La strada di Cormac McCarthy: sopravvivere in un mondo ridotto in cenere

Se sei un amante del genere narrativo distopico avrai sicuramente già sentito parlare del libro ‘La strada’ di Cormac McCarthy o magari avrai visto in televisione la sua trasposizione cinematografica (The Road) firmata da John Hillcoat. In memoria dell’autore, deceduto recentemente per cause naturali all’età di novant’anni, oggi vi parliamo del libro che gli regalò un meritatissimo Premio Pulitzer nel 2007.

Casa editrice Einaudi, 2014.

Ci troviamo in un mondo post-apocalittico in cui tutto brucia. La natura è morta, grigia e completamente ricoperta di cenere e con sé anche gli animali sono scomparsi. Le ambientazioni di questa storia infatti sono tutte cupe, fredde e desolate.  Non ci è dato sapere quali sono le cause di questo destino planetario ma McCarthy lascia intendere che la terra si è ribellata all’uomo provocando terremoti e incendi.

Nessuna lista di cose da fare. Ogni giornata sufficiente a se stessa. Ogni ora. Non c’è un dopo. Il dopo è già qui. Tutte le cose piene di grazia e bellezza che ci portiamo nel cuore hanno un’origine comune nel dolore. Nascono dal cordoglio e dalle ceneri. Ecco, sussurrò al bambino addormentato. Io ho te.

I protagonisti de libro sono due: un padre e un figlio che, insieme ad un carrello di provviste, percorrono una strada asfaltata diretta verso il mare, a sud, con la speranza di trovare qualcosa. I due, però, non sono gli unici sopravvissuti. La loro non è una passeggiata in un mondo distrutto. Come loro, vagano altre anime affamate in cerca di provviste da saccheggiare, ripari in cui dormire ed esseri viventi da schiavizzare derubare o sacrificare in mancanza di cibo.

Lungo questo viaggio verso il sud lo scenario sarà sempre simile: case ridotte a ruderi, cittadine saccheggiate e bruciate, alberi morti, forti pioggie e neve gelida.

Quando si svegliava in mezzo ai boschi nel buio e nel freddo della notte allungava la mano per toccare il bambino che gli dormiva accanto. Notti più buie del buio e giorni uno più grigio di quello appena passato. Come l’inizio di un freddo glaucoma che offuscava il mondo.

Il potere della scrittura di Cormac McCarthy è totalmente enfatizzata da questo libro. Non ci sono capitoli e non ci sono mete. La storia viene raccontata tutta d’un fiato senza filtri o fronzoli letterari e in maniera asciutta. I dialoghi sono ridotti all’osso, senza punteggiatura e senza soggetti. Non conosciamo neanche i nomi dei nostri protagonisti perché sarebbero superflui, soprattutto in un mondo in cui non ha importanza chi tu sia.

Rimase ad ascoltare lo sgocciolio dell’acqua nei boschi. Era roccia fresca, quella. Freddo e silenzio. Le ceneri del mondo defunto trasportate qua e là nel nulla da lugubri venti terreni. Trascinate, sparpagliate e trascinate di nuovo. Ogni cosa sganciata dal proprio ancoraggio. Sospesa nell’aria cinerea. Sostenuta da un respiro, breve e tremante. Se solo il mio cuore fosse di pietra.

Lo scenario è descritto così egregiamente da riuscire a trasmettere, per tutta la lettura, una sensazione claustrofobica e di ansia. Ogni giorno trascorso in un mondo ridotto a cenere e violenza è un pericolo. Lungo la strada o dentro una casa potrebbe nascondersi una nuova minaccia. Un padre come può davvero proteggere un bambino da un mondo così avverso?

E dopo un po’, nel buio: Ti posso chiedere una cosa?
Sì, certo che puoi.
Tu cosa faresti se io morissi?
Se tu morissi vorrei morire anch’io.
Per poter star con me?
Sì. Per poter stare con te.
Ok.

La strada è un concentrato di paura e angoscia che restituiscono il senso più vero della fame. I protagonisti di questa storia ci insegnano indirettamente la difficoltà della sopravvivenza, della carestia e del freddo. Ci spiegano cosa significa vivere nell’incertezza del domani.

Il padre ci racconta dei suoi incubi notturni, dei suoi flashback di una vita passata nella normalità e del suo costante dubbio se valga la pena ancora vivere o sia più giusto togliere la vita a se stesso e al figlio per donargli dignità e riposo.

Il rapporto padre-figlio che ci viene consegnato è un legame basato sulla sussistenza e per questo ancora più forte e interdipendente. Nell’estrema difficoltà di ciò che stanno vivendo non mancheranno dialoghi profondi, chiacchiere su ricordi passati, abbracci notturni e attimi di gioia.

La strada è un libro crudo, inquietante, angosciante e triste in cui niente è superfluo e tutto è perfettamente in linea con il contesto. Menzionato giustamente tra i 100 classici di nuova generazione che tutti dovrebbero leggere, questo romanzo riuscirà a tenerti svegli* la notte e a ricordarti che è cio che porti dentro a farti rimanere in vita. Tutto il resto è cenere.