Medusa: un nuovo mito femminista

di Aurora Giuggioli @lafelicitavienleggendo

Medusa, il romanzo di Martine Desjardins pubblicato da Alter ego nel 2021 (traduzione di Ornella Tajani), richiama chiaramente la figura mitologica a noi più nota, ma costruisce una sorta di mito moderno, una nuova versione di questa affascinante figura, non meno indimenticabile e potente. 

Quando sentiamo nominare Medusa l’ovvio pensiero che ci viene in mente è quello di una donna con una chioma di serpenti al posto dei capelli, un mostro capace di pietrificare chiunque la guardi direttamente negli occhi. I miti che narrano la sua storia sono diversi, c’è la versione in cui lei e le due sorelle sono sempre state delle orrende gorgoni a rappresentanza della perversione nelle sue molteplici forme. Medusa, in questo caso, rappresenta la perversione intellettuale.

C’è poi il mito forse più conosciuto in cui Medusa è una bellissima donna trasformata in abominio da Atena per gelosia della sua bellezza, volendola punire dopo che Poseidone abusa di lei. Oltre il danno anche la beffa.

Trama

Medusa è una giovane ragazza nata con una grave malformazione congenita agli occhi che la rende spaventosa e mostruosa per gli altri. Per questo motivo la famiglia la ripudia e la chiude all’Athenæum, una struttura che si occupa appositamente di togliere questo fardello alle famiglie e nascondere alla vista del mondo intero tutte le ragazze deformi e quindi motivo di vergogna.

Qui, insieme alle altre protette, sarà vittima di giochi malati e crudeltà di ogni genere da parte dei benefattori, scoprendo quelli che sono gli abissi e le perversioni più celate dell’essere umano. Avrà modo però, grazie alla sofferenza, di conoscere maggiormente se stessa. 

non immagineresti mai che le meduse siano velenose. Vedi, persino la bellezza più fragile può essere mostruosa.

Una vita all’insegna della vergogna

La protagonista di Medusa non ha un nome, è da tutta la vita vittima di derisione e scherno da parte delle sorelle che le affibbiano nomignoli di ogni genere. Un giorno, all’acquario, vedono le meduse e rimangono colpite dalla somiglianza con la sorella così quello diventa difatti il suo nome definitivo: Medusa. I genitori, da parte loro, la ignorano per quanto possibile e la esiliano in casa, dove è obbligata a stare sempre con la testa bassa e i capelli a coprirle il volto per non turbare la quiete della famiglia. La famiglia non le dà mai affetto, amore o senso di protezione, ma infonde da sempre un forte senso di vergogna nell’animo di questa povera anima innocente che si abitua a ogni angheria e sopruso, senza ribellarsi. 

Il tratto più drammatico del romanzo risiede nell’accettazione da parte di Medusa di tutta questo odio. Dà per scontato che il trattamento a lei riservato sia in qualche modo meritato e corretto. Addirittura, lei stessa decide di non vedere mai per nessuna ragione il suo riflesso, evitando qualsiasi superficie riflettente per paura. Annulla così se stessa, vivendo un’esistenza governata dalla vergogna di sé, dalla non accettazione, sentendosi diversa perché non conforme alle idee della società. 

Commovente e triste è vedere come, una volta all’istituto, si renderà conto di quanto ogni ragazza al suo interno è come lei abituata a essere ignorata o beffeggiata, maltrattata o derisa. Abituate così tanto alla solitudine accettano loro malgrado ogni tipo di attenzione pur di sentirsi vive, pur di essere certe di esistere, nonostante tutto. Dolorosa analogia con realtà che troppo spesso colpiscono donne che ingenuamente rimangono con uomini che le maltrattano, magari giustificandoli anche.

La scoperta di sé

Nonostante le sofferenze inflitte e l’essere stata portata ai limiti della sopportazione, la nostra Medusa sa essere resiliente. Non solo, contrariamente a quanto creduto da chi la vuole punire, conosce nel dolore il piacere e l’eros. Per la prima volta prova qualcosa di diverso: spaventoso e inspiegabile all’inizio ma appagante e fonte di potere dopo. Medusa si rende conto di poter sopportare tutto, non solo mentalmente ma anche e soprattutto fisicamente, questo le conferisce una fama unica, rendendola speciale agli occhi degli altri.

Inizia così un viaggio alla scoperta di sé, della padronanza del proprio potere e della potenza dell’attrazione. Medusa da martire si trasforma in un essere spietato e finalmente conscio del proprio valore, motivo per cui impara a non lasciarsi più sopraffare da niente e nessuno, anche se questo significa vivere in nome della vendetta e della violenza.

non solo le mie Viziosità potevano trasformare ogni dolore in piacere, ma che l’intensificazione dell’uno provocava la decuplicazione dell’altro.

La potenza dell’essere donna

Medusa è un weird di una potenza immensa, una critica alla società, alla paura del giudizio altrui vista come limitazione. Un romanzo femminista che vuole rivendicare la libertà delle donne di accettarsi per come sono, di mostrarsi, di vivere la propria sessualità nel modo che ritengono più opportuno, di non lasciarsi sottomettere, di capire il loro stesso valore senza sentirsi mai in difetto.

Desjarnis ha scritto un romanzo che mette in mostra i comportamenti misogini di cui ogni donna è vittima, con l’intento però di sottolineare come su questi si possa prevalere, evidenziando la forza infinita dell’essere donna. Il tutto scritto seguendo una narrazione altamente disturbante e grottesca, ma sempre ammaliante e attraente che porta il lettore al raggiungimento del climax in maniera esorbitante. Senza ombra di dubbio il momento in cui Medusa affronta i suoi timori e finalmente vede il suo riflesso risulta il più significativo di tutta la storia, mentre la scoperta di ciò che ha al posto degli occhi è il momento più scioccante ma evocativo, finalmente la realizzazione.

Autrice

Martine Desjardins è nata a Mont-Royal, in Canada. Dopo aver studiato letteratura comparata, ha lavorato per diverse riviste e ha tenuto la rubrica Livres del giornale L’actualité per alcuni anni. Vincitrice del Prix Ringuet con L’évocation, ha ricevuto il Prix Jacques-Brossard con i romanzi Maleficium e La chambre verte, entrambi finalisti anche al Prix des Horizons imaginaires. Con Medusa viene pubblicata per la prima volta in Italia