Libertà: la complessità dei legami umani nel romanzo di J. Franzen
Il romanzo familiare statunitense ha conosciuto il suo autore maggiormente rappresentativo nella penna di Jonathan Franzen (edito in Italia da Einaudi) con la pubblicazione de Le correzioni nel 2001, vincitore del National Books Award e al quinto posto nella lista dei 100 migliori libri del 21esimo secolo stilata dal New York Times.

Dopo aver conquistato il cuore dei lettori e della critica con le vicende della famiglia Lambert, nel 2010 è tornato a narrare la società statunitense contemporanea con il romanzo Libertà portandoci a conoscenza di un’altra famiglia rocambolesca: i Berglund.
Una famiglia perbene
Walter e Patty sono una famiglia della nuova borghesia, appena trasferitasi nel quartiere di Ramsey Hill con i loro due figli: Joey e Jessica. Malgrado gli sforzi di Patty per fare amicizia con il nuovo vicinato, la sua cortesia non viene particolarmente apprezzata, a differenza di Walter, anche se spesso chiuso in casa oberato di lavoro per portare avanti progetti ambientali che appaiono alquanto utopici.
I due ragazzini, invece, sembrano integrarsi abbastanza bene, soprattutto Joey che si lega subito a Connie, la figlia di appena un anno maggiore della vicina di casa Carol, madre single particolarmente sgradevole a Patty. Tuttavia la vita a casa Berglund sembra scorrere serena, nonostante i crolli nervosi di Patty, le scappatelle di Joey e la dedizione cieca al lavoro di Walter.
Finché, a un certo punto, la vita patinata che tanto si sono sforzati a costruire, crolla.
Ma nei Berglund, d’altra parte, c’era sempre stato qualcosa che non andava.
Essere umani
Nonostante Libertà si inserisca all’interno di un filone letterario, quello della narrativa domestica, con dei temi e una tipologia di personaggi ben precisi, Jonathan Franzen si mostra in grado di reiventare la formula già sperimentata nel suo lavoro precedente. Innanzitutto arricchendo l’opera con elementi propri del romanzo sociale, dunque ponendo attenzione al contesto socio-economico e politico descritto, e affascinando il lettore grazie alla sua capacità affabulatoria magnetica e sorprendente.
L’abilità di scrivere personaggi tridimensionali dona una luce originale ai romanzi di Franzen, in particolare ciò accade in Libertà, dove i caratteri così difficili, e per questo umani, dei componenti della famiglia Berglund vengono fuori senza retorica. È la coerenza nella contraddittorietà dei comportamenti dei protagonisti a delinearne la psicologia, a farne risalire la complessità come un’onda che giunge inaspettata a chi legge. Talvolta viene meno anche quella coerenza, ma qui compare l’umanità di Patty, Walter e gli altri: nei sentimenti umani, difatti, spesso non c’è né logica né consequenzialità.
Che cos’è la libertà?
L’annosa questione, il tema focale dell’intero romanzo è, come preannunciato dal titolo stesso: che cosa significa essere liberi?
Ciò che emerge con estrema chiarezza nel romanzo di Jonathan Franzen è che la libertà ha un prezzo troppo grande da sopportare per noi esseri umani. Dotati di intelletto e possibilità di scelta, a differenza della dendroica cerulea che Walter tenta di tutelare, le nostre azioni hanno sempre delle ripercussioni perché davanti alle difficoltà possiamo decidere come reagire.
Talvolta crediamo che la solitudine coincida con la libertà, che spezzare i legami significhi essere liberi dai condizionamenti esterni, che poter fare ciò che si desidera possa renderci felici. Tuttavia non è così per i personaggi nati dalla penna dell’autore, anzi: la libertà, con i suoi oneri sentimentali e non, assume le sembianze di una gabbia dalla quale non si può più uscire.
A meno che non si agisca senza logica, in maniera istintiva.
Forse, come appare suggerire il finale inaspettato, è soltanto nell’accettazione e nel perdono che si può sperimentare la quiete della libertà.