Lucietta, organista di Vivaldi

Federico Maria Sardelli è un saggista, compositore e direttore d’orchestra nelle maggiori istituzioni concertistiche, ed è il protagonista indiscusso della rinascita vivaldiana dei nostri tempi. In questo nuovo libro, edito Sellerio, Sardelli ci presenta due esistenze raccontate a specchio: Antonio Vivaldi e la sua organista Lucietta. Alternando la documentazione archivistica e la ricostruzione fantastica riporta alla luce la vicenda di una artista dimenticata perché appartenente alla classe dei diseredati.

Largo: La piccola Lucietta

Di notte un uomo corre per i vicoli di una Venezia buia, un fagotto tra le sue braccia piange. Fa freddo ma l’uomo non smette di correre. Sa bene cosa deve fare. C’è silenzio tra i vicoli gelidi, almeno fino a quando i passi veloci dell’uomo non risuonano sulla strada. C’è silenzio per gli altri, non per lui, che sente il cuore rimbombare nelle orecchie. Quanti suoni e quanti rumori deve sentire la piccola bambina stretta in quegli stracci. Almeno fino a quando non si apre la scafetta e il campanello viene suonato con forza.

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In un altra casa, un anno dopo, nascerà un bambino, circondato da violini e musicisti, la vita del piccolo Antonio Vivaldi è già scritta. Una vita destinata a intrecciarsi con quella della piccola trovatella.

“Quell’uomo è riuscito in pochi minuti a cambiare il loro modo di suonare e intendere la musica. Con lui tutto suona subito più luminoso, più ricco e colorito”

Allegro: Una vita ricostruita

Lucietta cresce, noi la vediamo come spettatori da una piccola finestrella del monastero in cui vive. Vediamo i contorni della sua vita, un po’ stretta e soffocante tra quelle mura. Difficile vivere con le altre compagne, ancora più difficile è frenare quell’animo curioso se intorno a lei le maestre sono così severe.

Ma quando Lucietta mette le mani sull’organo è finalmente viva e libera. La sua vita da provetta musicista le alleggerisce un po’ le lunghe giornate tra quei mattoni da cui non può liberarsi. Come sarebbe bello per lei poter uscire e vedere il mondo, la moda, i cappelli sfarzosi delle gran signore. Il cuore le batte al solo pensiero, ma non immagina quanto batterà veloce quando vedrà il giovane Vivaldi.

Adagio: Una vita documentata

Ma la vita dei “diseredati” non è sempre facile, alcuni di loro cadono nel dimenticatoio. Lucietta sarebbe finita lì se Federico Maria Sardelli non l’avesse ritrovata e ci avesse donato questa sua biografia. La vita di queste ragazze così recluse, merita di essere ricordata, di essere apprezzata e ammirata. Per il loro talento, la loro dedizione, per tutto l’amore, l’impegno e la forza che hanno messo nelle loro vite. Vite che hanno passato da recluse, ma che un incontro, un violino nuovo, una sonata hanno trasformato in gioia. Un piccolo screzio, una punizione e la malattia sono stati drammi, difficoltà, ma da cui hanno tratto una forza inestinguibile.

Ed ecco che tra immaginato e ricostruito, si riporta alla luce la vita di Lucietta. Quanto sublime questo libro, quanto amore per la musica riesce a trasmettere. Nonostante Vivaldi sia un personaggio che si muove spesso tra le righe, sicuramente più conosciuto di Lucietta, è lei che i riflettori delle parole illuminano. Vivaldi scrive opere, magnifiche sicuramente, ma è lei che le trasforma in magia. Le sue dita che corrono sull’organo, la musica estasiante la pervade. Tutta la bellezza delle note, degli accordi risuonano grazie a lei.

Allegro

Quelli di Lucietta e Vivaldi sono due nomi e due vite costantemente intrecciate, tra le aule del monastero, nello spartito poggiato sull’organo, dall’inizio alla fine delle loro vite.

“Nel silenzio più assoluto si sentono solo i fruscii dei vestiti e le scarpe muoversi sul pavimento, finché non si ritrovano entrambi alla porta, lui fuori, lei dentro. Non hanno più molto da dirsi, ovvero, potrebbero dirsi mille cose, tutte da tacere”

Una lettura meravigliosa adatta a tutti gli amanti della musica e della storia, ma anche a chi vuole riscoprire una vita incantevole, per immergersi in esistenze così lontane dalle nostre ma a cui dobbiamo tutta la bellezza dell’Arte.