Le scrittrici “AMATISSIME” da Giulia Caminito

Qual è il tuo scrittore preferito? È sempre questa la domanda che ci sente rivolgere se si è amanti della lettura. E se invece fosse una scrittrice? O meglio, se fosse più di una?  

Elsa Morante, Paola Masino, Natalia Ginzburg, Laudomia Bonanni, Livia De Stefani: queste sono le cinque scrittrici Amatissime da Giulia Caminito.  Le racconta in maniera intima e personale in questo volume uscito nella collana Mosche d’Oro per Giulio Perrone Editore nell’ottobre del 2022.

Queste pubblicazioni, tutte firmate da autrici, nascono con l’intento di riesumare grandi donne del passato troppo spesso, e presto, dimenticate. Riesumare sì, perché si tratta di tirarle fuori da sotto strati di polvere e di indifferenza, tra libri sepolti nelle biblioteche, vecchi scatoloni pieni di ricordi e fotografie sbiadite. Scrittrici, attrici, architette, critiche d’arte, pittrici, astrologhe… Le Mosche d’Oro possono tornare a volare nelle nostre librerie e finalmente le possiamo conoscere.

Raccontare le proprie scrittrici del cuore

Giulia Caminito ha scelto cinque autrici che l’hanno ispirata, accompagnata, compresa e che ancora lo fanno e non si è limitata a scriverne la biografia. Le ha presentate proprio come si farebbe con le amiche più care, raccontandoci come le ha conosciute, rivelandoci i loro pregi, ma anche qualche difetto, i particolari più intriganti delle loro vite, i loro successi. E poi chiedendosi se non fosse stato meglio tenere qualcosa solo per sé, (magari loro non avrebbero gradito essere raccontate così).
Quale segno d’amore più grande di questo?

Leggendo questo libro si ha l’impressione di essere sedute in compagnia dell’autrice, magari davanti ad una tazza di caffè, e di ascoltare cinque storie appassionanti dalla voce di chi le conosce bene, le ha studiate, stimate e soprattutto da chi le ama tantissimo. Per Storytel è stata realizzata anche la versione in audiolibro letta da Caminito stessa: così la magia è completa.

Le più note: Morante e Ginzburg

«Cosa faccio scrivendo se non tracciare il perimetro del mio corpo, provare a cucirlo – a punto croce – sulla superfice della memoria collettiva, segnare con ago e filo il sopra e il sotto della stoffa una lettera alla volta, come un tessuto ricamato che poi viene infilato nel corredo e passa di baule in baule, fino al giorno del matrimonio.»

Tra le scrittrici scelte da Caminito Morante e Ginzburg sono le più note, due delle pochissime a cui si accenna nei programmi scolastici. Elsa Morante con Menzogna e sortilegio (Einaudi, 1948) e La storia (Einaudi, 1974) ha segnato un prima e dopo la letteratura italiana; Natalia Ginzburg con Lessico familiare (Einaudi, 1963) ha immortalato un’intera generazione un momento prima che tutte le certezze crollassero. Masino, Bonanni e De Stefani sono cognomi quasi del tutto sconosciuti, eppure anche queste scrittrici hanno raccontato tanto del loro tempo e la loro riscoperta è fondamentale per completare il canone della letteratura italiana del ‘900, aggiungendo quei nomi, e cognomi, femminili, che faceva tanto comodo mettere da parte.

Elsa Morante: un’infanzia dimenticata

«Sono cresciuta con una grande immagine di Elsa Morante appesa in casa, quando ero bambina e nell’immagine la vedevo intenta a passeggiare pensavo fosse una nostra parente di cui solo io non conoscevo il nome.»

Elsa Morante la conosce fin da bambina, con quella fotografia gigante che sua madre aveva appeso. Spesso quando si è piccoli ci si innamora di quello che amano i genitori, di riflesso, forse per sentirsi altrettanto amati ed è grazie alla tesi di laurea della madre che Caminito conosce Morante e se ne innamora. In Amatissime sceglie di raccontarci una parte spesso tralasciata della vita della scrittrice perché lei stessa ha cercato di cancellarne le tracce: l’infanzia. Bambina prodigio tanto ammirata quanto derisa, sensibile e cattivella, che faceva già delle sue parole l’amo con cui arpionare gli altri, amici e nemici.

