Il vuoto esistenziale di una generazione: Le perfezioni di Vincenzo Latronico

Le perfezioni, di Vicenzo Latronico, è tra i candidati al Premio Strega di quest’anno e non è difficile capirne il motivo. Il testo è uno spaccato molto realistico della generazione Y (o Millennials) e della sua eterna insoddisfazione. Un’immagine chiara dei giovani adulti odierni che nascondono la propria infelicità dietro immagine perfette postate sui social.

Trama

Tutta la storia gira intorno ad Anna e Tom, una coppia di giovani freelance che subito dopo il liceo hanno lasciato l’Italia per andare a vivere all’estero, più precisamente a Berlino, in cerca di libertà. Qui, ormai residenti tedeschi da anni, hanno conquistato un appartamento spazioso, luminoso e pieno di piante. Si sono appassionati alla cucina, alla politica progressista e alle amicizie expat, così labili e mutevoli.

Anna e Tom erano dei creativi. Il termine sembrava vago e urticante anche a loro. I loro titoli professionali variavano ma anche in patria sarebbero stati in inglese – web developer, graphic designer, online brand strategist. Quello che creavano erano differenze.

Anna e Tom sono due liberi professionisti che lavorano in ambito creativo e grafico comodamente da casa. Sono soddisfatti del loro lavoro e della loro vita amorosa, eppure sentono una profonda insoddisfazione di fondo. Quando sono liberi trascorrono le loro giornate oziosamente a fare zapping tra video e foto online oppure escono a fare serata nei locali con qualche amico. Tutto sembra procedere per il meglio, soprattutto quando si ritrovano a fare paragoni con i vecchi amici rimasti in patria a rincorrere contratti a tempo indeterminato e vivere vite monotone, tra matrimoni e figli.

Eppure dietro le bellissime fotografie postate sui social si nasconde una finta perfezione. La loro casa, che negli annunci risulta sempre pulita e in ordine, in realtà vive quotidianamente nel caos. Le loro amicizie berlinesi non sono così intime come lasciano credere. Il lavoro inizia a diventare ripetitivo e privo di stimoli. L’impegno politico lascia l’amaro in bocca e poche vittorie. La loro vita sessuale comincia a sembrare piatta.

Gli anni passano. Dietro l’immagine perfetta della vita che si sono creati in Germania si nasconde un sentimento di limitatezza e tormento. Anna e Tom si sentono in trappola e senza via d’uscita. Davanti a loro hanno poche possibilità: rimanere a Berlino ingoiando il rospo, tornare in Italia con la coda in mezzo alle gambe oppure cercare una strada nuova. Ma esiste davvero?

La disillusione dei giorni nostri

Le perfezioni parla di una storia generazionale amara, piena di sogni e ambizioni, ma disillusa. È la generazione dei ventenni e trentenni che da sempre sogna un futuro migliore dei propri genitori, magari diventando cosmopoliti o libera dal posto fisso. La coppia raccontata da Latronico ricalca una realtà presente da qualche decennio.

Non sempre la realtà era fedele alle immagini. Lo era spesso di prima mattina. Al risveglio, la vista delle pareti intersecate dai tratti sfocati di luce che filtravano dalle tende li metteva di buon umore. I vestiti del giorno prima erano stesi sui servimuti. […] Controllavano la mail e i social dal letto, i volti azzurrini per la retroilluminazione dei touchscreen, e sembravano una coppia di giovani professionisti a Berlino, che era esattamente ciò che erano. Ma non appena mettevano piede in soggiorno quella certezza si sfilacciava, come il suono prima nitido di un cellulare che va perdendo il segnale.

Anna e Tom sono attenti alla forma e all’immagine che riflettono. Cercano di fare belle foto da mostrare agli amici online, vogliono dimostrare di essersi costruiti un lavoro soddisfacente e che gli lascia abbastanza tempo per dedicarsi ai propri interessi, fanno di tutto pur di avere una casa che sembri un paradiso moderno. Ma dietro tutto questo, in realtà, c’è una forte omologazione inconsapevole. Perché Anna e Tom non sono gli unici a crearsi una cornice così, in cui vivere.

La generazione di cui parliamo cerca da sempre di stare dalla parte dei vincitori nella lotta contro la tradizione, volendo dimostrare emancipazione e libertà personale. Ma a che costo? Davvero basta mostrarsi sorridenti in foto e in giro per il mondo per sentirsi felici? La vetrina che creiamo sui nostri profili social rappresenta sul serio la nostra realtà quotidiana?

Ma soprattutto, occorre domandarsi: Per essere felici serve necessariamente rincorrere la novità? Basta cambiare città appena proviamo una vacua sensazione di noia e monotonia?

Conclusioni

Vincenzo Latronico ha scritto una storia sincera, perlopiù un dialogo col lettore, raccontando il vuoto esistenziale di una generazione che probabilmente non sa bene cosa cerca. Giovani più interessati a performare e dimostrare la propria felicità (finta) piuttosto che vivere davvero la vita. Le perfezioni parla a tutti, senza parlare di nessuno. Non conosciamo l’età, l’aspetto o la voce di Anna e Tom. Nel libro non appaiono dialoghi. Tutto sempre superfluo, proprio come sui social. Il linguaggio verbale non serve. Quello che ci dona l’autore è un’immagine, perfetta, di tutti e di nessuno.

La storia di Anna e Tom è una vicenda già vissuta in passato e che sarà vissuta ancora in futuro da altri. Una storia che racconta dapprima la voglia di sentirsi unici e speciali e, infine, la consapevolezza di non esserlo mai stati. Ma… ha così importanza?

La perfezione di cui scrive Latronico è quella cornice fasulla che creiamo tutti noi nel mondo digitale, fingendo esperienza grandiose, relazioni idilliache e case ordinatissime. Perché tutti vogliamo mostrare di avere una vita bellissima. Perché si sa… la monotonia non attira like. E se quella che mostriamo non è la nostra vera vita, cosa stiamo rendendo pubblico? Forse la nostra propensione mondiale alla finzione.