Mio tuo suo loro di Serena Marchi: Donne che partoriscono per altri
Mio tuo suo loro (edito Fandango) è la testimonianza del viaggio che Serena Marchi ha affrontato, percorrendo più di trentamila chilometri, per incontrare le madri surrogate presenti in giro per il mondo. Dagli Stati Uniti d’America all’Ucraina e dal Regno Unito al Canada, la Marchi intervista donne che hanno vissuto la GPA sulla propria pelle, lasciando finalmente parlare chi non ha mai avuto voce. Lo fa accompagnando le testimonianze con informazioni legali e nozioni psicologiche, grazie al contributo della docente di Diritto comparato Elena Falletti e allo psichiatra Ettore Straticò.

Se in Italia abbiamo deciso di rendere la maternità surrogata prima un reato nazionale nel 2004 e, poi, un reato universale nel 2024; in altre parti del mondo questa pratica è, al contrario, accettata e condivisa già da tantissimi anni. Che sia fatta in modalità commerciale o altruistica, è giusto ascoltare innanzitutto la voce di chi ha scelto di partorire per altri. Perché solo ascoltando le motivazioni e le testimonianze di chi lo ha fatto possiamo unire i puntini e dare un senso al quadro generale e alle infinite possibilità esistenti. Mio tuo suo loro non vuole costringere nessuno a cambiare idea, ma invita caldamente a mettersi seduti e riflettere su un argomento molto controverso, di cui si è sempre parlato (poco e male) in un solo modo.
La gestazione per altri è sicuramente un argomento complesso. E, come tutte le cose complesse, richiederebbe prima di tutto ascolto e capacità di raccogliere più informazioni possibili per avere un quadro reale e completo della materia. La complessità non si risolve subito, non ha un’unica soluzione.
La Gestazione Per Altri (GPA)
La maternità surrogata, o gestazione per altri, provoca da sempre dibattiti accesi nell’opinione pubblica a causa della sua complessità. La sua natura e la sua visione possono toccare facilmente punti nevralgici nei singoli individui e nei governi nazionali. C’è chi parla di problemi etici, chi di problemi legali e chi parla di religione. Ma soprattutto c’è chi parla a sproposito, per luoghi comuni e senza chiare informazioni.
Fin dalla nascita e dagli sviluppi delle tecnologie riproduttive, l’opinione pubblica ha avuto paura. Basti pensare che non molto tempo fa (e per qualcuno ancora oggi), la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) era considerata una possibile industria della riproduzione umana. Come se si potessero ordinare figli a una clinica e comprarli su commissione. Ci son voluti decenni per sensibilizzare le grandi masse sulla reale utilità delle tecniche riproduttive e oggi, grazie ai lavori pionieristici fatti in materia, circa 100.000 coppie infertili ogni anno hanno delle possibilità in più (molto concrete) di poter creare una famiglia.
Non si diventa madri solo partorendo. Non si è donne solo se si ha l’utero. Si diventa madri giorno dopo giorno, crescendo un figlio, che abbia o no il tuo stesso sangue, il tuo colore degli occhi o i tuoi stessi capelli.
In Italia, la GPA viene vista come una pratica di sfruttamento su donne povere, spesso analfabete e lese nella dignità. Il problema è che questa visione è estremamente riduttiva e generalista, perché esiste una grande fetta di madri surrogate che, invece, naviga nella consapevolezza, nell’agio economico personale e che sceglie liberamente di partorire per altri: per estranei, per un’amica, per una sorella…
Differenze legali ed esperienziali nelle diverse nazioni
Come già detto, Mio tuo suo loro ci porta ad ascoltare diverse donne situate in zone diverse del mondo. Il viaggio comincia dall’Italia, dove Serena Marchi dialoga con donne che sarebbero disposte ad aiutare coppie sterili (sia eterosessuali che omosessuali) partorendo per loro, ma che si ritrovano impossibilitate a causa delle leggi nazionali in materia.
L’abolizione e il divieto portano al commercio illegale, a traffici illeciti, all’oppressione e pratiche pericolose. La regolamentazione, con leggi chiare e precise, è sempre la strada migliore. Ce lo ha insegnato anche Annie Ernaux nel suo libro-denuncia L’evento, in cui scrive della sua rischiosa esperienza di aborto illegale in Francia.
Poi si passa in Canada e nel Regno Unito, dove nella maggior parte del territorio la GPA altruistica è regolarizzata dagli anni ’90 grazie a una legge che vieta la retribuzione (ma non il rimborso spese). Qui conosciamo una donna che ha vissuto l’infertilità sulla sua pelle per sette anni e che poi, una volta riuscita a rimanere incinta, ha deciso di aiutare con la GPA le coppie che come la sua soffrivano per quella ricerca emotivamente e fisicamente estenuante.
La biologia non fa la famiglia. Il legame biologico non ti rende automaticamente genitore e nemmeno partorire un bambino ti rende automaticamente madre.
Gli Stati Uniti d’America
Negli USA, ogni stato ha le sue leggi e le sue regole. Così esistono stati che consentono la GPA altruistica e commerciale, stati in cui i contratti fra le parti non sono azionabili in giudizio, stati in cui la GPA è riconosciuta solo per via giurisprudenziale e stati in cui non esiste alcuna regolamentazione sul tema. Il viaggio di Serena Marchi esplora quindi il Texas, la California e l’indiana intervistando donne dalle storie incredibili, e che toccano il cuore.
