L’Immortale: un retelling fiabesco

Senza ombra di dubbio, l’Immortale di Catherynne Valente può essere considerato una delle uscite più interessanti nel 2023: si tratta di un retelling di una delle più celebri fiabe del folklore slavo, quella legata alla nota figura di Kašèj o Koščej l’immortale, personaggio tradizionalmente identificato come malvagio e usualmente rappresentato come un uomo anziano ed emaciato, molto avaro e alla costante ricerca di giovani donne.

Egli è lo zar della vita: la sua morte è separata dal corpo, ben nascosta dentro un ago, all’interno di un uovo, dentro un’anatra che nascosta all’interno di una lepre rinchiusa in una sacca di pelle, che sta dentro una cesta di ferro sepolta ai piedi di una grande quercia nella favolosa isola di Bujan, regno di Koščej stesso, in mezzo al vasto oceano.

Autore: Catherynne Valente

Editore: Fazi Editore

Collana: LAINYA

Pagine: 346

Data pubblicazione: 27-06-2023

È tradizionalmente associato ad un’altra celeberrima figura del folklore slavo, quella della strega Baba Jaga, la quale a sua volta avrà un ruolo centrale all’interno del retelling della Valente.

Siamo davanti ad una riproposizione della fiaba tradizionale, ma in un periodo storico profondamente lontano da essa: le storie su Koščej, come ogni storia appartenente alla tradizione, avvengono in un tempo e in uno spazio lontani e indeterminati. Qui, il lettore si trova davanti ad una fiaba connotata spazialmente e temporalmente in maniera molto precisa: siamo a San Pietroburgo, alle porte della rivoluzione comunista, che cambiò radicalmente l’assetto politico-economico e sociale della Russia del ’17.

È durante una di queste nostalgiche sere che un giovane uomo bussa alla porta di Marja Morevna, protagonista di una delle più celebri storie su Koščej, per chiederla in sposa. Ovviamente, l’uomo in questione non è altri che il celeberrimo Koščej l’Immortale, zar della Vita, che viene qui ritratto in una forma radicalmente diversa a quella della tradizione: non è più l’anziano emaciato alla continua ricerca di giovani, bensì un attraente uomo dai capelli neri e dall’innegabile fascino. Ed è proprio per questo che Marja accetta di seguirlo attraverso le steppe della Russia, sentendo dento di sé di essere nata per camminare accanto a quell’uomo a lei ancora sconosciuto.

Ed è proprio nel paese incantato di Koščej, la misteriosa isola di Bujan, che Marja troverà non solo bellezza, sfarzo e magia, ma anche un infinito numero di sfide che porterà la sua esistenza a subire dei drammatici cambiamenti, a partire dalle tre ardue prove per dimostrare alla diffidente Baba Jaga, sorella dell’Immortale, di essere davvero la predestinata ad amare Koščej. Ma questo sarà solo l’inizio: lo Zar della Vita è coinvolto da tutta l’eternità in un sanguinoso conflitto con lo Zar della Morte Vij, il quale porterà Marja a dover prendere delle decisioni difficili ma necessarie per sé stessa.

Ed è proprio a seguito di ciò che Marja farà ritorno nella sua città natale, quella San Pietroburgo che aveva lasciato anni prima e che ora ritrovava dilaniata dalla seconda guerra mondiale, dalla carestia e dall’ inverno.

Marja vive in una terra di confine, dove non è mai sé stessa: se da un lato ama lo Zar della Vita, dall’altra parte sa benissimo di non appartenere completamente al mondo di Bujan, costringendola a rimanere in una dimensione eternamente a metà.

Catherynne Valente dipinge una terra liminale, dove magia antica e la dolorosa modernità della guerra mondiale si scontrano dilaniandosi a vicenda, costringendo la sua protagonista ad accettare il destino che ha scelto per sé stessa e il suo eterno intrecciarsi con l’Immortale.

La guerra è progenitrice di tutte le cose

Il celeberrimo filosofo Eraclito scriveva che la guerra era alla radice dell’esistenza di tutte le cose del mondo: Catherynne Valente, in questo romanzo, sembra aver abbracciato in toto questa categoria del pensiero. Ella ci mette davanti ad una storia sul conflitto, dove esso ha molteplici accezioni: i protagonisti del romanzo si muovono sul piano della seconda guerra mondiale, non a caso sono molteplici i riferimenti agli scontri fra Germania e Unione Sovietica. Ma dietro il conflitto che tutti vedono, ve ne è un fiabesco e invisibile: quello fra la misteriosa e magica terra di Bujan, dominata dallo Zar della Vita, e Vij, fratello e Zar della Morte. Una guerra che nessuno vede, di cui ogni essere umano è ignaro, ma che ha delle conseguenze devastanti su ogni aspetto del reale.

Inoltre, ci troviamo dinnanzi ai molteplici conflitti interiori dei personaggi: ognuno di essi è dilaniato dall’interno, proprio come Marja, che sarà sempre divisa fra Bujan e San Pietroburgo. La sua è una condizione di vero e proprio dissidio interiore: il suo è il dramma di tutta quella parte dell’umanità che non sa veramente a quale realtà appartenere, sentendosi sempre fuori posto, quasi come se non appartenesse da nessuna parte.

Per quanto concerne lo stile, è interessante osservare come esso sia profondamente immaginifico. Inoltre, Catherynne Valente si dimostra perfettamente in grado di calibrare le sue parole a seconda dei temi da lei trattati: quando siamo nella misteriosa isola di Bujan, il suo stile è profondamente legato al folklore slavo, cercando di emulare quella che è la trattazione favolistica. Quando siamo calati nel momento della guerra mondiale, improvvisamente vira verso uno stile più crudo e realistico, specialmente nei momenti dedicati alla descrizione dell’assedio di Leningrado da parte delle forze naziste. I capitoli dedicati a quel frammento di trama sono, a mio avviso, fra i più crudi dell’intera opera: la descrizione della disperazione dei cittadini di Leningrado durante la grande carestia è qualcosa che la Valente riesce a imprimere divinamente nella mente del lettore.

Venendo alle criticità del romanzo, che purtroppo sappiamo essere presenti in ogni opera, bisogna menzionare che, forse, la narrazione in alcuni punti tendeva ad andare troppo veloce: il materiale e le questioni che la Valente mette in campo hanno un potenziale infinito, e ipoteticamente avrebbe potuto trarre altri filoni narrativi interi. Inoltre, il worldbuilding è spesso poco analizzato, non dando al lettore la possibilità di immergersi totalmente in questa dimensione folkloristica e affascinante. Il che, considerando le abilità narrative e di scrittura della Valente, è un vero peccato.

Nel complesso, reputo che questo testo meriti una possibilità da parte tutti gli amanti del fantasy e del mondo della favolistica slava, anche solo per l’attenzione che Catherynne Valente mette nel narrare del tragico e appassionato amore di Marja e Koščej.