Lamara: il nuovo folk horror di Federica Leonardi

A distanza di quattro anni dal suo Decluna, Federica Leonardi torna a inquietarci.

Uscito il 29 novembre per Moscabianca Edizioni, Lamara è un romanzo che sa far rabbrividire come anche commuovere. Ma è soprattutto un folk horror, una storia che attinge alla nostra cultura, al folclore appunto, per spaventare e far riflettere. Se con Decluna il tema era quello delle radici, qui è soprattutto il rapporto tra nuovo e vecchio.

Dimenticate i paesini assolati, il caldo asfissiante delle stradine di Decluna, dimenticate la santa che le ha dato il nome. Immergetevi nella palude, sentite l’umidità penetrarvi fin dentro alle ossa, il gracidio sommesso delle rane. Questa è Lamara, che sopravvive tra presente e passato, con credenze e superstizioni, tra sante consacrate e segreti inconfessabili.

Occulto e investigazione: le anime di “Lamara”

Ci si abitua a tutto, col tempo, anche al dolore. Soprattutto a quello.

Anni ’60: Saturnia (detta Nina) è un’investigatrice privata con un “dono”, grazie al quale riesce sempre a trovare le persone scomparse. Viene, così, contattata da una famiglia che l’anno prima ha perso Cesare, un bambino, e che non riesce a darsi pace. Quello che non sa è che si troverà circondata da un mistero più grande di lei che affonda le sue radici nelle acque paludose di Lamara, una piccola città nel cuore del Lazio. Omertà e occulto saranno le uniche vere compagne di Nina, assieme ai fiori che le inducono visioni sempre più vivide e, allo stesso tempo, grottesche. Cosa c’è di reale? Cosa, invece, è solo immaginazione?

Vagare con Nina alla ricerca della verità è complesso: le allucinazioni che la guidano sono spesso contraddittorie, così come gli abitanti che incontra. Schivi, distaccati, sospettosi, non le offrono aiuto, ma anzi vivono la sua presenza come estranea, quasi come quella di un’altra donna, relegata alla palude.

Tutto sembra connesso a Furrina, una santa bambina, a cui tutta la cittadina è devota. Chi era e cosa c’entra lei con la scomparsa di Cesare?

Furrina come Decluna: le sante nei folk horror di Leonardi

Un alone di mistero e fascinazione avvolge le iconografie delle due sante che Federica Leonardi tratteggia nei suoi folk horror. C’è sempre bellezza e terrore, delicatezza e qualcosa che non si riesce ben a definire, ma che fa venire la pelle d’oca.

Senza contare che entrambe hanno un animale simbolo. Se per Decluna era il cinghiale (che rimanda anche al caldo asfissiante che permea tutto il romanzo), ad accompagnare Furrina è la rana. Abitante della palude, regno di acqua e terra allo stesso tempo, è anche rappresentazione di metamorfosi, di cambiamento. E ciò che vive Nina nella storia ha molto a che fare con questo.

La statua era in una rientranza nascosta, soffocata dal lucore di una dozzina di lumini rossi disposta su una rastrelliera di ferro battuto, i riccioli madidi di cera. La santa indossava abiti semplici, da contadina, e sul volto aleggiava il sorriso dolce dei bambini. Se ne stava accovacciata su un prato di gesso, i piedi nudi che spuntavano dall’orlo della gonna scura, le ginocchia schiacciate contro il petto, le spalle rivolte a un canneto. Tutta intenta a osservare la rana che reggeva sul palmo, con un dito indicava la vasca di pietra nella quale si andava raccogliendo l’acqua che sgorgava da un cannello.

Così come Alba in Decluna, anche per Nina la cittadina di Lamara diventerà un modo per comprendere chi è e chi vuole essere. Con tutto ciò che ne deriva.

Tra allucinazioni e atmosfera

Non è semplice inizialmente destreggiarsi all’interno della storia. Restare confusi da una narrazione non lineare è comprensibile, ma ciò permette di capire sia il personaggio di Nina sia i toni della vicenda.

Lamara è principalmente un romanzo di atmosfera in cui, specialmente nella seconda parte e alla fine, ci sono picchi di tensione dove il male, quello vero, si manifesta. In particolare, Nina stessa, con il suo modo non convenzionale di condurre le indagini, disorienta e confonde.

A volte aveva l’impressione che non dormisse affatto, mai, e piuttosto si estraniasse da lì per avventurarsi altrove. In quello stesso altrove del quale lei, e lei soltanto, per quanto ne sapeva, riusciva a fare esperienza per pochi, interminabili istanti.

Il nuovo folk horror di Federica Leonardi è inquietante, ma soprattutto claustrofobico, dove il gracidio delle rane sono sinfonia costante, al punto da far perdere la ragione. Se Decluna aveva un difetto era nella velocità della sua conclusione: in Lamara, invece, tutto ha la sua spiegazione, basta prestare attenzione ai dettagli.

Se amate le storie intricate, in cui credenze e folklore si mescolano, dove l’ambientazione è così immersiva da percepire sulla pelle l’umidità della palude, leggete Lamara. E recuperate Decluna, se ancora non l’avete fatto.