differente e avulsa dalla storia principale; in realtà racconta un filone narrativo parallelo ma altrettanto importante e che risponderà alle vostre probabili domande sulla natura gotica del romanzo.

Se volessi associare delle letture simili a questo romanzo, probabilmente direi che non ne esistono. Mi piace pensare che Stella randagia vaghi come una stella solitaria nel panorama letterario contemporaneo e che lasci dietro di sé una scia di bellezza, proprio come la cometa di Halley citata tra le sue pagine. Un misto di terrore e ammirazione che solo le cose sublimi possono incutere in noi, spettatori di storie.