Limonov: una biografia che racchiude uno spaccato di mondo

Limonov è un libro la cui natura si può dedurre già dalla copertina, grazie alla fotografia del protagonista Eduard Limonov. Personaggio reale di cui Emmanuel Carrère ha raccolto qui l’esistenza pezzo per pezzo. La macchina da scrivere, il poster di Stalin, il viso indurito e lo sguardo bruciante riassumono un’esistenza che è riuscita a scivolare lungo picchi vertiginosi.

La vita di un uomo multiforme

A un tratto Eduard viene afferrato da una profonda tristezza e da qualcosa che somiglia alla pietà. Lui che si vanta di disprezzare i deboli, ora prova pietà per quella debolezza. Prova pietà per l’anima gentile di Igor’, per l’inserviente dei bagni al ristorante, per tutto il suo popolo. Vorrebbe poter fare qualcosa, lui che è forte e cattivo, per difendere dai forti e dai cattivi l’anima gentile e ignava di Igor’ Vorosilov, l’inserviente dei bagni e tutto il suo popolo.

L’apparente semplice storia racchiusa in queste pagine riguarda la vita di Eduard Limonov: nasce in Ucraina nel 1943, ma vive un po’ ovunque. L’infanzia si sviluppa come qualsiasi altra: prima l’ammirazione per il padre, arruolato nella NKVD (poi KGB), poi il disprezzo, perché da subito nulla sembra abbastanza per Eduard, unito al desiderio di superarlo. Da qui la necessità di lasciare il segno, di esserci, di sentire il suo nome pronunciato con rispetto, insieme all’insofferenza per tutto ciò che è debole e informe e ad un amore folle e costante per l’Unione Sovietica. Con molte difficoltà Limonov riesce ad andarsene dalla Russia per arrivare negli Stati Uniti, pieno di speranze e sogni di gloria. Le cose prendono però pieghe impreviste, l’uomo si trova sballottato tra tante città diverse e le sue diverse personalità continuamente si mescolano e scambiano: teppista, soldato, scrittore, politico….

Una Russia in mutamento

L’aspetto a cui è forse più difficile stare dietro, anche se fondamentale per la comprensione della storia, riguarda il contorno storico-politico che Carrère delinea, in pagine che hanno uno stampo quasi saggistico. La Russia è vittima di sconvolgimenti incredibili durante gli anni dell’adultità di Limonov, che plasmano in modo fondamentale la sua personalità e le sue decisioni, da strenuo difensore dell’Unione Sovietica e di Stalin e da odiatore altrettanto appassionato di Gorbacev, che rovina la sua Russia.

Il tocco di Carrère

Un elemento caratteristico della scrittura di Carrère (che si può riscontrare anche in “Un romanzo russo” e, seppur un po’ meno, ne “L’avversario”) è un pizzico di autorefenzialità e di egocentrismo, che ammette lui stesso essere caratteristici della sua personalità. Quindi, inframezzati nel racconto ci sono pagine che raccontano sia i suoi incontri più o meno ravvicinati con Eduard Limonov, sia alcune digressioni sulla sua personale situazione in parallelo con quella del protagonista. Un tratto che, a mio avviso, o si ama o si odia.

Eroe o sconfitto?

Terminata la lettura di questo romanzo è difficile dare un giudizio chiaro su Limonov e non si capisce nemmeno quello che lui ha di se stesso. Egli ha passato un’intera esistenza nella brama di dire qualcosa, di non essere l’ennesimo essere umano a finire dimenticato e insulso. Effettivamente, di segni ne ha lasciati parecchi, e non solo come scrittore, correndo dietro alla sua terra. Quello che lui stesso sembra domandarsi, in fondo, è: n’è davvero valsa la pena?

Nel complesso questo libro è piacevole: si soffrono un po’ alcune parti prettamente storiche e politiche e alcuni cenni un po’ troppo egotici di Carrère, ma nel complesso la storia di Limonov è unica nel suo genere, così devastante e tagliente in tutta la sua umanità, che riesce ad essere terra e cielo insieme.