Le fragilità e le ferite (in)sanabili in Mi limitavo ad amare te di Rosella Postorino

Tra i dodici candidati al Premio Strega 2023 figura Mi limitavo ad amare te (Feltrinelli, pp. 352), il nuovo romanzo di Rosella Postorino, autrice tra gli altri del bestseller internazionale e vincitore del premio Campiello 2018 Le assaggiatrici.

Omar, Nada e Danilo sono i tre ragazzini protagonisti del romanzo che, negli anni del conflitto in Bosnia – Erzegovina, sono costretti a lasciare il loro paese natale per sfuggire alla guerra. La loro destinazione finale è l’Italia e, se all’inizio il tutto pare solo una sistemazione temporanea, presto il Belpaese diverrà la loro nuova casa. Ma per i tre giovani questo sarà davvero difficile da accettare. In una storia che parla di fratture, separazioni e soprattutto famiglia, Postorino regala ancora una volta una performance letteraria ben riuscita dal punto di vista stilistico. Anche se forse la trama ogni tanto inciampa.

La copertina del romanzo Mi limitavo ad amare te

I legami spezzati

L’intero romanzo si basa sul concetto di legame: d’amicizia, d’amore, famigliare ma anche con la propria terra d’origine. Nada, Omar e Danilo si trovano a costruire, in maniera un pò fortuita, un legame su un autobus che li porta in Italia. Eppure questo legame nasce dallo spezzarsi di rapporti famigliari con i ragazzi costretti a lasciarsi alle spalle la propria famiglia. Un rapporto reciso senza possibilità di ritorno.

Postorino costruisce così un’amicizia precaria basata sulle macerie di ciò che c’era e sull’effimera promessa di ragazzini che si aggrappano tra di loro loro in vista di un futuro incerto e di un presente altrettanto traballante. Il rapporto tra i tre protagonisti è un rapporto viscerale, fatto di amore e di odio, di piccoli momenti di felicità e di grandi momenti di malinconia.

Nada e Omar si capiscono, Nada e Danilo si cercano, Omar e Danilo in qualche modo si invidiano. Il filo rosso che li lega si basa sul ricordo di una terra che forse non c’è più e sulla consapevolezza che gli altri, i bambini italiani e le possibili famiglie adottive, non possono realmente capire quanto stanno provando.

E in sottofondo al lettore viene da chiedersi se, questo triangolo così viscerale sarebbe esistito se i tre non avessero condiviso questo inesorabile destino.

Una guerra che resta troppo sullo sfondo

Il contesto all’interno del quale Rosella Postorino si muove è quello della guerra che negli anni ’90 ha lacerato la Bosnia – Erzegoniva. E se l’idea di fondo è particolarmente interessante – soprattutto in virtù di quanto questo conflitto sia ancora troppo conosciuto e studiato – lo sviluppo è a tratti fallace. L’autrice da per scontato che il lettore conosca il background nel quale sta costruendo la sua storia, rendendo ostico capire determinate dinamiche per chi di questo scontro ne ha solo sentito parlare. Il tutto reso ancora più complicato dal fatto che le dinamiche storiche sono un perno fondamentale per lo sviluppo delle storie dei personaggi.

L’autrice Rosella Postorino

La forza di Nada, la fragilità di Omar e l’evanescenza di Danilo

Un aspetto che invece funziona molto bene nel romanzo è la caratterizzazione di personaggi, in particolare la figura femminile di Nada. La ragazzina fin da subito diventa un punto di riferimento e di speranza per lo spaventato Omar e l’ipotesi di un futuro per Danilo. Ma ciò che più si evidenza è la sua volontà a non mollare, ad abituarsi ad una vita – quella in Italia – che non è cucita su di lei ma che è l’unica strada percorribile.

Discorso diverso invece è quello di Omar, che non riesce ad accettare la sua nuova realtà italiana. Si è lasciato alle spalle un passato fatto di incertezze e di misteri, non sapendo dove fosse finita la madre una volta partito per il Belpaese. La mancanza della figura materna lacera il giovane che si ribella alla famiglia adottiva al quale viene affidato, vivendo nella vana speranza di poter tornare quanto prima al suo paese. E in tutto questo il supporto e l’amicizia di Nada non sono abbastanza.

Danilo è infine una figura sfuggente, che a tratti c’è per Nada e a tratti diventa irraggiungibile. Per il ragazzo la vita tricolore diventa presto la normalità, senza però provare trasporto o rancore. Un’esistenza quasi apatica che si traduce anche nei rapporti che costruisce per tutta la durata del romanzo.

Un romanzo, un’occasione sprecata?

Mi limitavo ad amare te è un colpo di genio o un’occasione sprecata? Il romanzo di Postorino non lascia indifferente il lettore ma al tempo stesso non riesce a graffiare quanto sembrava promettere dalle premesse. Il tema è affascinante, le dinamiche ben costruite ma in qualche modo il tessuto di fondo non sempre regge bene l’impianto narrativo. Sicuramente però lo stile dell’autrice ben riconoscibile, rendendo la sua scrittura un punto di forza non trascurabile dell’intera storia.