L’evento: autobiografia di un aborto clandestino

Oggi vi parliamo di uno dei libri, editi da L’orma editore, di Annie Ernaux, vincitrice del premio Nobel per la letteratura del 2022. L’evento è un testo autobiografico che racconta l’esperienza intima e dolorosa di una ragazza che nel 1963, in Francia, scopre di essere incinta. Questa gravidanza non è assolutamente desiderata ma negli anni ’60 abortire è illegale e non è in nessun modo accettato socialmente.

Il libro è chiaramente una forma di denuncia sociale per cercare di sensibilizzare il mondo su questo delicato argomento e la Ernaux crede fortemente che la letteratura possa sensibilizzare la società sui temi più ostici e importanti.

Il vero scopo della mia vita è soltanto questo: che il mio corpo, le mie sensazioni e i miei pensieri diventino scrittura, qualcosa di intelligibile e di generale, la mia esistenza completamente  dissolta nella testa e nella vita degli altri” 

Trama

Francia, 1963. Una ragazza di 23 anni attende con ansia l’arrivo delle mestruazioni che, purtroppo, sembrano non voler proprio fare capolino. In questo momento della sua vita la ragazza sta dedicando tutte le sue attenzioni alla stesura della sua tesi e agli ultimi esami universitari.

Il tempo scorre e le mestruazioni però non arrivano e, dopo una visita ginecologica, il sospetto diventa certezza: dentro di lei sta crescendo una nuova vita. Il primo pensiero è “Oh Dio, è terribile!”.

Un lunedì ho messo nella borsa anche un paio di ferri da maglia che qualche estate prima avevo comprato per farmi un golfino, rimasto incompiuto. Erano ferri lunghi, blu elettrico. Non c’erano altre soluzioni. Avevo deciso di fare da sola.

Annie Ernaux ci costringe a vivere i giorni di disperazione di questa ragazza, e sentirla nostra, nella costante ricerca di trovare qualcuno che possa liberarla da questa dannata gravidanza. Scopriremo di essere abbandonate a noi stesse, di essere mal giudicate dalle poche persone con cui ci confideremo e di sentirci delle criminali solo perché vogliamo decidere cosa fare del nostro corpo.

Ci sentiremo sole e perse. Arrancheremo ogni giorno per capire cosa fare o di chi fidarci. I ginecologi ci tratteranno come ingrate, gli amici si dilegueranno per non partecipare a questo reato e il ragazzo che ha partecipato all’arrivo di questa gravidanza scomparirà nel nulla delegando tutte le responsabilità.

“Era impossibile determinare se l’aborto era proibito perché era un male o se era un male perché era proibito”

Il tempo scorre e bisogna agire in fretta. Occorre trovare i soldi e qualcuno che pratichi un aborto clandestino. Si, perché questa è l’unica scelta che abbiamo a disposizione e siamo ben consapevoli dei rischi fatali a cui potremmo andare incontro.

L’aiuto arriverà da una fabbricante di angeli, ben pagata, e nascosta in una casa anonima. Questa donna è un infermiera che, utilizzando apparecchiature mediche dell’ospedale, aiuta le donne clandestinamente. E anche se le cose non andranno proprio lisce come sperato, e si finirà comunque in ospedale, alla fine ci verrà ridata indietro la nostra vita e la nostra libertà.

Ma non saremo più le stesse e questa esperienza muterà per sempre il corso della nostra vita.

La vergogna clandestina

Annie Ernaux ha detto: “che la clandestinità di chi ha vissuto quest’esperienza dell’aborto appartenga al passato non mi sembra un motivo valido per lasciarla sepolta, tanto più che il paradosso di una legge giusta è quello di obbligare a tacere le vittime di un tempo con la scusa che “le cose sono cambiate”.

L’evento è chiaramente un libro di denuncia. La denuncia per un diritto negato e per una ferita che molte donne del passato hanno vissuto a causa di gravidanze non desiderate. Ma in realtà questa è un libro di protesta per donne che ancora oggi vivono in paese in cui l’aborto è illegale.

Alla fine lo sappiamo, l’aborto è un tema caldo ancora oggi. Negli ultimi anni se ne è parlato e riparlato a causa di sproloqui, idee retrograde e proposte di legge fuori da ogni contesto moderno. L’aborto resta inspiegabilmente un tabù, una cosa di cui non si parla pubblicamente. Se vi interessa l’argomento vi consigliamo di leggere Il tormento e lo scudo di Laura Conti, che riporta delle importanti analisi sulla legge 194.

Può darsi che un racconto come questo provochi irritazione, o repulsione, che sia tacciato di cattivo gusto. Aver vissuto una cosa, qualsiasi cosa, conferisce il diritto inalienabile di scriverla. Non ci sono verità inferiori. E se non andassi fino in fondo nel riferire questa esperienza contribuirei a oscurare la realtà delle donne, schierandomi dalla parte della dominazione maschile del mondo.

Storie come l’evento esistono e sono sempre esistite, quindi è giusto che siano raccontate e diffuse il più possibile affinché il cambiamento possa avvenire. La conoscenza è sempre il motore dell’evoluzione e la lettura è sempre stata utile in questo senso.

È importante che si parli di aborto, di eventi del genere e di esperienze legate al proprio modo di essere donna o di vivere il proprio corpo. Lo hanno fatto anche Antonella Lattanzi nel suo libro Cose che non si raccontano, dove ha condiviso una storia dolorosa sugli aborti spontanei, e Fuani Marino con Svegliami a mezzanotte, in cui ci ha raccontato di maternità, salute mentale e suicidio.