Lei che mi ha liberata: Maya Angelou si racconta

In uscita il 15 Novembre 2023 per Le plurali editrice e per la prima volta tradotto in Italia, il commuovente memoir di Maya Angelou, scrittrice e poetessa afroamericana.
Maya Angelou si racconta attraverso il rapporto con la madre Vivian Baxter, un rapporto nato in età adolescenziale, dopo l’abbandono dei primi anni di vita in seguito alla rottura del matrimonio dei suoi genitori. Un rapporto incentrato sul rispetto reciproco, il perdono, la fratellanza e l’appoggio incondizionato. Sullo sfondo gli Stati Uniti e le lotte per i diritti civili degli afroamericani, il proibizionismo e il Ku klux klan.

Ritrovarsi

All’età di 4 anni Maya, insieme a suo fratello Bailey di 5 anni, vengono mandati a Stamps in Arkansans dai nonni materni, perché dopo il divorzio nessuno dei due genitori vuole assumersi la responsabilità di crescerli. Inspiegabilmente qualche anno dopo il padre li riprende, riaffidandoli alla madre.
In quella circostanza, all’età di soli 8 anni, Maya subì una violenza sessuale da parte del compagno della madre, che fu denunciato, imprigionato e qualche giorno dopo ucciso in carcere dall’amato zio, Willie.

I due bambini vennero riaffidati alle cure della premurosa “momma” Annie, fin quando le desolate regioni dell’Arkansas e le possibili mire del Ku klux klan, che non permettevano neanche che un ragazzo nero volgesse uno sguardo a una ragazza bianca, facesse prendere la decisione di riaffidarli alla madre.

Dopo anni di abbandono, Maya era diffidente con “Lady“, così decide di chiamare sua madre dopo essersi ritrovate. Vivian Baxter non era una donna comune. Aveva un carattere tosto e non ammetteva mancanze di rispetto. Era una donna fuori dagli schemi che gestiva diversi casinò e divenne, in seguito, la prima donna nera ufficiale della marina mercantile. Questo perché quando si metteva in testa qualcosa era difficile farle cambiare idea.

Insomma. Il rapporto tra Maya e sua madre si solidificò con il tempo e non mancarono momenti di tensione, come quella volta in cui Vivian Baxter, presa da un momento di ira e di preoccupazione, lanciò un mazzo di chiavi in faccia alla figlia, causandole lividi e gonfiore.

Un legame fatto di alti e bassi, costruito pezzo dopo pezzo e destinato a rafforzare e contribuire al carattere di Maya Angelou, che più per personalità che per aspetto fisico assomigliava a sua madre.

La dura vita prima del successo

Maya Angelou prima di diventare conosciuta, superò molti momenti critici.
Tanto per cominciare la violenza subita da bambina, che le diede una delle prime lezioni della sua vita, quella di quanto le parole potessero essere pericolose.

All’epoca pensai, ‘la mia voce l’ha ucciso’; ho ucciso io quell’uomo, perché ho pronunciato il suo nome. E poi pensai che non ne avrei mai più parlato, perché la mia voce avrebbe ucciso chiunque.

All’età di 17 anni, in seguito al suo primo rapporto sessuale, rimase incinta.
Decise di tenere il bambino, di crescerlo da sola e di rendersi indipendente con mille lavoretti.
Tranviera, cameriera, cuoca, mezzana, spogliarellista, cantante, ballerina.

Incontrò vari uomini sul suo cammino, rischiando di perdere la libertà, in seguito ad un matrimonio fallimentare con un uomo bianco, estremamente geloso e possessivo.

Anche il rapporto con suo fratello Bailey divenne instabile. Di indole più fragile, non riuscì mai a superare l’abbandono della madre e cadde nel tunnel della tossicodipendenza.

Lei che mi ha letteralmente salvata

L’intenzione di Maya Angelou in Lei che mi ha salvata non è quello di elencare i successi avuti ma piuttosto quello di raccontare gli eventi che hanno contribuito a farla diventare un personaggio di successo e il ruolo che ha avuto sua madre in tutto questo.

Vivian Baxter ha appoggiato sua figlia anche quando non condivideva le decisioni prese.
E’ stata una madre presente e sempre disponibile ad accorrere nei momenti più critici, ma mai oppressiva o autoritaria. L’ha lasciata libera di cadere e di rialzarsi, ma sempre restandole vicina.

Mi copriva le spalle, mi supportava. Questo è il ruolo di madre, e in questa visita ho capito chiaramente, e per la prima volta, perché una madre è davvero importante. Non solo perché dà da mangiare e anche amore e coccole e addirittura vizia un bambino, ma perché in un modo curioso, e forse misterioso ed etereo, sta in uno spazio vuoto. Si colloca tra l’ignoto e il noto. A Stoccolma, mia madre ha diffuso intorno a me il suo amore protettivo e senza sapere il perché, le persone sentivano che io valevo.

Questo intenso memoir dà prova di quanto un rapporto salutare madre – figlia possa essere arricchente.
Vivian Baxter ha letteralmente salvato sua figlia, rendendola libera.