L’inferno della schiavitù in Giù nel cieco mondo di Jesmyn Ward

Giù nel cieco mondo di Jesmyn Ward (traduzione di Valentina Daniele, NN Editore) è un romanzo che parla di amore e schiavitù, della forza dei legami familiari e del dolore che per decenni l’uomo bianco ha inflitto senza rimorsi per via di una supposta superiorità.

Di cosa parla

Annis è una giovane donna, schiava in una piantagione della Carolina insieme alla madre, che la notte le insegna l’arte del combattimento ereditata a sua volta dalla madre, una guerriera africana

Giù nel cieco mondo di Jesmyn Ward

Annis è nata da uno stupro, figlia illegittima dello stesso uomo che ora la guarda con bramosia e sorellastra di due ragazzine scialbe di cui origlia le lezioni sull’Inferno dantesco, riferimento che tornerà più volte nel corso della narrazione e sarà subito evidente perché.

Un giorno però la madre viene venduta e Annis rimane sola e, disperata, scopre nell’abbraccio di Safi un altro tipo di amore, carnale e delicato come niente prima di allora. Ma la vita delle due ragazze dipende dai capricci del padrone e presto si ritrovano entrambe in catene, in marcia con altri schiavi verso New Orleans, la città degli spiriti.

Quanto fa male l’amore se non ha un posto dove andare: un vento invernale che si impiglia su rocce coperte di ghiaccio.

Gli spiriti

Come già Canta, spirito, canta, anche Giù nel cieco mondo è un romanzo popolato da presenze soprannaturali legate alla natura che in un qualche modo dirigono il corso della narrazione, e chi ha già avuto la fortuna di incontrare la penna di Jesmyn Ward non rimarrà sorpreso da questo aspetto ancestrale.

È proprio durante la lunga e faticosa marcia dalla Carolina a New Orleans che Annis incontra Aza, uno spirito di tempesta che la accompagnerà fino alla fine, un po’ madre affettuosa, pronta ad aiutarla, un po’ matrigna dispotica che chiede adorazione e abnegazione.

Ma Ward non ha mai creato personaggi deboli e Annis non è da meno. Fiera nipote di una guerriera africana, non ha paura di cercare la sua voce interiore e trovare finalmente la forza di dire “io voglio”, “io sono”.

La schiavitù

Giù nel cieco mondo racconta la schiavitù senza sconti, mai nel romanzo troverete momenti di pace dal dolore, così come mai agli schiavi era concesso riposare. Gli unici attimi di sollievo sono all’inizio del racconto, quando Annis ha ancora vicino a sé la madre e poi Safi, brevi episodi di tenerezza che leniscono la sofferenza, ma nulla più.

La marcia verso New Orleans è faticosa, uno strazio che si protrae per pagine e pagine. I piedi scorticati, la fame, l’acqua dei fiumi sempre troppo alta, le corde che segano i polsi sono una litania costante a cui il lettore vorrebbe sottrarsi e non può. Così come non possono Annis e le sue compagne.

L’Inferno di Dante

La schiavitù è un inferno come quello attraversato da Dante, e infatti Giù nel cieco mondo richiama proprio il quarto canto della Divina Commedia. Come il poeta fiorentino, Annis sprofonda un passo dopo l’altro nel dolore e nelle atrocità, e noi lettori con lei, un capitolo dopo l’altro, sprofondiamo e annaspiamo in cerca di un conforto che non possiamo trovare in queste pagine, così come non lo si può trovare in altri libri crudi e onesti, ad esempio Corregidora di Gayl Jones.

Perché con i libri di Jesmyn Ward è sempre così, si ascoltano delle storie, si accoglie un dolore che non ci appartiene e lo si porta sulle spalle per un po’, sapendo che è il pegno da pagare per capire, per dare voce a chi per troppo tempo non l’ha avuta.

Da leggere se…

Giù nel cieco mondo è un libro per tutti, ma è un libro doloroso. Da leggere se ti piace ascoltare le storie di notte intorno al fuoco e non hai paura di scottarti, se ami le storie di formazione e le protagoniste che si fanno un sacco di domande prima di trovare la risposta giusta.