Le cattive: un manifesto esplosivo

Si sente sempre parlare di emancipazione e inclusività, di libertà e della possibili per ogni essere umano di godere di quanti più diritti possibili. In questo modo si accetta di conseguenza ogni differenza e peculiarità, integrando al meglio nella società ogni individuo, com’è giusto che sia. In letteratura, però, non si può dire che ogni identità di genere abbia il proprio spazio e una propria voce, per questo bisogna apprezzare maggiormente quando case editrici come Sur e autori/autrici come Camila Sosa Villada sanno mettere in risalto delle realtà così vicine a noi ma di cui sappiamo così poco. Le cattive (traduzione di Giulia Zavagna) è un romanzo di denuncia che dà voce alle donne trans in maniera maestrale.

Trama

Camila è poco più che maggiorenne quando entra a far parte del gruppo delle trans del Parco Sarmiento. Non sa ancora bene cosa fare della sua vita, soffre tanto, ma desidera amare e lotta per un futuro migliore. Camila è Cristian, un bambino che sin dalla più giovane età si scopre diverso. Di nascosto indossa gli abiti della madre, i suoi trucchi e i gioielli, che si nasconde dal padre che del suo essere effemminato ne fa una tragedia.

Questa è la storia di Camila e del gruppo di donne trans che diventa la sua nuova famiglia. È la storia di una sofferenza condivisa e quasi ineluttabile, della loro prostituzione, delle botte e di tutti i malauguri e le angherie subite. Ma è anche la storia di donne che combattono contro il sistema e nonostante tutto non rinnegano mai loro stesse.

Le cattive

Un’infanzia tormentata

L’infanzia di una persona che capisce molto presto di non sentirsi a proprio agio con il suo corpo indubbiamente non è semplice. Il senso di confusione è aggravato dalla giovane età in cui tutto, a prescindere, risulta una scoperta. Di conseguenza il fatto di sentirsi sbagliati deriva dai commenti e comportamenti altrui, più nello specifico soprattutto quelli dei genitori.

L’infanzia di Camila, che ai tempi era ancora Cristian, sicuramente non è stata delle più semplici. La vergogna per la povertà spingeva questo piccolo bambino a lavorare per potersi pagare l’uniforme della scuola e tutto il necessario. Ma anche il modo in cui suo malgrado ha avuto il primo approccio con la sessualità, una madre apatica e distaccata e un padre violento e minaccioso hanno contribuito. Così, la sua diversità è stata motivo in più di sofferenza e portatrice di difficoltà.

A casa mia la paura tingeva ogni cosa. Non dipendeva dal clima o da una circostanza in particolare: la paura era mio padre. […] Credo che anche lui provasse una paura spaventosa nei miei confronti. È possibile che il pianto delle trans abbia origine proprio da questo: il terrore reciproco fra il padre e la giovane trans. La ferita si apre al mondo e le trans piangono.

La trasformazione nel dolore

Eppure quel bambino effemminato, nonostante le botte, le cinghiate, le punizioni e le urla che avevano lo scopo di porre rimedio a ciò che era, è rimasto fedele a sé, superando tutti gli ostacoli e il dolore. Nonostante il desiderio di morire sia stato un fedele compagno fin dall’infanzia, ha scoperto con il tempo che proprio la sua trasformazione e il suo percorso di accettazione sono stati la sua medicina contro questo male. Un paio di tacchi e un rossetto contro il desiderio della morte.

Pur avendo in qualche modo accettato e superato il fatto di essere il figlio “finocchio diventato trans”, ovvero il peggio del peggio, colui a cui nessuno avrebbe voluto bene così conciato, le notti passate a sentire litigare i genitori fino ad arrivare alle mani hanno segnato Camila per sempre.

Tutto è specchio: cerco la violenza, la provoco, sono immersa nella violenza come in un fonte battesimale.

Solo a 13 anni, nonostante la continua confusione, vedendo in televisione Cris Miró capì di voler essere come lei. Voleva per sé il travestimento e il disorientamento provocato da questo. Decise così di lasciarsi crescere i capelli e scegliere un nome femminile, per iniziare il suo nuovo destino. E scelse proprio Camila, ovvero “colei che offre i sacrifici”.