Di cosa state parlando nel Vecchio Continente? Del fatto che io sarei una schiava? E quante donne sono schiave dei propri mariti, del proprio datore di lavoro, di droghe e di alcol? Se una è innamorata di quello che fa è una schiava? Io lo farei di nuovo perché è fantastico sapere di poter dare un figlio a una famiglia che tanto lo desidera.
Le donne che raccontano la propria storia, spiegano che la selezione dei genitori per cui partorire è fatta dopo averli conosciuti e incontrati di persona. Quasi tutte scelgono chi aiutare solo se si percepisce un certo feeling e una visione simile con la coppia. La maggior parte delle donne che hanno prestato il loro utero, raccontano di essere rimaste in ottimi rapporti con le coppie, diventando una famiglia allargata.
Inoltre, quando si parla di compenso le risposte prevedono quasi tutte un semplice rimborso spese per le visite mediche o per i farmaci. Alcune ricevono maggior denaro per una scelta personale e per ripagare il blocco lavorativo dei nove mesi di gravidanza. Ricordiamo che in America non è prevista la retribuzione o il congedo per maternità.
Chi ci vede del male, del peccato, dei danni deve iniziare a mettersi a passo coi tempi. Le famiglie stanno cambiando velocemente. E meno male. Se pensiamo che cento anni fa era scandaloso pensare che le donne potessero votare e che i neri sedessero in autobus… le persone dovrebbero iniziare a stare dal lato giusto della storia, non aggrapparsi al passato bloccando la felicità altrui.
Prendendo spunto da questa citazione, ricordiamo che l’aborto è stato regolarizzato nel nostro paese dalla Legge 194, solo nel 1978. Eppure verrebbe da chiedersi, vista la situazione attuale e gli ultimi eventi, ad oggi siamo davvero riusciti a cambiare la visione su questo tema? Forse l’Italia non è pronta ad evolversi e stare al passo con una società che cambia.
L’Ucraina
Il viaggio della Marchi termina in Ucraina, la nazione che più di tutte ha creato confusione e ‘sdegno’ qui in Europa. In Ucraina, la GPA non è regolamentata e per questo viene considerata la nazione più permissiva del mondo sul tema.
Esistono cliniche in cui le coppie di tutta Europa si recano e prendono accordi per conoscere una madre surrogata, e pattuire le condizioni del contratto. Per molte donne, essere una surrogata è un’azione di autodeterminazione per raggiungere l’indipendenza economica e sfuggire da situazioni legate alla povertà. Ma l’argomento è discusso impeccabilmente nel libro, per cui vi rimandiamo alla sua lettura per approfondire.
“Nessuno pensa ai bambini”
Dopo aver letto le testimonianze dell’inchiesta di Serena Marchi, il libro viene concluso dallo psichiatra Straticò riportando ricerche e studi sul tema della genitorialità e della surrogazione. Il medico analizza l’aspetto psicologico della surrogacy e della omogenitorialità, lasciando parlare i dati concreti.
Così viene dimostrato che le ricerche non hanno riportato nessun di fattore di rischio per lo sviluppo psicologico dei figli cresciuti in famiglie omogenitoriali. E che i genitori dello stesso sesso non mostrano nessuna differenza nelle abilità genitoriali rispetto alle coppie eterosessuali. Questo spiega come i pregiudizi e le convinzioni, probabilmente derivate dalla cultura cattolica o dall’omofobia, siano essenzialmente prive di fondamento scientifico.
Inoltre, viene messo in luce che i bambini nati da surrogacy non mostrano nessuna differenza rispetto ai bambini nati con PMA o concepimento naturale. Infine, non viene dimostrata alcuna differenza nella salute mentale di madri surrogate, madri che sono ricorse alla PMA e madri di concepimento naturale.
L’American Psychoanalitic Association (APA) nel 2012 afferma: “Interesse del bambino è sviluppare un attaccamento verso genitori coinvolti, competenti e capaci di cure e di responsabilità educative […] La valutazione di queste qualità genitoriali dovrebbe essere determinata senza pregiudizi rispetto all’orientamento sessuale.” Nel 2013, l’APA aggiunge: “Adulti coscienziosi e capaci di fornire cure, siano essi uomini o donne, etero o omosessuali, possono essere ottimi genitori”.
La famiglia esiste dove c’è cura
Quello che è importante, per lo sviluppo sano dei figli, è la presenza di due persone che abbiano competenze affettive, in cui l’autorevolezza e l’educazione siano positive per i bambini. Possibile che nel 2024 pensiamo ancora che il benessere di un bambino sia legato al sesso dei suoi genitori o dalla provenienza della sua gravidanza?
Davvero non abbiamo ancora imparato che l’eterosessualità e la famiglia tradizionale non sono una garanzia per avere una famiglia felice e dei bambini psicologicamente sani?
Se davvero si vuole tutelare la salute mentale dei bambini nati con GPA bisogna creare un assetto societario e una cultura che li accolga e non li discrimini.