“L’ha scritto lei, ma…”: per una rivoluzione culturale dalle scuole

L’ha scritto lei, ma… di Johnny L. Bertolio, docente di letteratura italiana all’Università di Torino, può senza dubbio annoverarsi come una delle più interessanti uscite di quest’anno, uscito in libreria il 9 aprile grazie a Edizioni Tlon. Con questo saggio, l’autore mette in discussione il canone tradizionale della letteratura italiana che ancora, ad oggi, si insegna nelle scuole, e non solo, proponendo una storia della letteratura più ricca e varia, nonché finalmente aderente alla realtà.

Una rivoluzione del canone tradizionale

Scrivere di questo saggio non è affatto semplice: Bertolio, con le sue parole, ci ricorda quanto molto dei programmi scolastici oggi in vigore sia radicato in una cultura colonialista, patriarcale e imperialista. Per anni ciascuno di noi ha ricevuto un’educazione basata su una selezione di autori tramandata dalla tradizione, e che pochi negli anni hanno messo in discussione, assumendo che il canone della letteratura italiana fosse il frutto di quegli autori meglio sopravvissuti al tempo.

La fine analisi filologica di Bertolio, però, riporta chiunque alla realtà: non solo rammenta al lettore che – aldilà di ogni ragionevole dubbio – la creazione di un canone è un atto politico dall’enorme portata, ma che quello della letteratura italiana è il frutto di un processo atto a creare un’ideologia solida a seguito della nascita del Regno d’Italia, nel 1861. Le voci scelte all’epoca – maschili, poiché era solo degli uomini l’autorevolezza – servivano a creare un panorama culturale identitario, in cui il neonato Regno potesse identificarsi. L’assenza delle donne dalla storia della letteratura non è, dunque, un mero caso, bensì ha fatto parte di una fine opera di rimozione di tutte quelle voci che non potevano essere piegate alla creazione di una solida identità culturale.

A questo proposito, nel saggio vengono finemente analizzati i diversi meccanismi attraverso cui il canone della tradizione ha estromesso le scrittrici, condensati nell’esplicativo titolo L’ha scritto lei, ma…, espressione presa in prestito da Joanna Russ volta a incarnare tutto l’armamentario retorico con cui vengono delegittimate le opere delle donne, non solo nella letteratura italiana. La loro scrittura è troppo personale, poco universale, oppure è in realtà frutto del lavoro dell’uomo che hanno al loro fianco. Insomma, nessuna scrittrice pare degna agli occhi della critica.

La nascita di un “Controcanone”

Recuperando il titolo di un’antologia per i licei ad opera dello stesso Bertolio – Controcanone – nel saggio egli riflette proprio sulla possibilità di proporre una storia della letteratura diversa, la quale rispecchi veramente la pluralità di voci e identità che hanno caratterizzato, in realtà, il panorama culturale italiano. La tradizione patriarcale, coloniale e imperialista ha costruito dei modelli di potere che hanno oppresso chiunque fosse considerato non conforme – donne, migranti, persone dal diverso orientamento sessuale o dalla differente identità di genere – e i nostri programmi scolastici sono ancora figli di questo impianto culturale.

Bertolio, nella sua opera, auspica proprio all’adozione di un approccio intersezionale nella selezione dei testi da proporre ai giovani, sottolineando come tutti i fattori precedentemente elencati abbiano ricoperto un ruolo fondamentale nella scelta di quali autori tenere nel canone e quali abbandonare. Il canone letterario si presenta come un atto politico fondante di un’idea di Stato e Nazione molto precisa, e la scelta degli autori deve essere coerente con i messaggi che si vogliono trasmettere. In questo caso, emerge come le uniche voci ritenute attendibili fossero quelle degli uomini bianchi, vero collante identitario dell’Italia post-unitaria.

Risulta necessario, però, interrogarsi su cosa accadrebbe se – effettivamente – si procedesse con una rivoluzione del canone letterario nelle scuole. Forse non cambierebbe nulla o, con maggiore probabilità, gli studenti beneficerebbero della restituzione di quel panorama culturale finalmente reso in tutta la sua complessità. Come sottolinea Bertolio, le diverse attività in cui la scuola è coinvolta spesso dimenticano quanto la letteratura possa ancora dare ai più giovani. Rivoluzionare il canone e restituire lo spazio a tutte quelle voci non conformi potrebbe veramente mettere gli studenti in contatto con la diversità, ricordando loro che la letteratura non è solo quella a carattere maschile a cui sono abituati.

Conclusioni

In conclusione, il saggio di Bertolio è un’opera da recuperare, senza dubbio. La perizia filologica con cui indaga il canone letterario italiano e con cui ne restituisce le radici coloniali e patriarcali non rende il testo pesante in alcun modo anzi, risulta perfettamente accessibile anche a coloro che non hanno studi letterari alle spalle.

L’ha scritto lei, ma… è una lettura obbligata per tutti gli amanti della letteratura, e per tutti coloro che vogliono rimettere in questione i sistemi culturali in cui sono cresciuti.