Mia cugina Rachele di Daphne du Maurier

Daphne du Maurier

Daphne du Maurier è stata una scrittrice inglese, nata il 13 maggio del 1907 a Londra, seconda di tre sorelle, fin da piccola entrò in contatto con artisti, intellettuali e letterati, grazie anche all’ambiente familiare di provenienza, dal momento che i genitori erano due affermati attori teatrali.

Nel 1932 convolò a nozze con Sir Frederick Browning e visse la sua vita tra Londra, la Cornovaglia e Alessandria d’Egitto, luogo in cui scrisse proprio il romanzo per la quale è maggiormente nota, Rebecca, la prima moglie, salito alla ribalta nel 1940, grazie alla trasposizione cinematografica di Alfred Hitchcock (il quale portò sul grande schermo anche un racconto della scrittrice, Gli Uccelli) e, più recentemente, grazie ad un remake di Ben Wheatley.

Al 1951 risale, invece, la pubblicazione di Mia Cugina Rachele, anch’esso divenuto un film un anno dopo la sua uscita, dalla regia di Henry Koster e, nel 2017, nel riadattamento con Sam Claflin e Rachel Weisz.

Trama

La storia è ambientata nella Cornovaglia dei primi anni dell’Ottocento, in una dimora signorile, dove vivono i due cugini Ambrose e Philip Ashley, quest’ultimo rimasto orfano e affidato alle cure del cugino, scapolo e misogino. La vita tra i due procede, tra alti e bassi, spensierata, fin quando Ambrose non è costretto ad allontanarsi e a partire per un viaggio. Giunto a Firenze fa la conoscenza della cugina Rachele, una donna della quale rimane stregato e che sposerà.

“Una volta gli assassini venivano impiccati a Four Turnings. Ora non più”

La corrispondenza tra Ambrose e Philip nel corso del tempo si fa sempre meno intensa e confusa, finché Philip, preoccupato per la salute mentale del fratello e convinto che la moglie possa esserne la causa, parte per Firenze, deciso a scoprire la verità.

I luoghi del romanzo: tra la Cornovaglia e Firenze

L’ambientazione della storia si svolge su due piani: protagonista indiscussa è la nebbiosa e fredda Cornovaglia, dove ha luogo gran parte della trama e le cui atmosfere donano alla storia i tratti di un romanzo gotico. Qui sorge la magione degli Ashley, che si configura fin dagli inizi come un fortino sicuro per Philip, che vi ha vissuto un’infanzia felice insieme al cugino Ambrose, un punto di riferimento, un modello, una figura quasi paterna.

I due vivono una vita felice e spensierata, tuttavia, questo idillio viene meno con la partenza di Ambrose per Firenze. Ecco che entra in gioco l’Italia, che si configura pian piano agli occhi di Philip come un luogo avverso, lontano dal locus amoenus in cui aveva vissuto fino a quel momento. La lontananza, l’assenza di contatti con Ambrose, se non tramite sporadiche e confuse lettere, sempre meno comprensibili, rendono l’Italia agli occhi di Philip un mondo avverso.

L’italia, continuerà ad essere sempre presente nel romanzo, seppur non come luogo in cui si svolgono gli eventi, ma come un debole ricordo, un pensiero nostalgico, attraverso gli occhi di Rachele.

Philip e Rachele

Philip ci viene descritto agli esordi come un giovanotto ancora poco esperto del mondo che lo circonda, vissuto senza una figura femminile di riferimento e con l’idea che il matrimonio fosse qualcosa di impensabile agli occhi di un uomo. La partenza di Ambrose lo destabilizza, allora è costretto a crescere, a diventare un uomo fin troppo presto, a uscire dal suo guscio ed il suo primo, e forse ultimo, approccio con le donne sarà proprio con sua cugina Rachele.

Dall’altra parte c’è la figura della cugina Rachele, una donna enigmatica, dall’inizio alla fine della storia, una figura quasi astratta, dai contorni sfumati, che all’inizio sembra essere il frutto dell’immaginazione di Philip e forse anche del lettore stesso.

Rachele, una donna affranta, una donna dolce e premurosa o una donna crudele e doppiogiochista? Un’assassina, una calcolatrice o una bugiarda?

E’ proprio nella creazione del personaggio di Rachele e nelle descrizioni che ne fa, che si ritrova la bravura della du Maurier, che per tutta la prima parte del romanzo presenta la figura di questa donna agli occhi del lettore, e così anche del protagonista, come un fantasma. Grazie ad una scrittura avvolgente ed elegante, l’autrice non lascerà mai presagire fino in fondo la vera personalità di Rachele, creando una trama che poggia sull’ambiguità e sul mistero.

Il romanzo non restituisce al lettore una storia lineare in cui ogni tassello, come in un puzzle, prenderà forma ma gli dona l’opportunità di scegliere le sorti dei protagonisti, con un finale inaspettato e imprevedibile.