Le Nebbie di Avalon e il femminismo della seconda ondata

Pilastro della letteratura fantasy e femminista degli anni ’80, le nebbie di Avalon si colloca in un filone letterario ambizioso: il retelling del mito Arturiano. Quello che il lettore si trova davanti è, però, una storia diversa e analizzata in una chiave nuova e, per l’epoca, rivoluzionaria: lo sguardo femminile. Le narratrici sono quelle donne troppo spesso dimenticate dal mito: Igraine, Viviane, Morgana, Morgause e Ginevra. Sono loro a dar voce ad un mito che, nei secoli, era stato imprigionato dalla narrazione prettamente maschile, riuscendo così ad operare un vero e proprio ribaltamento della narrazione. Tutte queste donne ritrovano finalmente la loro individualità, dando spazio alle loro opinioni sulla religione, sui conflitti e sugli eventi storici che vedevano accadere intorno a loro.

Nessuna di loro è più confinata al ruolo di moglie o madre: sono le padrone del loro destino, scelgono per loro stesse e si oppongono alla corrente che le vorrebbe relegate dietro ad una figura maschile.

Nome: Le Nebbie di Avalon (volume I e II)
Autrice: Marion Zimmer Bradley
Casa editrice: Harper Collins
Anno di pubblicazione: 2018
Numero di pagine: Volume I 600, Volume II 550

Il lettore si trova dinnanzi ad una delle principali opere in seno alla letteratura femminista degli anni ’80: con tutti i suoi pregi e difetti, è innegabile che la Zimmer Bradley abbia segnato una generazione di giovani attiviste per i diritti delle donne.

Ai miei tempi sono stata chiamata in molti modi: sorella, amante, sacerdotessa, maga, regina. Ora, in verità, sono una maga e forse verrà un giorno in cui queste cose dovranno essere conosciute.
Ma credo che saranno i cristiani a narrare l’ultima storia. Il mondo della magia si allontana sempre di più dal mondo dove regna il Cristo. Non ho nulla contro di lui, ma solo contro i preti che negano il potere della Grande Dea oppure l’avvolgono nella veste azzurra della Signora di Nazareth e affermano che era vergine.
Ma cosa può sapere una vergine delle sofferenze dell’umanità?

Le Nebbie di Avalon: Volume I, pag. 13

Il Paganesimo femminista e la rinascita di una nuova stregoneria

La trama è nota ai più: le meravigliose gesta di Re Artù e dei cavalieri della tavola rotonda hanno accompagnato l’immaginario collettivo di ognuno di noi. Proprio per questa ragione, non è la trama che risveglia il nostro interesse per Le Nebbie di Avalon, bensì la narrazione che si fa di essa, la costruzione delle protagoniste in tutta la loro complessità psicologica ed esistenziale.

La figura di Morgana è centrale: per secoli dipinta come l’antagonista fedifraga, come il negativo da eliminare e superare affinché la pace regni sovrana, per la prima volta recupera la sua individualità e complessità di donna. Ella rivendica il suo ruolo di strega pagana, dotata di quella spiccata sensibilità, legata al potere della Vista, di cui il mito originale l’aveva privata. Dopo anni di ricerche filologiche e antropologiche, la Bradley riesce a restituire un paganesimo diverso, lontano dai racconti trasmessi dalla tradizione Cristiana: il culto druidico vede le donne e gli uomini come due elementi fondamentali e complementari al fine di mantenere il naturale equilibrio. Le prime, inoltre, ricoprono un ruolo centrale, in quanto portatrici di una religione che vuole proteggere il sacro rapporto che intercorre fra l’umanità e la Madre Terra.

Quando le popolazioni non comprenderanno più la presenza della Dea nella natura, la spiritualità druidica sarà destinata alla sua fine.

Sempre ritratte in termini profondamente negativi e oscuri, le streghe qui rinascono come baluardo del femminismo: ad Avalon le donne sono il fondamento della società, e non sono le incantatrici della tradizione. Qui il paganesimo, incarnato prima in Viviane e poi Morgana, è un modo per garantire alle donne la loro autorità e autorevolezza, non rendendole subordinate a nessun’uomo.

Morgana assurge a simbolo del momento di passaggio: ella vive su di sé il dramma della fine del paganesimo, che non vuole accettare come imminente, e l’avanzare sempre più preponderante del Cristianesimo. Ella, come tutti i personaggi della Bradley, è chiaroscurale: le sue scelte possono essere giuste e non, le sue opinioni mutano nel tempo, ed è soggetta al più vario spettro delle passioni umane.

Nell’Epilogo finale, è emozionante osservare il cambiamento di una Morgana, ormai anziana, che affronta la fine di Avalon. Ripercorrendo tutta la sua esistenza, ella fa ammenda dei suoi errori passati, comprendendo finalmente qual era la sua vera missione: qualsiasi nome gli si attribuisca, il divino c’è. Il modo in cui esso si venera è poi secondario.

La bellezza dei personaggi della Bradley è la mancanza di una definizione precisa e macchiettistica: ognuna di queste donne ha una sua individualità ben precisa, delle sue idee e opinioni sul sanguinoso scontro che sta dilaniando il continente.

Proseguendo su questa linea, è fondamentale sottolineare che la Bradley non è esente a critiche: se da un lato abbiamo il mondo pagano di Morgana ritratto magistralmente, con delle introspezioni molto emozionanti circa il suo timore di veder sfumare l’unico mondo che conosce e ama realmente, dall’altro la figura di Ginevra sembra mancare di consistenza.

E’ evidente che la scelta dell’autrice fosse quella di rendere le due l’una il contraltare dell’altra: da un lato il paganesimo, dall’altro il Cristianesimo. Entrambe vivono una fede totalizzante, dalla quale non sono disposte a separarsi in alcun modo, ma fra le due vige una differenza fondamentale: Morgana assume i contorni di una fondamentalista nel tempo, il suo timore atavico di vedere la sconfitta di Avalon la porta a voler annientare qualsiasi spiritualità Cristiana attorno a lei. Morgana ha, dunque, un suo sviluppo: il suo fervore religioso è il risultato degli eventi.

Di Ginevra, invece, non è possibile dire la stessa cosa: purtroppo, il suo personaggio non ha quel chiaroscuro che è osservabile in Morgana, rendendola quasi macchiettistica rispetto alle altre protagonista. Ginevra è uguale a sé stessa in tutto il romanzo, ed è purtroppo impossibile non notare questo elemento, che rende purtroppo di difficile lettura i capitoli dedicati al suo personaggio.

Considerazioni finali

In conclusione, nonostante le sue pecche varie ed eventuali, la Zimmer Bradley ha riconsegnato al panorama letterario fantasy un lavoro che, all’epoca, lasciò il segno in tutte le giovani donne che si approcciavano alla letteratura. La figura di Morgana, uscita dai canoni della tradizione che la relegavano ad antagonista, è diventata uno dei simboli di una lotta per l’affermazione della femminilità, in tutte le sue sfaccettature.