Lila: L’Eroina Ombra

Lila di Marina Pierri è un libro che fa parte della collana “Le Mosche d’oro” di Giulio Perrone Editore curata da Giulia Caminito, Nadia Terranova e Viola Lo Moro.
Lo scopo del progetto è quello di affidare a delle autrici il compito di scegliere una figura femminile e raccontarne la storia, così da far scoprire ai lettori nuovi personaggi femminili (reali o non) da ammirare e in cui rivedersi.

La donna scelta da Marina Pierri è un personaggio di fantasia, ovvero Lila (Raffaella) Cerullo de L’amica geniale, anche se forse non è proprio corretto definirla un semplice personaggio di un romanzo di fiction, poiché Lila è dentro tutte noi e la sua storia è un po’ quella di ogni donna.

L’autrice analizza questo personaggio controverso e affascinante, compiendo anche un’analisi di se stessa, del perché sente – o sentiamo? – così vicina una figura così ombrosa, difficile, cattiva ma anche affascinante come quella di Lila.

Leggere Lila, dice l’autrice, è guardare nel pozzo terrorizzante del sé e soprattutto è anche la consapevolezza che questa storia ci appartiene e, questo senso di appartenenza lo sentiamo fin dentro la pancia ecco perché siamo spinte in modo irrefrenabile a voler conoscere la sua storia, a leggere tutti e quattro i volumi de L’amica geniale con foga.

Lina/Lena

Per tutto il tempo di lettura della saga vi è mai capitato di pensare: a chi è che assomiglio di più? Per poi giungere alla conclusione che nessuna delle due vi rappresenti in toto, che in alcune situazioni siete più Elena, in altre siete più Lila?
Io ho sempre pensato di essere a metà tra le due, perché le ho sempre considerati due facce della stessa medaglia e dopo aver letto la teoria di Marina Pierri, sono sollevata all’idea di non essere l’unica a pensare una cosa del genere.

Lina è Lena e Lena è Lina.
La differenza tra i loro nomi è solo una vocale.
E’ un gioco linguistico che sembra non essere una scelta del tutto casuale da parte della Ferrante. Una è l’Ombra e l’altra la Guida e insieme sono il caos che mantiene l’ordine, a patto che le lettere restino lì dove sono.

Lila e Lena vivono l’una dentro l’altra, tant’è che vedremo che nel corso della tetralogia non possono stare lontane per più di un certo lasso di tempo. Dopo un po’, infatti, le due si attraggono come due calamite, anche quando Lila scompare trova comunque il modo di arrivare da Lena con le bambole.
La presenza dell’una nella vita dell’altra è inevitabile, proprio perché le due sono speculari e l’amore di Lina non è Stefano Carracci, né Enzo Scanno, né Marcello Solara bensì Lena.
Lena è l’unica che la conosce davvero.

L’Eroina Ombra

L’arco di trasformazione di Lila è un arco di un Eroina Ombra e infatti in lei ci sono tutti i dodici archetipi di matrice junghiana del viaggio eroico: Orfana, Guerriera, Angelo Ombra, Cercatrice, Distruttrice, Amante, Creatrice, Sovrana, Maga, Saggia e Folle.

Ma perché Lila è un’Eroina Ombra?
Sicuramente l’avrete intuito, se vi ricordate bene la sua storia.
Tutto quello che le capita, infatti, non avrà mai una fine lieta o leggermente positiva.

A Lila viene strappata l’innocenza sin dalla più tenera età, i suoi sogni non si realizzano e certamente non riuscirà, non potrà mai allontanarsi dal Rione.
E’ un agnello dato ai macellai, bestia sacrificale.
Il padre non le permette di studiare, la maestra comincia ad odiarla e fingerà di non riconoscerla perché non è stata in grado di ribellarsi al padre violento.
Perciò diventa rabbiosa, invidiosa e non le resta che architettare un piano per cercare di entrare nel varco che la farà uscire dalla sua situazione di stasi, sposando Stefano Carracci, ma sappiamo già tutti quale sarà l’epilogo di questo matrimonio.
S’innamora di Nino Sarratore ad Ischia (per fare un dispetto ad Elena poiché lei è capace di fare ciò che Lenù non riesce o perché avvicinandosi a Nino si avvicinerà anche a lei, alla sua amica?)
Lavorerà nel negozio di scarpe dei Solara, ma dopo aver fatto impazzire Michele lascerà tutto.

Si trasferirà a San Giovanni a Teduccio insieme a Enzo, lì dopo aver lavorato spaccandosi le mani in un mattatoio, andrà a lavorare all’IBM,
Pare che tutto le stia stretto, che non riesca a trovare pace in nessun posto.

Lila è scura nella fisionomia, ma questa scurezza si riverbera anche nell’interiorità. E’ fatta del materiale degli incubi, del rimosso e del mostruoso. (līlā, in sanscrito, significa anche simulazione), della notte (inevitabilmente, visto che la radice protosemitica della parola è LYL = notte), dello ctonio e dell’imperscrutabile. Nel sistema delle opposizioni binarie cui inevitabilmente siamo ancorate e a cui, certamente, la narratologia archetipica di matrice junghiana è ancorata, è dunque molto complesso non immaginare Lila come specchio oscuro.

La smarginatura o lo sguardo verso il vuoto

Lila più volte dirà di aver perso i contorni, che tutto intorno a lei pareva aver perso di consistenza, non si sente parte di nessun luogo e sembra che la sua vita sia priva di senso.
La smarginatura è il suo nemico più grande, infatti dirà a Lenù di aver cercato di arginare questo fenomeno per tutta la sua vita, sopportandolo finché sua figlia non scompare e decide quindi di sparire con lei, cancellandosi anche dalla memoria di tutti quelli che la conoscevano.
L’unica eccezione è ovviamente Elena, a cui lascerà le loro bambole nella cassetta della posta a Torino.

Da questo momento in poi Marina Pierri elabora una teoria molto interessante che è quella del glitch, dell’errore nei videogiochi (in parole povere).
Lila sembra essere un glitch, un errore proprio perché è in grado di vedere e sopportare qualcosa che nessun altro può vedere, ovvero il Vuoto.
E’ come se lei fosse quell’errore che penetra nel matrix.

Conclusioni

Lila è un personaggio complesso, che contiene universi diversi, dunque anche questo libriccino risulta essere, pur nella sua semplicità, difficile da raccontare.

Dopo aver letto Lila, avrete voglia di gettarvi nell’ennesima rilettura de L’amica geniale alla luce di quello che scoprirete.
Sono molto interessanti le teorie proposte dall’autrice, ma ovviamente, è solo una piccola anticipazione dei contenuti di questa Mosca, e commovente questo tono di ammirazione ed empatia di Marina nei confronti di Lila.

L’intimità con cui Marina Pierri ha realizzato questa analisi ed il modo con cui ha aperto al lettore un po’ del suo mondo interiore attraverso Lila, crea un ponte di connessione tra tutte noi.