L’amante fedele di Bontempelli: un viaggio nel realismo magico italiano

L’amante fedele è l’ultima raccolta di racconti pubblicata da Massimo Bontempelli nel 1953, che gli valse il Premio Strega nello stesso anno quando l’autore aveva già 75 anni e soffriva di Alzheimer. I racconti contenuti in questa pubblicazione sono tutti pregni di realismo magico, un genere definito così dallo stesso autore che mescola i racconti della vita quotidiana a elementi soprannaturali o magici.

Immaginazione, fantasia: ma niente di simile al favolismo delle fate: niente milleunanotte. Piuttosto che di fiaba, abbiamo sete di avventura. La vita più quotidiana e normale, vogliamo vederla come un avventuroso miracolo: rischio continuo, e continuo sforzo di eroismi o di trappolerie per scamparne. L’esercizio stesso dell’arte diviene un rischio d’ogni momento. Non esser mai certi dell’effetto. Temere sempre che non si tratti d’ispirazione ma di trucco. Tanti saluti ai bei comodi del realismo, alle truffe dell’impressionismo. 

La raccolta

Grazie all’immenso lavoro di recupero di Utopia editore, finalmente L’amante fedele torna nelle librerie italiane assieme ad altri testi dell’autore: Gente nel tempo (1937), Vita e morte di Adria e i suoi figli (1930), Il figlio di due madri (1929).

La raccolta presa in esame contiene 15 racconti che Bontempelli ha scritto tra il 1940 e il 1947. Le storie di questo libro sono tutte legate dal binomio immaginazione-avventura, tipico del realismo magico, in forte rapporto con l’ambiente naturale. Perché “è con l’oscurità e il silenzio che si può meglio esplorare il segreto delle cose sotto la supina realtà.”

[…]Ma se intorno a te dentro il buio vigilano presenze d’un ordine più misterioso, nell’aria della notte non è che silenzio. E allora può darsi che d’improvviso, se la tua anima è chiara, tu avverta in te lo svegliarsi d’un senso che non è nessuno dei poveri cinque su cui s’imbastisce la nostra vita terrena. Sei pronto a cogliere taluna di quelle presenze, le quali tollerano di notte un solo suono naturale: il respiro dell’uomo che veglia nella tenebra.

I notturni

Ad aprire la raccolta troviamo 7 racconti brevi di ambientazione notturna in cui impera il buio e il silenzio della notte. In questo contesto ritroviamo voci che sussurrano all’orecchio, presenze invisibili, rumori indecifrabili e figure magiche che appaiono e scompaiano inaspettatamente. Sotto il cielo stellato regna l’angoscia e la paura di non superare la notte e, fra gli abitanti che abitano la notte, troviamo: ladri, anime pellegrine, l’incertezza, il dolore e la solitudine. I racconti sono: Nitta, Il ladro Luca, La violetta, I pellegrini, Pietro e Domenico, Convegno, Luci.

In uno di quegli anni incerti tra giovane e uomo, fui per una notte pellegrino.

Personalmente fra queste prime storie ho apprezzato Luci, il racconto di un sogno in cui un uomo viene invitato a percorrere una strada buia piena di ostacoli per trovare e inseguire una luce, che sia solo sua. Nel percorso l’uomo si sente sopraffatto dal buio, tanto da avere la percezione di aver perso l’uso della vista e dell’udito, e si sente più volte smarrito. Ho trovato bellissimi i monologhi interiori sull’incertezza di dover scegliere una strada piuttosto che un’altra. L’arrivo alle luci, poi, assume delle forme epiche e fa riecheggiare la domanda del protagonista “Come faccio a capire qual è la mia luce?”. Una commuovente metafora sulla ricerca della propria unicità e del percorso da fare per raggiungere il proprio splendore.

I racconti singoli

In seguito troviamo cinque racconti legati maggiormente alla sofferenza umana. Ne la bella addormentata troviamo un uomo seduto ad un tavolo di un bar incuriosito dalla celebre principessa che gli dorme seduta difronte; Ne l’Imperatrice siamo alle prese con una madre che improvvisamente scopre che sua figlia è convinta di essere una ricca e potente imperatrice a causa di un grave problema psichiatrico; Ne Il segreto conosciamo un uomo che torna al suo paese di origine dopo che, mezzo secolo prima, aveva abbandonato la sua sposa il giorno prima del matrimonio; Ne Le lunarie siamo su un treno e un bambino pieno di sensi di colpa cerca una soluzione per farsi perdonare da sua madre; Infine, nel Gallo ci troviamo in una casa aristocratica dove un parente ha portato in dono un gallo, ma bisognerà attendere il mattino seguente per poterlo cucinare.

