Lemon: la morte e la ricerca del significato della vita

Lemon è il primo romanzo tradotto in inglese, nonché l’unico pubblicato in Italia, della scrittrice sudcoreana Kwon Yeo-sun. Nata nel 1965, ha vinto vari premi letterari, come lo Yi Sang Literary Award e l’Oh Yeong-su Literature Award.

Copertina libro Lemon

Autrice: Kwon Yeo-sun
Editore:
il Saggiatore
Data di uscita:
Maggio 2022
Numero pagine:
134

Trama

Seoul, 2002. Viene rinvenuto in un parco il corpo senza vita di Kim Hae-on, con addosso solo un abito giallo. La giovane studentessa liceale è stata assassinata, il cranio spaccato da una pietra.

Era una ragazza davvero bellissima,

[…] di una bellezza talmente irreale che era impossibile credere che appartenesse al nostro stesso mondo […].

I sospetti ricadono subito su due compagni di scuola. Shin Jeong-jun, rampollo di una famiglia facoltosa, perché Hae-on è stata vista in macchina con lui la sera dell’omicidio. Han Manu, povero e un po’ stolto, perché conferma alla polizia di aver visto i due insieme, ma fornisce una testimonianza piena di contraddizioni. Tuttavia, entrambi hanno un alibi, lasciando così irrisolto l’omicidio di Hae-on.

Da-on, sorella minore di Hae-on, rifiuta di accettare l’evidenza. Non vuole che questa tragedia rimanga sospesa nel vuoto per sempre.

So benissimo chi è stato, e il movente e il peso di questo crimine mi perseguiteranno per sempre, fino alla morte.

L’omicidio di Hae-on ha profondamente scosso sia lei che la madre, facendole sprofondare in uno stato depressivo.

Il vuoto che percepivo nella mia testa si stava trasformando da una semplice goccia d’acqua in un oceano. […] io e madre, in un attimo, ci ritrovammo in un tunnel buio e senza uscita.

Intensificandosi sempre più, la tristezza delle due donne assume sfumature spaventosamente morbose e ossessive. Ne è un esempio lampante il tentativo di Da-on di diventare il clone di Hae-on.

Non riesco a sottrarmi al ricordo perenne della bellezza di mia sorella, un ricordo che mi ha spinto a sottopormi a interventi di chirurgia plastica fino a trasformare il mio viso in una rozza accozzaglia dei suoi lineamenti.

Passano così diversi anni, nel corso dei quali Da-on cerca instancabilmente di far luce sull’omicidio, indagando in prima persona. È un viaggio doloroso e di crescita personale, che la porta a interrogarsi sul senso della vita.

Non faccio che chiedermi, in continuazione, se le nostre vite abbiano un significato. […] Forse è vero che la nostra esistenza non fa che lasciarsi dietro una scia di disgrazie? Il vero significato della vita non potrebbe essere il fatto di essere vivi, di sopravvivere in un mondo dove gioia e terrore e pace e pericolo si mescolano tra loro fino a essere indistinguibili?

Riuscirà Da-on a voltare pagina, guardando al futuro e trovando la propria pace interiore?

Copertina Lemon

Lemon: un viaggio nei meandri più cupi dell’animo umano

Vi consiglio vivamente di leggere Lemon, un romanzo che, pur nella sua brevità, colpisce per la sua potenza espressiva. L’autrice, infatti, descrive dettagliatamente e in modo diretto i sentimenti di Da-on, rendendoci spettatori del suo tormento interiore.

[…] pur non volendo ammetterlo, cominciai a dubitare del mio affetto nei confronti di mia sorella. Un sospetto terribile e straziante. A dire il vero il mio dubbio non era se le volessi ancora bene, era se gliene avessi mai voluto.

Quello che ci restituisce è il ritratto di una giovane donna, divisa tra la disperazione per la morte della sorella e la gelosia nei confronti di quest’ultima. È quasi impossibile non empatizzare con lei.

Spesso mi capita addirittura di odiare me stessa.
Perché ero così brutta? Perché non potevo essere come mia sorella?

Ancora più interessante è lo stile narrativo. Prima di tutto, lungo gli otto capitoli si alternano varie voci narranti, tutte in prima persona. Questo espediente contribuisce a dare profondità alla storia, fornendo una visione plurilaterale, quasi a 360°. La lettura, inoltre, è molto coinvolgente e intrigante, perché all’inizio dei capitoli non si capisce subito chi stia parlando. È come se nell’aria aleggiasse una nebbia fitta, che si dipana gradualmente con lo scorrere delle righe.

Risulta molto interessante e ben costruito anche l’uso dei flashback. La narrazione, infatti, non ha uno sviluppo lineare, ma si snoda lungo continui salti temporali. Spesso, un ricordo accennato in un capitolo viene approfondito in quello dopo, a distanza di anni. Tanti piccoli tasselli si uniscono man mano, come a formare un puzzle.

Lemon non rientra nella categoria classica dei gialli. Infatti, nonostante tutto abbia inizio dall’omicidio di Hae-on, il focus non è sulle indagini, quanto più sul viaggio di Da-on alla scoperta della verità e sulla sua lotta con sé stessa per rimanere a galla.

Come in una rappresentazione teatrale, Kwon Yeo-sun mette in scena i sentimenti umani, senza fare distinzioni di alcun genere. Amore, odio, gelosia, depressione, ipocrisia, confusione, disprezzo, sofferenza, perdono.

Ci mette davanti all’evidenza che, per quanto lo desideriamo, la vita non scorre mai tranquilla e pacifica. Citando la sua stessa definizione:

La vita è paurosa e terrificante, ma rinunciare a tutto questo, che in altre parole non è altro che la realtà, ci porterebbe ad avere un’esistenza piatta e banale. […] La vita, per quanto possa essere bella, è avvolta dal dolore, dalla paura, dall’impazienza e per quanto essa possa essere sgradevole, esistono momenti piacevoli.