Di moda e di libri: Paola Masino

E se Morante e la sua infanzia ci aiutano a fare pace con la nostra età bambina e con i suoi demoni, Paola Masino riconcilia in Caminito la sua anima letteraria con quella amante della moda. Chi dice che libri e vestiti, profondi e seri gli uni, vezzosi e superficiali gli altri, non possano andare d’accordo?

Tra outfit adolescenziali che prima o poi considereremo «omicidio del buongusto», abiti d’altri tempi e capi che hanno caratterizzato i più grandi personaggi della letteratura (il vestito nero di velluto di Anna Karenina, ricordate?), Giulia Caminito ci racconta un’autrice brillante e intuitiva, che ebbe il coraggio di far leggere un suo dramma scritto a sedici anni a Luigi Pirandello. E poi la sua storia d’amore con Massimo Bontempelli di trent’anni più grande, la guerra, la passione per le stoffe e per le parole e le sue opere da riscoprire, come Racconto grosso e altri una raccolta di racconti ripubblicata nel 2021 da Rina Edizioni.

Natalia Ginburg e l’editoria di ieri e di oggi

Con il capitolo su Natalia Ginzburg l’autrice ci porta con sé tra le sue prime esperienze lavorative nel campo dell’editoria, tra delusioni e aspettative, tutte ugualmente sovrastate dal ricordo di un non vissuto. Ginzburg entrò a lavorare in Einaudi dopo la morte del marito Leone Ginzburg e pur vivendo un tempo che non è il nostro, si scontrò con problemi non troppo dissimili. Era il periodo di Balbo, Einaudi, Pavese, Calvino, un torno di anni che ci ha lasciato le perle più preziose del nostro Novecento. Chissà cosa direbbe Natalia del tempo (editoriale) presente, si chiede e vorrebbe chiederle Caminito.

La letteratura è politica? Laudomia Bonanni

Laudomia Bonanni: un nome tanto poetico quanto sconosciuto. Più di un mistero si cela dietro la storia di questa scrittrice aquilana lodata da Montale che, con i suoi scritti, ci mette di fronte ad uno degli interrogativi più spinosi della letteratura: per essere di livello deve essere letteratura amorale e apolitica? Lei, partecipe del fascismo, può scrivere un romanzo come La rappresaglia (Textus, 2003) che «propone una lettura critica e criticabile della Resistenza»? Non a caso questo romanzo è stato silenziato per cinquant’anni ed è uscito postumo.

Livia De Stefani, autrice siciliana che racconta la provincia

Infine conosciamo Livia De Stefani, siciliana con un volto da attrice («Ma perché mai? Che volto dovrebbero avere le donne che scrivono?») che fin dal suo romanzo d’esordio La vigna delle uve nere (Mondadori, 1953) racconta la sua terra d’origine, la provincia, la campagna, la libertà isolana tra fatture incesti e pretese mafiose. Della sua vita resta ben poco: sei scatoloni di carte. Lei avrebbe voluto che li aprissimo, che mettessimo ordine in quei suoi pensieri rivelandoli al mondo?

Le ossa di carta: le autrici dimenticate

Giulia Caminito si fa guidare da queste numerose domande nella sua ricerca delle «ossa di carta di queste nostre scrittrici e questi nostri scrittori invisibili» e noi la seguiamo e ci interroghiamo con lei.
Il suo lavoro di studio, prezioso e necessario, ha ridato luce a queste donne e alle loro parole, ma ha anche permesso all’autrice vincitrice del Premio Campiello 2021 con il romanzo L’acqua del lago non è mai dolce, (Bompiani, 2021) di parlare in prima persona e di farci scoprire che ha una voce audace e unica tanto quanto quella delle sue amate. Grazie alla scrittura pulita e precisa di Caminito e a questo testo possiamo scoprire nomi che non conoscevamo. I dettagli delle vite e delle opere delle cinque scrittrici si intrecciano alla vita dell’autrice e alla nostra. La magia della scrittura si compie e noi conosciamo almeno sei voci. Scrittrice dopo scrittrice troveremo anche noi le nostre amatissime.