Il dolore di una è di tutte

L’arrivo al Parco Sarmiento è l’inizio di un nuovo percorso fatto di dualità: doppia vita e doppia identità. Di giorno le più non si mostrano in giro e, chi lo fa, si nasconde dietro una maschera d’uomo, per mantenere un senso di normalità e non sentire giudizi. Le trans sono animali dell’ombra, notturni, esseri magici e unici. Per mantenere una certa tranquillità imparano a mimetizzarsi, a stare con la testa bassa per diventare invisibili, con la paura di essere scoperte.

Un branco che diventa famiglia, fatto di ragazze calpestate dalla vita, diventate quasi insensibili per poter sopportare la propria esistenza. Un branco di donne che vivono di soprusi e cattività, di ingiustizie e bestialità. Un branco della notte che vive per saziare la carne di bestie che non le accetta alla luce del giorno. Un branco di donne che lotta ogni giorno contro una società che le vuole vedere estinte, che non le protegge e non le aiuta. Un branco di donne arrabbiate e deluse, che in maniera un po’ disillusa cerca ancora l’accettazione e l’amore, perché la mancanza d’amore è la cosa peggiore di tutte.

Ma, dopo lungo tempo a ricevere attenzioni perlopiù da uomini picchiatori e violenti, come si fa a credere che possa esistere la dolcezza e la purezza? Eppure, alla fine, ognuna di loro si ritrova a mendicare amore, a supplicare questo mostro spaventoso che sembra non arrivare mai.

Poi, la speranza

La loro vita viene al contempo benedetta e maledetta dallo scoperta di un neonato abbandonato nel parco che diventa, soprattutto per una di loro, ragione di vita e forza. In un mondo in cui una donna trans con un bambino non viene accettata, questo pargolo arriva come un dono. Eppure inevitabilmente le cose non andranno come desiderato. E lo Splendore Degli Occhi, questo bambino che faceva risplendere gli occhi di tutte le trans, subirà a sua volte trattamenti poco piacevoli.

La polizia farà ruggire le sirene, sfodererà le armi contro le trans, strilleranno i telegiornali, prenderanno fuoco le redazioni, protesterà l’opinione pubblica, sempre propensa al linciaggio. L’infanzia non è compatibile con le donne trans. Per quella gentaglia, l’immagine di una trans con un bambino fra le braccia è un peccato capitale. Gli idioti diranno che è meglio non mostrarle ai loro figli, meglio che non vedano che razza di degenerati ci sono in giro.

La loro tristezza le obbliga a vivere nella violenza e nella normalizzazione di questa, la paura del giudizio e delle aggressioni le fa diventare complici del loro stesso dolore.

Una lettura famelica

Le cattive è un romanzo crudo e diretto. Senza fronzoli, vuole mostrare la ferocia della vita delle donne trans, la brutalità di cui sono vittime e il percorso a cui sembrano inevitabilmente destinate. È allo stesso tempo un inno alla vita e una denuncia contro un sistema che non funziona, una società che ha delle grandi falle e che risulta ingiusta e pericolosa.

Ha uno stile audace e un ritmo serrato e incalzante, delicato nonostante la sfrontatezza di ciò che racconta. È commovente e tremendamente potente, spiazzante il più delle volte, logorante e malinconico.

Autrice

Camila Sosa Villada nasce a La Falda nel 1982, è un’autrice transgender, una delle voci più dirompenti del panorama argentino. Le cattive è il suo romanzo d’esordio ed è in corso di traduzione in molti paesi e le ha valso il Premio Sor Juana de la Cruz 2020. Nel 2023 è uscita in Italia la sua prima raccolta di racconti Sono una pazza a volere te. In passato è stata prostituta, venditrice ambulante, addetta alle pulizie. Dopo gli studi di Comunicazione e Teatro, ha avviato una carriera artistica come attrice e cantante.