L’ultima cosa bella sulla faccia della terra di Michael Bible

L’ultima cosa bella sulla faccia della terra di Michael Bible (Adelphi edizioni, traduzione di Martina Testa) è un romanzo brevissimo che lascia sconcertati. Quattro capitoli, quattro personaggi diversi le cui vite a un certo punto si sono scontrate per poi rimbalzare indietro, ognuna in una direzione diversa e parallela.

Harmony

L'ultima cosa bella sulla faccia della terra

Harmony è una cittadina come tante nel Sud degli Stati Uniti, una di quelle dove tutti conoscono tutti, la chiesa è il centro nevralgico della comunità e non si muove una mosca senza che il vicinato commenti. Ed è lei, o meglio sono i suoi abitanti, a introdurci i fatti che hanno dato vita a L’ultima cosa bella sulla faccia della terra

Con un primo capitolo che apre la narrazione con una magistrale prima persona plurale, Michael Bible ci fa camminare per le strade di una cittadina anonima, dove non succede (quasi) mai niente e le persone potrebbero essere i nostri vicini, gli ex compagni di scuola, gli amici del pub. 

Eravamo innocenti. Convinti di essere speciali. Sbronzi tutti i weekend al centro commerciale. Il mondo era nelle nostre mani. L’amore era una cosa scontata. La morte aveva paura di noi.

Ma (Iggy)

Ma poi è successa una cosa terribile, una tragedia che nessuno avrebbe potuto prevedere. Una tanica di benzina, un fiammifero e una folla in preghiera. E tutto per colpa di Iggy, quel ragazzino magro e defilato che a un certo punto è uscito dal gruppo, quello che è sempre stato un po’ diverso, ma nessuno se n’è mai preoccupato, non per davvero.

Invece Iggy ha un potenziale esplosivo dentro di sé, una sensibilità e un malessere che lo portano a cercare L’ultima cosa bella sulla faccia della terra quando tutto il resto ormai è diventato buio. Ed è proprio il suo gesto il motore dell’azione per Michael Bible che da quel “peccato originale” crea un romanzo a scatole cinesi che potrebbe andare avanti all’infinito e invece si ferma appena prima di aver dato le risposte.

Farber

Iggy è la farfalla che sbatte le ali in Brasile e Farber il texano che guarda le conseguenze della tempesta anni dopo. Lo sguardo laterale che serve a Michael Bible per seguire ancora un altro personaggio e dirci che le nostre azioni possono avere effetti devastanti su chiunque, che sia più o meno coinvolto nella nostra vita.

Ma il capitolo di Farber è anche quello che ci fa vedere la verità dietro il velo, chi siamo davvero e chi fingiamo di essere con le altre persone. Perché in fondo Iggy è il cattivo della storia, ma non certo il più cattivo.

Nuvola

L’ultima cosa bella sulla faccia della terra non è un romanzo che vuole dare risposte, Michael Bible non sviscera, piuttosto accenna e fa venire dubbi, sospetti, su tutto quello che sarebbe potuto succedere e invece… magari è successo, ma non proprio come te l’aspettavi. E così nell’ultimo capitolo trova voce anche il superstite del peccato originale, il bambino salvato dalle fiamme e riconsegnato alla vita. 

Per concludere voglio dire solo questo. Se c’è qualcosa che amate, tenetevelo stretto perché non si può mai sapere quando verranno a portarvelo via.

Da leggere se…

Se amate la prosa ricercata e poetica, se vi piace soffermarvi sulle singole parole e date poca importanza all’azione in sé. L’ultima cosa bella sulla faccia della terra è un romanzo di impressioni, una storia in potenza che cattura per la sua esposizione, da leggere se vi piacciono i significati sfuggenti.