Meglio così di Amélie Nothomb: una retrospettiva sulla madre
Quando è morto mio padre ne ho parlato subito e ovunque. Non potevo fare altrimenti. Non potevo perché mio padre mi parlava ininterrottamente.
Quando è morta mia madre sono stata incapace di parlarne. L’ho detto solo a un ristretto numero di intimi. No ho potuto fare altrimenti. Per quanto tendessi il mio orecchio interiore, non l’ho sentita parlarmi.
Siamo nel 2024. La madre, da qualche tempo malata, viene a mancare. Lei è assorta nella sua routine di quattro ore di scrittura quotidiana, un’abitudine che la aiuta ad essere costante con la pubblicazione dei suoi titoli. La notizia la raggiunge in uno di questi momenti, ma questo non la ferma: ciò che avvertirà dopo, però, sarà un grande vuoto.
È così che ha origine Meglio così, l’ultima uscita a metà tra fiction e non fiction di Amélie Nothomb, per Voland. In questo libro, infatti, l’autrice belga ripercorre la vita della madre, dall’infanzia fino al matrimonio, abbandonandosi poi a una serie di riflessioni e parti di vita vissute assieme. Quello che traspare è il profondo affetto che la legava a lei, un bene così diverso da quello di cui ha spesso raccontato parlando del padre.

“Meglio così”, un mantra per sopravvivere
Il libro si apre con l’avventura della piccola Adrienne che viene lasciata alcune settimane a casa della “nonnina di Gand” durante i bombardamenti che minacciano Bruxelles nell’estate del 1942. Quello che dovrebbe essere per la bimba un periodo di pace si rivela qualcosa di crudele e difficile da gestire. L’anziana donna, infatti, tratta con malevolenza la nipote, e questo diviene il principio di formazione per Adrienne, pseudonimo del nome della madre. Per sopravvivere alle angherie della nonna, per accettare le situazioni che non era in grado di comprendere, aveva imparato a far proprio il motto “meglio così”.
“Sono sola al mondo con questa vecchia pazza: nessuno verrà a salvarmi” capì. […] Nella sua mente avvenne come uno smottamento, l’universo perse solidità sotto i suoi piedi, e lei fu fulminata da una scoperta meravigliosa riassumibile in due parole: meglio così.
Era un’espressione che aveva sentito pronunciare da sua madre. Non era sicura di capirne il significato. Intuiva che conteneva una scelta di positività, la versione allegra del sangue freddo.
Se la figura della “nonnina di Gand” è fondamentale per la costruzione dell’identità di Adrienne, similmente lo è quella della madre, Astrid. Bellissima, affettuosa con lei e per niente con la figlia maggiore, ma soprattutto ambigua, doppia, insondabile. Il rapporto madre-figlia che viene rappresentato sottende una disfunzione che condiziona tutta la famiglia, la quale vive dall’esterno come esempio di perfezione, mascherando molto di malsano al suo interno. Ed è a questa doppiezza che la piccola si aggrapperà per affrontare lei stessa il mondo.
Il doppio nacque in Adrienne la notte in cui accettò la doppiezza materna.
Al tempo stesso, però, emerge il legame indissolubile e potente tra Adrienne e Jacqueline, la sorella maggiore. È un rapporto fatto di ascolto, complicità, presenza. Jacqueline, più chiusa e introversa, ma maggiormente responsabile, diventa certezza per Adrienne. Impossibile leggendolo non pensare a Laetitia e Tristane, protagoniste del suo ultimo romanzo prima di questo, ovvero Il libro delle sorelle.
Retrospettiva materna: le ultime pagine di “Meglio così”
Se la parte narrativa ha uno spazio maggiore all’interno di Meglio così, sicuramente è quella conclusiva a emozionare maggiormente. L’accenno alla morte del padre, avvenuta nel 2020 e raccontata parzialmente in Psicopompo e in L’impossibile ritorno oltre che in Primo sangue, connette le due parti. È come se Nothomb ci dicesse che la morte della madre, così come la sua felicità, è legata indissolubilmente all’uomo con cui ha condiviso la maggior parte della sua vita.
L’affetto con cui condisce i ricordi legati a lei non è mai stucchevole. E probabilmente, perché è involontario. Il ritratto che, così, emerge non è solo quello materno, ma in controluce quello del rapporto dell’autrice con lei. Un rapporto fatto di sincerità e doppiezza al tempo stesso (quella doppiezza che aveva imparato dalla madre Astrid), che fa sorridere e colpisce al cuore.
Nothomb afferma di non aver mai scritto della madre prima di questo momento, ma personalmente credo che questo sia impossibile. Certamente non l’ha mai raccontata in forma diretta come con Meglio così, questo è innegabile. Ma Colpisci il tuo cuore, uno dei suoi libri più crudeli sui rapporti madre-figlia, ha sicuramente come sottotesto qualcosa che sua madre ha vissuto con sua nonna.
Ci sono presenze della nostra vita che ci formano al punto che inconsapevolmente le portiamo con noi in gesti, parole, comportamenti. Se sei un’autrice come Nothomb le porti, volente o nolente, nelle pagine che scrivi.