Le Indegne: anatomia di una religione post-apocalittica

Dopo il successo di Cadavere Squisito, sconvolgente romanzo sull’industria della carne e sulla natura degli esseri umani, Agustina Bazterrica torna in Italia con la sua nuova opera Le indegne, anche in questo caso grazie al mirabile lavoro di Eris Edizioni.

La trama

In un futuro distopico e devastato dalla crisi climatica, un’anonima sopravvissuta – la protagonista – narra in prima persona la sua storia, e quella delle sue consorelle, in una rigida Sorellanza che pare sopravvivere a questo mondo ormai consumato. L’intero romanzo segue l’impianto di un diario scritto di nascosto dalla giovane donna, poiché nella setta è proibito scrivere, che però spesso si rifiuta di usare determinate parole o riportare alla mente determinati eventi poiché troppo dolorosi.

La protagonista, seguendo due piani temporali differenti, narra da un lato le sue peripezie per questo mondo devastato, dall’altro la vita nella Sorellanza. Qui scopriamo vigere una rigida gerarchia: vi sono le serve, le indegne come lei, le elette e le Illuminate. Queste ultime sono le uniche in grado di prevedere le catastrofi e di interpretare il linguaggio divino. Inoltre, le Illuminate sono le sole in grado di vedere “Lui”, il vertice della piramide e il capo di tutto. Per raggiungere l’illuminazione, le indegne sono sottoposte a una rigida disciplina caratterizzata da torture, sacrifici e cerimonie, tutto per ordine della Sorella Superiora.

In un mondo distopico e post-apocalittico, caratterizzato dai disastri ambientali, la protagonista ritrae il dramma di un’umanità che sta lentamente venendo fagocitata dalle sue stesse azioni.

La religione che nasce dalla disperazione

Ne Le indegne, Batzerrica fornisce al lettore uno spaccato sulla relazione che sussiste fra disperazione e attaccamento alla religione. In tempi di profonda crisi, questa diventa un baluardo di speranza per un’umanità morente. La setta qui narrata utilizza la disperazione delle giovani donne, vittime di un mondo post-apocalittico e in preda ai disastri naturali, per sottoporle a un controllo rigido e violento.

All’interno della Casa della Sorellanza, infatti, le donne vivono in una soffocante struttura gerarchica: vi sono le Illuminate, donne che hanno raggiunto l’illuminazione grazie a mutilazioni autoinflitte come gli occhi cuciti o i timpani forati, le elette, le Indegne, gruppo al quale appartiene la nostra narratrice e che deve ancora esperire la purificazione, e le Serve, donne macchiate da una pestilenza che possono solamente servire e ricoprono il grado più basso della piramide.

La narrazione che restituisce l’anonima protagonista è quello di una Sorellanza chiusa e caratterizzata da forme di violenza sistematica, ufficialmente giustificata come mezzo per aiutare le giovani nella purificazione. Il ritratto che emerge è, però, quello di una setta dove l’uso della violenza più estrema è normalizzato solo se facente parte dell’istituzione religiosa. Nella narrazione della giovane, infatti, la violenza operata dagli esseri umani fuori dalla Sorellanza, nel drammatico mondo post-apocalittico, è ferocemente condannata; quella afferente alla dimensione religiosa – invece – non è solo giustificata, bensì accolta in quanto forma di purificazione che avvicina a Dio.

Con questo testo, la Bazterrica fornisce al lettore degli interessanti spunti di riflessione sul concetto di violenza e su quanto gli esseri umani siano disposti ad accettare, se perpetrata da un’istituzione da loro considerata autorevole e in grado di fornire una narrazione credibile.

Il potere della scrittura

Un altro tema di centrale importanza all’interno de Le indegne è quello della scrittura come scoperta del sé. La protagonista impara a conoscersi attraverso le sue stesse parole, che la aiutano nel ricordare la sua vita prima di entrare nella Sorellanza. In tutto il romanzo si ode forte il desiderio della giovane di continuare a scrivere nonostante sia proibito e nonostante nessuno, probabilmente, la leggerà mai; quello che lei sente è puro desiderio di mettere su carta la sua essenza. In questo modo, l’atto dello scrivere diventa un modo per imprimere sé stessi nel mondo, trasformando il reale e lasciando traccia della propria esistenza. Ed è proprio grazie alla scrittura che la giovane troverà la forza di reagire.

Un ulteriore elemento interessante è quello dei piani narrativi non lineari. L’opera segue, infatti, due filoni differenti: da un lato la vita della protagonista nella Sorellanza, gli abusi a cui sono sottoposte le indegne e la grama esistenza che conducono; dall’altro il passato della giovane, in cui viene ripercorsa la sua vita fino a questo momento. In questo modo, Bazterrica dà al lettore uno scorcio non solo della vita nella setta, ma anche sul mondo distopico al di fuori.

Conclusioni

In conclusione, quello della Bazterrica è un romanzo senza ombra di dubbio interessante e ricco di spunti di riflessione. Nella narrazione, la distopia della scrittrice argentina ricorda il celebre romanzo della Atwood Il racconto dell’ancella, del quale riprende alcuni elementi nell’impostazione della narrazione.

Stilisticamente parlando, l’autrice argentina ha uno stile che rende particolarmente scorrevole la lettura, riuscendo così a restituire perfettamente tematiche di grande importanza senza renderle pesanti in alcun modo.