Lee Maynard. La Trilogia di Crum e l’ossessione per la fuga

di Bettina Delia Monticone

Quando tutti gli addii sono stati pronunciati

Voglio essere colui che se ne va

E sarà bello essere andati.

La prima pagina del primo volume della Trilogia di Crum di Lee Maynard accoglie il lettore con queste parole: più di una dedica, quasi un commiato, il profumo bravo ad anticipare l’incontro con la storia. E la sua contorta malinconia per una sensazione, la voglia di fuga.

Nelle splendide parole di Gian Paolo Serino, curatore della prefazione, è svelato il segreto della trilogia e del suo attuale successo: “è uno di quei rari libri destinati a diventare un long seller di culto; non è un capolavoro, è vita”.

Un successo travagliato

I titoli che compongono la Trilogia di Crum sono stati scritti e pubblicati in America in momenti diversi, e mentre la società cambiava, così succedeva all’uomo, lo scrittore irriverente e privo di scrupoli che è stato Lee Maynard. I romanzi han suscitato scalpore sin da subito e provocato non pochi problemi all’autore.

Causa la lingua spesso scurrile e le ricorrenti scene di sesso esplicito, sin dalla pubblicazione del primo volume, nel 1985, le copie sono state vietate nella maggior parte delle biblioteche. Alcune librerie degli Stati Uniti si sono rifiutate di distribuirle. Oggi in Italia sono pubblicate nella collana Frontiere di Mattioli 1885.
 

Lee Maynard e Crum

Benvenuti a Crum, West Virginia: qui nasceva Lee Maynard. Nascosta sul confine con il Kentucky, è una cittadina rozza e fantasma ma in segreto è uno spazio nascosto dentro ognuno di noi e fa davvero spavento. Le uniche coordinate riconoscibili di Crum sono quelle del cuore: è casa ma è anche fuga.

Questo piccolo paesino è descritto nella prefazione come “Spoon River dei vivi” ed è proprio l’impressione che le sue persone e le ambientazioni lasciano sulla pelle. Molte delle pagine di questi romanzi sono autobiografiche e lasciano trasparire uno spirito ribelle, allergico alle convenzioni e alla buona condotta.

L’autore è morto nel 2017 senza far mai ritorno a Crum: è diventato uno scrittore di successo e forse ha zittito la sua sete di fuga e trasgressione. I suoi concittadini, a oggi, non l’hanno perdonato.

Lontano da Crum. Il primo volume

Ruby era davvero incredibile. Sapeva cose che le altre ragazze non sapevano. Tutte le mattine usciva di casa con il reggiseno – voglio dire, la madre non le avrebbe mai permesso di andarsene in giro senza. Poi però si nascondeva dietro un armadietto a scuola o usciva per andare al gabinetto e se lo toglieva. […] In corridoio mi camminava vicino quel tanto che bastava per far capire che era la mia ragazza, […] sfruttandomi in ogni modo possibile e facendomela solo annusare. L’amavo.

Il protagonista della Trilogia di Crum è un giovane che all’inizio della storia ha circa sedici anni e frequenta il liceo: il suo nome è Jesse Stone. La sua testa è davvero dura come una pietra.

Al suo fianco ci sono ragazzini scapestrati e femmine maliziose e spudorate, simulacri letterari di persone realmente esistite nella vita dell’autore.

Jesse, insieme con Mule, Nip e Wade, frega il tempo al fiume, acqua velenosa come la noia in estate. I giovani qui non sono spensierati e non sono ingenui. Con lui rischiano la vita, la promozione e una bella strigliata da parte delle autorità, ma lo accompagnano sempre nel lungo e tortuoso viaggio che è l’adolescenza.

I maschi pensano solo a far aprire le gambe alle femmine. Loro, le vere protagoniste della rivoluzione che in silenzio prende vita in estate, sono delle furbette e fan di loro quel che vogliono. Sono elettriche, piene di vita.

A Crum tutto è sporco e “prima del tempo”, come se di aspettare o sperare nessuno avesse voglia.

Ho cercato per anni di capire come funzionassero le cose fra tutti noi e il paragone più azzeccato mi è sembrato quello con un cattivo stufato. I ragazzi erano i bocconi peggiori del piatto, oltretutto difficile da distinguere e che, se provavi ad assaggiarli, avevano il sapore di suola da scarpe; e le ragazze erano le spezie e il calore del vapore che saliva.

