Maleficium di Martine Desjardins: attento a ciò che desideri

Dopo essersi fatta conoscere con Medusa, Martine Desjardins torna nelle librerie italiane con Maleficium (Alter Ego edizioni, traduzione di Ornella Tajani), una fiaba gotica che parla di peccati e assoluzioni, vendette e desideri in modi inaspettati.

Maleficium

Il romanzo si apre con il più classico degli espedienti narrativi: un manoscritto maledetto ritrovato tra le carte di un arcivescovo defunto. Così il lettore viene accompagnato all’ingresso con un’avvertenza, “stai per leggere una storia nera, a tuo rischio e pericolo”, e allo stesso tempo con una pretesa di verità, “ciò che riporto è accaduto davvero, non dubitarne”. Quali premesse migliori?

Maleficium consiste di otto confessioni che l’abate Jérôme Savoie ha raccolto dietro la grata del confessionale di Saint-Antoine, in Canada. Sette storie abominevoli che raccontano di uomini che hanno rinunciato a qualcosa di sé, fisicamente parlando, in cambio di un grande potere temporaneo che li ha condannati alla deformità per sempre. E poi una donna a chiudere il cerchio, l’ottava confessione, che però, in un certo senso, riapre la partita…

Maleficium

Attento a ciò che desideri

I desideri sono pericolosi, ma ciò non impedisce all’uomo di bramare con tutto sé stesso ciò che non può avere ed è qui che si compie il maleficium di Desjardins. Uomini avidi, disposti a tutto pur di ottenere quell’unica cosa di cui sono privi, si rivolgono poi all’Altissimo per chiedere perdono in ginocchio per la loro cupidigia, bramosi, di nuovo, di ottenere la grazia. 

E cosa desidera l’uomo più di ogni altra cosa? Desjardins dà sette risposte diverse, sette malformazioni che rendono potente una donna, ma in ciascuna di queste difformità si può forse leggere un’unica risposta: la donna stessa appunto. Perché gli uomini protagonisti di queste storie si prendono dalla donna ciò che vogliono senza chiedere permesso e senza curarsi delle conseguenze, come non pensare allora ai tanti modi in cui l’uomo prevarica la donna per il suo personale desiderio?

Con una mano le aprii delicatamente la corolla e con l’altra afferrai il pistillo alla radice. Tirando con tutta la forza che mi restava in corpo riuscii a strapparlo con un colpo secco.

Il corpo

Come già era accaduto in Medusa, il corpo è l’elemento centrale di Maleficium, il perno intorno a cui ruotano tutte e otto le narrazioni. Ma il corpo di Desjardins non è mai un corpo pulito e abile, tutt’altro, è un corpo grottesco, respingente che però attrae proprio per la sua malformazione. E di nuovo, come in Medusa, il primo corpo deforme, il corpo colpevole, è quello di una donna che diventa potente e desiderabile proprio in virtù della sua menomazione. Menomazione che non a caso, pur cambiando di confessione in confessione, ha sempre a che fare con la natura: pistilli di zafferano, larve abnormi, code, cerume d’ambra, lacrime d’osso… 

Com’era possibile sopportare la presenza di una natura mostruosa, i cui prodotti erano imperfetti, anormali e degeneri?

La natura e la chiesa

Non è mai detto in maniera troppo esplicita, ma è inevitabile pensare alla donna che infesta tutte e sette le confessioni come a un essere maligno, un diavolo tentatore che circuisce le anime dei deboli per ottenere qualcosa o forse, solo per il piacere di fare del male. Oltre al suo strano corpo mutevole, infatti, i racconti riportano considerazioni e atteggiamenti blasfemi come a voler rimarcare la distanza tra Lei e Lui e, in un certo senso, giustificare la propria debolezza.

L’uomo cede al desiderio perché la donna, Eva, è diabolica e tentatrice, non certo perché l’uomo non è in grado di mettere un freno alla sua bramosia. Così, se anche non si parla mai di sesso, Maleficium è un romanzo estremamente erotico e sensuale, pur nel suo essere grottesco.

Non trova che l’aroma di questa spezia cremisi, insinuandosi in lei, risvegli pensieri velenosi, in cui la dolorosa dolcezza della depravazione si confonde con la gioiosa amarezza della corruzione?

Da leggere se…

Desjardins ha questa capacità anacronistica di dire per metafore, di inscenare avvenimenti grotteschi e surreali per dare a chi legge una prospettiva diversa su temi noti, e così anche questa volta alla fine della lettura rimane l’amaro in bocca per tutto ciò che non è stato detto. Da leggere se vi piacciono i racconti mostruosi dalle atmosfere gotiche, se vi appassiona il femminismo e siete stufe/i delle solite narrazioni, se volete un romanzo che si discosta da ciò che avete letto finora.