Ottuagenaria e L’amante fedele

Nella raccolta sono presenti anche due racconti più lunghi, che in passato sono stati pubblicati singolarmente, e che narrano due storie più complesse e approfondite. L’ottuagenaria racconta la notte pre-morte di una signora di ottant’anni che ha deciso, una volta per tutte, di racconta la sua vita ai suoi figli e ai loro compagni. Così sembrerebbe quasi una storia dolce e delicata, ma in realtà l’ottantenne ha tutt’altro obiettivo. Ella infatti mira a colpire duro, senza cuore, gettando veleno sulla sua famiglia.

Perché mai l’umanità, che a pensarla tutta insieme è così ricca di motivi divini, appena la sfiori nei suoi elementi la trovi carica di veleno? Perché il sole e il cielo parlano ancora così tanto poco alla gente?

Il secondo racconto è L’amante fedele, da cui il libro ha preso il nome, che narra la storia di un amante in pena per la momentanea assenza di due mesi della sua fidanzata. La sofferenza che prova è indicibile, i giorni non scorrono mai e lui crede di non riuscire a sopravvivere a questa mancanza. Ma tutto cambia quando il protagonista si ritrova costretto ad accettare una cena a casa di amici. L’amore riuscirà a restare fedele e immutato o sarà macchiato da eventi imprevedibili?

L’acqua

Alla fine della raccolta troviamo l’ultimo racconto, L’acqua, che è molto più lungo di tutti i precedenti ed è diviso in otto capitoli. Personalmente l’ho trovato meraviglioso e allucinogeno al punto giusto, sia nelle scene descritte che nei dialoghi proposti. La protagonista di questa storia si chiama Madina, ed è una ragazza bellissima nata sotto il segno dell’acqua. Sarà proprio questo l’elemento conduttore di tutto il racconto.

Madina vive nei boschi e ama trascorrere il suo tempo tra i prati e i ruscelli che conosce a menadito. Le sue abitudini però vengono spezzate da un contratto di lavoro in città, che la strappa dalla sua amata natura e la costringe a diventare domestica in una casa sconosciuta. Tra incontri assurdi, dialoghi allucinanti e cambi di dimora continui, Madina dovrà fare i conti con le usanze civili, l’ipocrisia borghese e gli uomini che vorrebbero maritarla. Ma il richiamo dell’acqua è più forte di lei e il destino di questa storia, forse, è già scritto dal principio.

Sull’autore

Massimo Bontempelli è stato un rinomato scrittore e saggista del ‘900, a cui va il merito (insieme a de Chirico e Savinio) per aver dato vita alla corrente surrealistica in Italia, che lui definì realismo magico. Intellettuale sopraffino e scrittore prolifico, Bontempelli è stato un grande amico di Luigi Pirandello, Dante Alderighi, Giuseppe Ungaretti, Alberto Moravia, Arnoldo Mondadori e Curzio Malaparte.

Il suo realismo magico, ci spiega, è un invito a tutti gli artisti moderni a scoprire l’incanto dell’inconscio e delle avventure imprevedibili, senza rinunciare al raziocinio. Il suo obiettivo è quello di ritrovare un senso magico nella vita quotidiana di tutti gli uomini, cercando di semplificare la realtà complessa della società di massa attraverso favole e miti.

La vita politica e l’esilio

La storia di Bontempelli è nota anche per le sue idee politiche. Innanzitutto, nel 1928, da convinto assertore del fascismo diventa segretario del Sindacato Fascista degli Autori e fonda il Fascio Politico Futurista. Negli anni seguenti però cresce in lui un’avversione molto forte verso il provincialismo e il controllo fascista nelle scelte artistiche del paese. Così, quando vengono istituite le leggi razziali, Bontempelli rifiuta la cattedra di Letteratura italiana nell’Università di Firenze. In seguito a questa scelta, l’autore viene espulso dal Partito Nazionale Fascista con l’obbligo di lasciare Roma e non pubblicare suoi scritti per un anno. Solo nel 1939 riprende le collaborazioni con giornali e riviste, cambiando partito e prendendo contatti con l’opposizione comunista.

Alla morte di Mussolini, quando imperversava l’odio reazionario dei fascisti, Bontempelli inizia a ricevere minacce di morte ed è costretto a nascondersi fino alla liberazione di Roma. Negli anni seguenti alla caduta del fascismo, l’autore darà vita ad un periodico settimanale (assieme a Moravia e Savinio) e al Sindacato nazionale degli autori drammatici, cercando di salvaguardare il lavoro dei drammaturghi e scrittori italiani.

Nonostante le sue convinte idee socialiste, Bontempelli è escluso dal Fonte Democratico Popolare a causa del suo passato fascista e questo decreterà una sorta di clausura domestica da cui l’autore non vorrà più uscire. Pubblica il suo ultimo racconto (Idoli) nel 1951 e il suo ultimo libro (L’amante fedele) nel 1953, grazie al quale vince il Premio Strega.