Yvonne, sempre Yvonne

Yvonne Staley, “l’unica ragazza davvero bella a Crum”, è il vero amore di Jesse. Destinata a un futuro migliore di quello offerto dal paesello, a lei piace spassarsela con chi le va a genio e tra tutte è descritta come la più silenziosa e senza dubbio la più intelligente.

Yvonne, la ragazza con la pelle da donna, ci regala il momento più sentimentale e delicato di tutto il libro: con “la scena dei cinque dollari” è come essere in una città d’arte, ai piedi dell’attrazione più bella. Quasi un colpo di scena, il momento è con Jesse, è ovvio: fanno l’amore come i grandi e diventano il Re e la Regina di un posto che in maniera inevitabile, per una notte soltanto, profuma di magia.

Cinque dollari spezzano l’incantesimo. E la scena è così bella che, nel secondo volume, Urlando con i Cannibali, con gli occhi del ricordo, ci viene raccontata una seconda volta.

Molte volte la cosa peggiore della tua vita può essere il centro della tua vita, l’unica ragione per andare avanti di giorno in giorno, e quando non c’è più, anche se non ti piace, ti manca. […] Avevo perso la metà del mio obiettivo, del mio scopo, di quell’odio intenso che era il motivo per cui mi svegliavo ogni giorno. Crum.

Urlando con i Cannibali. Il secondo volume

Crum è ovunque. C’è una Crum sepolta nel profondo della maggior parte di noi, incastrata sotto qualche ricordo vitale, che brucia silenziosamente, aspettando il momento in cui balzerà davanti ai vostri occhi e vi mostrerà, in un lampo accecante, cosa siete veramente, da dove venite davvero.

È raro che un breve paragrafo racchiuda il cuore di una trilogia, forse è un privilegio che dobbiamo lasciare ai grandi autori. I veri sensibili.

Il primo volume si chiude con una scena delicatissima che sa commuovere. Jesse è pronto per lasciare il fastidioso capitolo della sua adolescenza e, diploma in mano, fa l’autostop per fuggire. L’amico Nip non riesce a lasciarlo andare senza un’ultima ventata di tenerezza e, sulla sua bicicletta, regala al lettore una delle scene più delicate.
 

Si passa il confine

L’autore continua a dipingere una realtà di campagna, cruda, di chi cerca in tutti i modi di allontanarsi da una vita che gli sta stretta. Giovani che si nascondono nel sesso e nei lavori pesanti.

La mattina in cui lasciai Crum non ci fu nessuna festa. […] Forse era a Crum che avevo imparato che non appartenevo a nessun posto.

Il secondo volume della trilogia, pubblicato nel 2003, mette in scena il vero ingresso nel mondo, sì, ma soprattutto l’eterna lotta tra il desiderio di non avere catene addosso, il fuggire come stile di vita, e la voglia di una reale appartenenza. È il più sensibile e sentimentale dei tre: Jesse sta diventando un uomo e i suoi occhi vedono cose grandi come l’oceano.

Il Kentucky e le disavventure

Jesse si trova nel Kentucky, in un “vortice di disavventure” e lavora come bagnino: si diverte con amici e femmine e compie gesti sbagliati, scelte fuori tempo per l’America di allora. Vive con i neri, scherza con i neri, mangia al loro tavolo e va a letto con donne nere.

Yvonne, ancora Yvonne, sempre lei: quando s’incontrano più grandi e ancora più belli trovano le parole per spiegarsi. Tra loro esplode la rabbia di una donna quando desidera vendicarsi di un gesto sbagliato. Yvonne è la puttana che ogni lettore spera lui si sposi. Urlando con i Cannibali le regala un nuovo palcoscenico, dove crescere ed essere finalmente una donna.

Il sesso, il mare, l’eterna lotta uomo bianco e uomo nero: Jesse incontra se stesso e la forma della libertà.

Nulla fa più paura di questo.

Quell’alba sarebbe dovuta durare per il resto della mia vita, la mia prima alba su una spiaggia, un’alba che splendeva contro gli specchi della mia mente. Rimasi lì, a riscaldarmi nel sole giovane, in un posto dove non ero mai stato, dove non conoscevo nessuno. Rimasi lì a guardare le onde che salivano sempre di più e coprivano gradualmente la motocicletta rotta. Alla fine, scomparve, così come il mio ultimo sottile legame con il passato. Black Hawk Ridge e Crum se n’erano andati.

Per approfondire, consiglio questo articolo comparso su Il giornale.

I reietti. Terzo e ultimo volume

E poi ci rendemmo conto che non importava cosa rubassimo, cosa mangiassimo, la fame rimaneva. Non solo la fame di quando non hai da mangiare o salti un pasto, ma la fame di quando ti manca l’esistenza intera. Una fame che ti prende le ossa. Una fame che ha bisogno di qualcosa di più del cibo.

Una fame che ha bisogno di una visione del futuro.

Il volume conclusivo della Trilogia di Cruzm, pubblicato a notevole distanza dai primi due e nel 2012, trova un autore adulto, che guarda al passato con un occhio diverso.

È il capitolo più duro e doloroso. Jesse non è più un ragazzo, Jesse diventa uomo nel modo peggiore: a suon di botte e sottomissioni. Si dirige a Ovest per dissetare la sua sete di un bisogno duplice e, in battaglia, quella voglia sia di fuga che di appartenenza. Si ritrova in California, dove si fa coinvolgere in diverse bevute e una rissa di troppo.

Jesse e l’esercito

Qui vive un’esperienza avvelenata che lo cambierà per sempre: scontare la sua pena nell’esercito degli Stati Uniti al fianco di reietti come lui e giovani volontari. Trova nuovi amici nell’Indiano e nel Messicano, “tre pezzi di una stessa pietra”. Ma incontra superiori cattivi e privi di scrupoli, persone al potere e disposte a fare di tutto pur di trarre profitto dalla situazione.

Molte le scene militari dove non rimane spazio per il sentimentalismo che ha colorato le pagine dei primi due volumi. Il sesso, sempre al centro dei desideri, rimane spudorato, ironico e accattivante. Poi nel contesto dell’esercito e di un mondo in battaglia, diventa più sporco, vendicativo, bugiardo.

Nel profondo della mia mente il nebbioso concetto di fuga, di libertà cominciò a formarsi. Libertà. Dovevo andarmene da lì, da quel posto, dall’esercito. Ma non riuscivo a mettere a fuoco quelle idee nebulose, non riuscivo a chiarirle.

Epilogo

Non ho mai amato molto la contemplazione: sedermi su una sporgenza sopra un canyon, sondare nelle mie viscere mentali il motivo che risiede dietro a ogni cosa, e così via. Ho sempre e solo desiderato andare avanti, fare ciò che dovevo fare [..].

Volevo che la mia vita fosse il riflesso di quello che avevo fatto.

I Reietti, ultimo capitolo della trilogia, ci offre un ritorno alle origini, un uomo che mostra la sua parte più giovane e torna a Crum “per curiosità”. Le finestre si aprono ed entra un po’ di sentimento.

Sopra una collina ripensa a molti momenti della sua vita fino a quel momento. Tra i tanti richiami del passato e l’idea di formare una famiglia e mettere la testa a posto, la sua anima urla una sola chiara parola: fuggire. “Non importa quale sia la direzione, in fondo.”

La lettura del cuore

La Trilogia di Crum di Lee Maynard è fatta di parole ma è un luogo, lo spazio invisibile del cuore dal quale scappiamo con movimenti leggeri, affidandoci alle cose facili.

Crum è lontano, nel tempo e nello spazio, Crum siamo noi quando curiosiamo l’abisso silenzioso che abbiamo dentro e diventiamo troppo ingombranti per qualunque città. Proprio come Jesse, che ancora fugge e arrivati all’epilogo fa venir voglia al lettore di sgranare gli occhi e chiedere, davvero?

Maynard si conferma un grande autore e ci regala la fine più giusta, quella capace di stupire e lasciare senza fiato, ma non nel modo in cui ci si aspetta.

Per ritrovare l’atmosfera dell’America e dei suoi mille colori vi consiglio La verità sul caso Harry Quebert, di cui abbiamo parlato qui.